Un intervento di Franco Luccichenti in margine al principio di incertezza…

Spero che la mia assenza protratta non abbia diminuito ulteriormente il numero dei miei venticinque lettori… Non sono ancora sbarcata del tutto sulla terra ferma  – se mai esiste una terra ferma… – e sono tuttora impegnata in un processo di riallineamento molto laborioso. A proposito della instabilità perenne delle cose di questo mondo e del gioco di illusioni in cui noi tutti viviamo avrei molte cose da dire e da raccontare – lo sto facendo nelle nuove storie in parte già abbozzate. L’amico Franco Luccichenti era intervenuto l’estate scorsa su quel particolare modo di essere e di porsi nei confronti del mondo che lui chiama “principio di incertezza”. Un modo che, a suo giudizio, ben si attaglia alla personalità di Claudio Strinati, mio amabile compagno di vita, ben noto agli amici (certo non ai rozzi nemici…) per l’ironia disarmante e il sorriso: le uniche armi che possiede per resistere ai colpi della fortuna… Armi efficaci, vi assicuro.  La riflessione di Franco nasceva dalla presentazione del secondo volume del Mestiere dell’artista e dalla animata discussione che ne era seguita. A qualcuno  la sua argomentazione era sembrata ellittica. ABarbara in particolare, ma anche a Giampaolo. Io stessa gli avevo risposto per chiedergli lumi. Mi era sfuggita però una parte del suo intervento che pubblico ora per quanti avessero ancora la curiosità di andare a fondo della questione. Che non è poca cosa… Mi piacerebbe discutere il concetto di impermanenza che molto mi appassiona.

“L’incertezza può essere strumentale o esistenziale. Nel primo caso, un qualsiasi potere, nell’approssimarsi della soluzione di un problema, azzera tutto perchè con la soluzione svaniscono insieme problema e potere che sull’incertezza si è strutturato.   nel secondo caso (sicuramente quello di Claudio) il principio di incertezza è una forza in qualche modo antagonista al fluire del tempo. Immergersi in un problema e rimanerci, in una sorta di apnea dello spirito, è un modo per dilatare il tempo. Il decisionismo lo brucia, lo contrae, gli eventi si accavallano dissolvendo la naturale linearità che rivela il mondo. Il principio di incertezza permette di attardarsi, di approfondire, di giocare coll’esistere e, giocando, di assorbire alcune profondità altrimenti inaccessibili.”

5 pensieri su “Un intervento di Franco Luccichenti in margine al principio di incertezza…

  1. barbara

    prima di tutto, ancora bentornata dolce Anna. é bello leggerti di nuovo, è sapere che l’approdo appare raggingibile dopo la perigliosa navigazione estiva.
    Grazie per aver “completato” l’intervento di Luccichenti, anche se – come ricorderai – le tue parole in merito alla forte amiciza che vi lega, mi avevano portato a rivedere totalmente l’idea errata che mi ero fatta.
    proprio in relazione all’incertezza…. farei bene a tenerla a mente più spesso, prima di tagliare commenti troppo draconiani.
    un super mega augurio per un porto sicuro e vicino

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  2. giampaolo

    L’incertezza è sempre esistenziale e strumentale contemporaneamente, e non vedo il mondo rivelare una sua linearità.E l’instabilità è perenne, o è una parentesi tra stabilità diverse?Non esiste, questo è vero una stabilità come dire astratta platonica, ma esiste una stabilità di sentimenti, una coscienza del sè, che è diverso dall’io, come scrive Bion, ed è un io multiforme dato dalla storia dalla famiglia, dal vissuto di ognuno insieme, volente o nolente, con gli altri: forse come una cipolla (è ancora Bion a scriverlo)che sfogli, ma mantiene la sua forma.Noi è vero partiamo per la vita con una valigia fatta da altri, ma forse con baratti vendite e acquisti, possiamo farcene una propria. Tutto è mutevole, ma mentre lo viviamo, tutto anche il transeunte è presente e vivo, e anche per quello, volendo o no, siamo a volte di immotivato buonumore, perché viviamo il giorno e la notte, che non dipendono da noi, ma viviamo. Senza illusioni: non si delude solo che non si illude.

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  3. laura rizzo

    mi aggancio alle voci che mi hanno preceduto nel cogliere la barca di anna che ancora una volta ci porta all’avventura.. si, del pensiero, del misurarsi con la tempesta a cui “non si può sempre assistere imperturbabili .. dall’alto di uno scoglio…” che piacere trovare che non siamo soli, e che fecondo arriva il concetto d’incertezza: mi fa pensare al prezioso dono del sapere di non sapere! forma rara del sapere che ci avvicina però all’atto e non all’agire irresponsabile! ci lo insegna Anna quando tiene “con fatica i remi in barca ammainando le vele nell’attesa che gli elementi ostili si quietino e appaia un punto d’approdo” ..questa attesa mi piace.. grazie anna! ci serve a tutti!!

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  4. annarosa

    Riporto alcune riflessioni di Franco in margine al principio di incertezza. Aggiungerò qualche mio pensierino.

    “Leggo solo oggi le considerazioni critiche di Giampaolo sulle mie aggiunte al principio di incertezza. Sono ovviamente lusingato dall’attenzione Vorrei precisare che condivido la tesi di GP che ogni azione ha un aspetto strumentale, ma qualche rara volta non prevale. Intendo questo quando scrivo dell’incertezza di Claudio. Se scrivo un romanzo respirando (ovviamente) la mia azione significativa è (se sono bravo) scrivere, non respirare. Comunque devo contemporaneamente scrivere (aspetto esistenziale) e respirare (aspetto strumentale). Quanto alla linearità del manifestarsi del mondo è il tempo che permette alla realtà di emergere dal futuro possibile. Il tempo tranne che in condizioni fisiche eccezionali (in prossimità di forti campi gravitazionali o viaggiando a velocità prossime a quella della luce) ha un andamento sostanzialmente lineare. Quando scrivo del tempo che permette alle cose di manifestarsi e del suo andamento lineare, intendo il tempo fisico non quello psicologico che segue invece umori e fantasie e a queste si adatta.”

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