Preoccupanti contraddizioni sulla domus aurea

Incredibile come si possa dire tutto e il contrario di tutto su una questione così importante come il controverso restauro della domus aurea: non è un segnale rassicurante per quanti si stanno preoccupando delle sorti di un sito assolutamente straordinario sia dal punto di vista archeologico che ambientale. Leggete questo articolo.
Ma a costare di meno e ad essere meno invasivo non era il progetto della Soprintendenza? Come mai l’ingegner Marchetti, commissario straordinario da sei anni, rovescia la questione in un modo così elementare? E come mai la giornalista del Messaggero non sa che è uscito un articolo, proprio sul suo giornale, in cui si dice esattamente il contrario? E cioè che, stando a quanto dichiarato ai giornali, più volte, dallo stesso Marchetti è il suo progetto a costare circa 50 milioni di euro.
Danilo Maestosi il 19 luglio, sempre sul Messaggero, parla infatti di 50 milioni di euro, mentre il 17 dicembre scorso Raffaella Troli parla di 15 milioni. Sempre nell’articolo di Maestosi del 19 luglio si parla di due ipotesi di intervento, entrambe sperimentali ed entrambe dai “risultati incerti”, una della Soprintendenza, meno invasiva e meno costosa, e una del commissario, che prevede un “sofisticato sistema di palificazione” con il ricorso a mezzi meccanici pesanti; nello stesso articolo si afferma soprattutto che “mai le due alternative sono state presentate e dibattute pubblicamente”.
Rileggetevi, comunque, archiviati su questo blog, in questa sezione del Diario, anche tutti gli altri articoli: Luca del Fra e Vittorio Emiliani, l’Unità del 22 luglio; Francesco Bonazza, Il Secolo XIX 26 agosto; Laura Serloni, Laura Larcan e Carlo Alberto Bucci, la Repubblica 4 dicembre.
Prima dell’articolo della Troli, vi riporto comunque quello di Maestosi per maggiore chiarezza.


Domus Aurea, è polemica sui lavori costosi e rischiosi

Danilo Maestosi
Il Messaggero 19/7/2011

Partono i primi lavori per il risanamento della Domus Aurea, la residenza di Nerone interrata sotto il giardino del Colle Oppio. E si riaccendono subito le polemiche sulle modalità del restauro e sul futuro del monumento, il più grande scrigno di affreschi della Roma imperiale. A scatenarle un intervento del senatore del Pd Andrea Marcucci, autore di un’interrogazione urgente al Ministro della cultura Galan, che contesta il progetto di recupero preparato dal commissario straordinario dell’area Luciano Marchetti, sostenendo che si tratta di un’operazione costosissima e di pura cosmesi, caratterizzata da soluzioni pesanti ed invasive, come l’innesto di quasi cinquanta piloni nelle murature antiche, ascensori per condurre i visitatori al livello sottostante. E’ uno scavo che prevede ingenti mezzi meccanici». Forti i dubbi espressi da Marcucci anche sul costo dell’intervento, circa 50 milioni di euro, e sul reperimento dei fondi, che proverranno non da uno stanziamento ad hoc ma dal serbatoio d’incassi del Colosseo. E alla fine un altolà: fermare tutto prima di provocare danni e attendere il parere della Soprintendenza. Consiglio che il sottosegretario alla cultura Francesco Giro ha respinto, accusando l’autore della polemica di disinformazione, e ribadendo l’intenzione di procedere secondo il programma che aveva annunciato in mattinata, durante un sopralluogo al cantiere. Al suo fianco il commissario Luciano Marchetti che ha spiegato l’iter dei lavori, coperti per ora da uno stanziamento di 10 milioni. «Stiamo procedendo con il consolidamento delle volte. Poi a settembre partirà lo sbancamento del terrapieno del giardino del Colle Oppio che sovrasta l’ala Est del padiglione neroniano. Un sovraccarico di 6 tonnellate di terra al metro quadro che grava sui soffitti dell’edificio e dal quale provengono le infiltrazioni d’acqua che hanno indebolito le volte». La rimozione – promette Marchetti – verrà condotta con molta cautela. Poi scatterà l’operazione di isolamento e impermeabilizzazione. Due le ipotesi. La prima, presentata dallo stesso Marchetti, prevede attraverso un sofisticato sistema di palificazione la realizzazione sopra la volta della Domus Aurea di un’intercapedine di circa tre metri, sulla quale verrà ripristinato il giardino. La seconda, elaborata dalla soprintendenza, punta a una soluzione più morbida: un massetto impermeabile di soli cinquanta centimetri da stendere sopra quello antico d’epoca traianea. Entrambe gli interventi non offrono sicurezza dei risultati. L’idea che sembra farsi strada è di sperimentarli entrambi. Un’approssimazione tutt’altro che rassicurante. Anche perchè mai le due alternative sono state presentate e dibattute pubblicamente.

