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In memoria della mia amatissima Nina

Nina, amica mia dolcissima, non ricordo nemmeno come sei arrivata da me, ma certamente eri piccola, dolcissima e amabile, così come sei stata sempre, fino all’ultimo istante della tua vita. Sei stata la più attenta e sensibile creatura che abbia mai conosciuto, capace di intuire e intendere emozioni e stati d’animo,  rasserenare le mie frequenti malinconie con il tuo sguardo enigmatico e profondo, con il tuo particolare e intenso fraseggio di miagolii e mormorii, che non cessavi mai di emettere, come fossi uno strumento musicale animato. Mi mancherai tanto, Nina, mia dolcissima amica. Mi mancherai in ogni momento del giorno. Mi mancherai alla sera soprattutto, quando, come sempre, tergiverso e resisto alla pausa irresistibile del sonno. Ogni notte, per anni, aspettavi che rientrassi e mi invitavi a seguirti per fare insieme una misteriosa, rituale passeggiata, lungo il portico dell’antico Palazzo dove ho trascorso tanti anni della mia vita, camminando tu al passo con me o precedendomi appena, alzando spesso lo sguardo, fissandomi e parlando con me di continuo nel tuo magico linguaggio. Nella nuova casa hai continuato a farlo in altro modo, attendendo il mio rientro sulla soglia, seguendomi per le stanze mentre mi perdevo tra le abitudini che dilazionano l’appuntamento con il sonno, intonando le tue tenere melodie, fino a che non mi convincevi a raggiungere il letto dove ti accoccolavi ai miei piedi e mi accompagnavi nel viaggio notturno che certamente non ti intimoriva. Dolcissima amica, spero di ritrovarti nei giardini di luce in cui certamente ora ti aggiri insieme ai vecchi amici che ti hanno preceduto. Alla piccola Mia, soprattutto, che ha tanto sofferto prima di andarsene, che amavi molto e che hai a lungo cercato quando ormai non c’era più. Dormirò sempre ogni notte in tua compagnia, dolcissima Nina, senza temere più l’attraversamento di cui forse mi davi la chiave segreta per aprire le porte che introducono in un altro mondo a te ben noto.

La presentazione di sabato 16 giugno a Montemerano

In questi ultimi anni, per chi scrive, è diventato vitale e necessario presentare i libri, non solo una volta, due o tre, come accadeva prima, ma più volte e in molti luoghi diversi, perché resti viva l’attenzione dei lettori e dei librai. Gli incontri sono sempre interessanti e coinvolgenti perché accade spesso che gli interventi del pubblico aggiungano riflessioni e nuovi spunti alla storia a cui chi scrive ha cercato di dare forma. Accade che in qualche occasione ci siano poche persone mentre in altre capita che ci sia un pubblico numeroso, attento e coinvolto. Sabato scorso, a Montemerano,  l’incontro sull’inesauribile tema dell’ “enigma d’amore” nella Biblioteca di Storia dell’Arte, organizzata e promossa dagli eccellenti e infaticabili organizzatori di eventi culturali, Marilena Pasquali e Giancarlo De Maria, è stato una vera e piacevole esperienza  di immersione in una realtà locale, ricca di storia, bellezza e partecipazione. Claudio Strinati, come è suo solito ha esplorato da par suo il tema d’amore, e l’editore, Alessandro Orlandi, gli ha fatto seguito in modo altrettanto efficace. E poi è toccato a me di interloquire con un pubblico certamente ‘intendente’ come pochi altri che mi era capitato di incontrare, per dirla con i miei amati antichi poeti. Certamente è bello fare un’inchiesta, portare avanti una ricerca che appassiona, scriverne ogni giorno, come una formica letteraria, finché non si decide di arrivare a un punto comunque sempre provvisorio di compiutezza. Ma è più bello ancora quando la ricerca prende vita nel confronto e nel dialogo aperto con altri sensibili cultori degli stessi temi, per procedere insieme lungo un cammino di consapevolezza. Grazie ad amici sapienti e preziosi, intervenuti all’incontro di Montemerano, come Maria Vittoria Marini Clarelli e Filoreto D’Agostino. Grazie a Simona Carratelli e a Francesco Bernardini, giovani professionisti, ritrovati casualmente nella bella Maremma toscana, dove vivono e lavorano felicemente.

