I miei gatti filosofi..

Ieri ho ricevuto una mail da una mia ex studentessa, Susanna, che si è trasferita in Brasile. Mi racconta come sta e anche che Viola e Maria sono andate a trovarla: un’immagine e una memoria graditissima di un gruppo di giovani sensibili e affettuose come non capita facilmente di trovarne, specialmente in questi ultimi anni di deriva dei sentimenti e della grazia… Susanna era curiosa di sapere come stavano i miei gatti “filosofi” nella nuova casa al Colosseo. Lei li ha conosciuti nel giardino di palazzo Venezia e si è chiesta come si trovassero in un contesto così diverso: dal basso di un grande giardino all’alto di un terrazzo dove lo spazio è più ristretto ma l’aria è limpida e pulita e l’orizzonte è vasto. Cara Susanna, ai gatti piace guardare lontano, come se volessero andare oltre la superficie delle cose. Li vedo spesso che stanno immobili e a lungo osservando qualcosa che a noi umani sfugge: annusano l’aria e socchiudono gli occhi con un’espressione enigmatica. Sono sette ora, dopo che qualcuno se ne è andato in un’altra dimensione: alcuni per malattie, altri, invece, in modo naturale, molto dolcemente. Attila è il più vecchio della tribù attuale, Mio e Mia sono i più giovani, poi ci sono Gino e Pino,la dolce Nina, sempre affettuosa con tutti loro, e la scontrosa Miao. Il loro pelo ora è lucido e morbido mentre prima era ispido e sporco: i gatti si trovano alla stessa altezza dei gas di scarico delle automobili che li avvelenano molto di più di quanto non avvelenino noi. In questo senso mi piace pensare che un terrazzo sia meglio di un giardino, soprattutto se il giardino è quello di Palazzo Venezia, assai poco salubre per la scarsa qualità dell’aria. Nonostante queste considerazioni, certamente li avrei lasciati in quello che era diventato negli anni il “loro” giardino: ma solo se fossi stata convinta che qualcuno si sarebbe occupato di loro con serietà e con amore. Al di là di una curiosa idea di “metterli in sicurezza” (non ho ancora capito cosa si intendesse con questa strana formula burocratica..) non c’era nessuna reale attenzione alla piccola colonia felina che pure, con la sua sola presenza, ha tenuto lontani i topi per tanti anni. Questione di territorio: dove stazionano gatti nessun topo intelligente si accosta. Peccato che i gatti stiano scomparendo dalle piazze, dalle vie, dai giardini storici della nostra vecchia e stanca città: i veri autoctoni romani erano loro prima che le invasioni barbariche – politici insensibili, turisti transumanti – ne cancellassero le tracce. Al Colosseo e al Pantheon non c’è più ombra di gatti. E allora io me li conservo a casa, i mei beneamati, come se fossero dei “beni culturali”. Eccone alcuni: Nina, in cucina, come sempre attenta a osservare e ascoltare, curiosa, ogni cosa; Mio e Gino, che sostano sul davanzale del terrazzo. Presto presenterò anche gli altri quattro “filosofi”.
Nina
Mio e Gino

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