«Basta con le polemiche, salviamo la Domus Aurea»
Raffaella Troili
il messaggero – Roma 17/12/2011

Sopralluogo del commissario straordinario: crepe e infiltrazioni d’acqua
Marchetti: troveremo l’accordo con la Soprintendenza
«Il nostro progetto costa meno, ed è già sperimentato nella cabina Enel»

«Salviamo la Domus Aurea, basta polemiche». Luciano Marchetti, dal 2006 commissario straordinario della casa d’oro di Nerone replica a quanti – I Municipio e Soprintendenza – definiscono faraonico e invasivo il suo progetto in cui è coinvolto l’archeologo Carandini. La disputa è tra due sperimentazioni in atto nel parco del Colle Oppio, una portata avanti dalla Soprintendenza, l’altra dal commissario. Costi, metodi, materiali. Archeologi, ingegneri si dividono su tutto. Intanto lo scenario che mostra Marchetti è straziante. Crepe, infiltrazioni, ponteggi, un patrimonio che va in rovina, con risorse e forze in campo che non paiono adeguate. «E comunque – rivendica – il nostro progetto costa 15 milioni, quello della Soprintendenza 60». Prima di entrare nella Domus mostra l’ultimo crollo, quello nelle strutture Traianee, area di competenza del Comune e rifugio di barboni, in pieno degrado. Sopra i ponteggi emerge lo strato di terreno di almeno 3 metri che preme sulle volte. «La priorità è metterle in sicurezza, la situazione è drammatica. Rimuovere poi lo strato di terreno esterno e creare un vano intermedio per contenere il microclima. Dove sarà possibile potremo creare dei percorsi lungo il piano superiore, in base a quel che troveremo di bello». Il tempo stringe, comincia a piovere, altri crolli sono in agguato. «Dopo Natale ci metteremo d’accordo per togliere la terra che sovrasta la Domus. Ho chiesto alla direzione generale di nominare un coordinatore tecnico-scientifico per la parte archeologica, dato che dalla Soprintendenza tutto tace». «Intanto stiamo rinforzando le mura, le infiltrazioni d’acqua sono un problema grande». Accompagnato dal direttore dei lavori Vincenzo Angeletti Latini guarda sconsolato le decorazioni a rischio dell’unico posto visibile della facciata della Domus. Stalattiti, funghi, calcare, cispe, buchi veri e propri dovuti a furti. «Dobbiamo far sì che non crolli tutto. Funghi e acqua coprono gli affreschi, a loro penseremo più avanti, ora è bene fissare intonaci e volte». Mattoni fatti a mano ricreano l’atmosfera di un tempo, la sensazione – e Marchetti non nega -è che per un monumento del genere, dove gli affreschi spuntano qua e là ma non possono esser considerati una priorità, la coperta sia sempre corta, che lo stato d’abbandono sia avanzato. «Ho in mente di parlare con il direttore generale e il responsabile della sicurezza per vedere se è possibile una volta a settimana organizzare visite al cantiere per studiosi e appassionati. Per dirimere le polemiche e far vedere la situazione che abbiamo trovato». Dopo aver consolidato le murature sottostanti – nell’area sopra la sala Ottagona – scatterà la rimozione di 3 metri di terrapieno da cui provengono le infiltrazioni a causa del carico di 6 tonnellate di terra al metro quadro che grava sull’edificio. Rimarranno 50 centimetri di manto erboso, quelli che scendendo si trovano all’altezza della sperimentazione della Soprintendenza, che prevede la ricostruzione ex novo delle volte e la realizzazione di un massetto tecnologico da porre sopra il massetto traianeo creando così uno strato di impermeabilizzazione. Diverso il progetto del commissario: creare un’intercapedine di 2 metri e 50 supportata da una struttura in tralicci in acciaio, sulla quale ripristinare il manto erboso. Questo, una volta arrivati sull’esterno dei muri antichi. «Allora collocheremo delle piastre metalliche – spiega Fabrizio Di Marino, direttore del cantiere – sulla parte portante dei muri. I pilastri e la struttura tralicciata in acciaio saranno montati in base alle esigenze. La pavimentazione è da studiare, si avrà l’effetto di un ponte o di una passerella». Centocinquanta i locali da impermeabilizzare. «Nel 2012 credo sia ora di cominciare», ancora Marchetti. «Tante polemiche quando in pratica vogliamo replicare quanto sperimentato dalla Soprintendenza con il vano tecnico della cabina Enel, alle spalle della sala Ottagona». Scendiamo le scalette, entriamo: «C’è una copertura, un pavimento, un tetto – ecco l’architetto Ajmen Herzal, dello studio Croci – Da qui teniamo sotto controllo il clima e potremo valutare cosa succede sotto e cosa sopra, quando andremo a scavare».

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