Le parole di Valerio Magrelli sull'Archivio segreto

Che passeggiare sia un’arte, lo dimostrano innumerevoli testi letterari. Infatti, anche limitandoci all’epoca moderna, molti scrittori hanno rappresentato il loro girovagare senza meta. Dalle “promenades” in campagna di Rousseau, a quelle parigine di Baudelaire, dai versi giocosi di Aldo Palazzeschi, alle assorte pagine di Robert Walser, il tema della passeggiata ha permeato romanzi e poesie. Eppure resta comunque sorprendente imbattersi in un racconto tutto centrato su un personaggio che se ne va a zonzo, nel centro storico di Roma, senz’altro scopo che quello di inseguire i propri pensieri.

Con “L’archivio segreto” (Oscar Mondadori), Annarosa Mattei descrive appunto una donna che alterna gli appuntamenti con gli amici, al puro piacere di camminare, sola, lungo le strade della sua città. La chiesa di Sant’Ignazio, il Pantheon, l’Aracoeli: in questo andare lieve e zigzagante, appaiono vicoli e piazze che permettono alla protagonista di incontrare l’umanità più varia.

Non solo. Accanto a uomini, donne e ragazzi, ecco infine apparire un gatto parlante. Questa magica figura di iniziato svelerà all’eroina il mistero cui allude il titolo del libro: un tesoro segreto, quell’archivio del mondo che giace da millenni nelle profondità della capitale, racchiudendo l’intera storia dell’umanità… Da un simile viaggio fantastico, la narratrice tornerà talmente turbata, da finire sul cofano di una Smart blu, segno che i nostri giorni mal sopportano qualsiasi forma di fuga visionaria.

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