È ancora tempo di parlare d’amore? A Napoli, 5 giugno, Casa Ascione; a Roma, 6 giugno, Harmonia mundi

Care amiche e amici, forse non è più questo il tempo adatto per parlare di libri e lettura, men che meno dell’antico discorso d’amore. O forse invece lo è più che mai, nella perplessità in cui oggi siamo sospesi. Torniamo ancora a parlare di civiltà del dialogo, di desiderio d’amore, di bellezza e sapienza, care amiche e amici. Vi aspetto a Napoli martedì 5, alle ore 18, a casa Ascione. Il giorno dopo a Roma, in via dei Santi Quattro 26, alle ore 19, nella sede dell’associazione culturale Harmonia Mundi (che vi chiede un’iscrizione online https://www.harmonia-mundi.it/eventi/lenigma-damore_2018-06-06 ). Più che mai è tempo, ora, di ricordare la centralità della cultura, del suo essere fondamento, e non sovrastruttura, di un progetto politico volto a ricostruire  una società destabilizzata e moralmente depressa. In un momento critico della nostra storia – una storia assai breve come stato unitario, lunghissima come nazione e cultura – è più che mai necessario, care amiche e amici, ricordare quelle grandi civiltà che hanno impostato la loro azione politica sull’amore per la conoscenza e il libero pensiero, sul rispetto per le diversità, sul dialogo paritario tra l’uomo e la donna. Torniamo, allora, a parlare della civiltà occitanica, delle donne e degli uomini dell’antica Aquitania, che tanto hanno segnato la cultura europea, soprattutto la nostra, imprimendo su di essa un indelebile segno di libertà, mai dimenticato, neanche nei momenti più oscuri, ma certamente mai più espresso nei modi originari. Una libertà vera e vissuta, per cui ogni individuo, uomo o donna che fosse, poteva distinguersi ed eccellere per la sua formazione culturale, non per la sua nascita, per il suo potere o per la sua ricchezza. Immagino che in tanti siamo preoccupati per quanto accade. Immagino che siamo certamente stanchi della cattiva informazione, dell’ipocrisia opportunistica malcelata, dei seminatori di discordia che invitano le piazze all’odio, alla rivalsa, allo scontro. Leggere non è dimenticare il proprio tempo difficile, ma ricordare la magnifica tradizione culturale che sostiene il nostro essere nel mondo, consapevoli, vigili e attivi.

 

 

Ascona, Eranos, 19 gennaio: immagini e ricordi di luoghi magici e di una giornata particolare

 

 

 

 

 

Trovo solo oggi il tempo di raccontare una splendida giornata di un mese e mezzo fa. Mi basteranno appena una memoria fotografica e poche note di cronaca per cercare di ricordare il giorno di Venerdì 19 gennaio, ad Ascona, in Canton Ticino, sulle sponde svizzere del lago Maggiore, nei pressi di Monte Verità. Ricordo bene il cielo limpido e azzurro, l’aria pulita, fredda e tonificante. Prima della presentazione del mio libro, L’enigma d’amore nell’occidente medievale, prevista nell’Aula Magna dell’antico Collegio Papio, i nostri ospiti ci guidarono nei luoghi molto speciali, che hanno creato il meraviglioso incanto di un angolo di mondo dotato di un’aura particolare. Claudio e io, Alessandro Orlandi, Carlo Laurenti, Pino Bianco (primo ideatore dell’iniziativa), Franco Cardini, visitammo in amabile compagnia la cosiddetta “Casa Gabriella”, dove Olga Frobe-Kapteyn (1881-1962), appassionata di studi platonici, avviò una scuola di ricerca spirituale, a partire dal 1933, dando vita ai celebri Colloqui di Eranos, ai quali furono invitati a partecipare i sapienti e gli studiosi più illuminati dell’epoca. Eravamo accompagnati dai vari responsabili dell’evento, previsto per il tardo pomeriggio, incentrato sul mio libro e sulla discussione intorno al tema d’amore: Claudio Metzger, che dell’evento era stato il promotore, come membro del consiglio di amministrazione della Eranos Foundation, Fabio Merlini e Riccardo Bernardini, presidente e segretario scientifico della Fondazione, i fratelli Boga, che con la Boga Foundation avevano sponsorizzato la manifestazione. Ammirati da tanta bellezza, ricordo che discendemmo con circospezione lungo i tortuosi e impervi sentieri del giardino scosceso, ricco di canneti, fino alle rive verdi, ricoperte di fitta vegetazione, che si immergevano e si rispecchiavano nelle acque limpide del Lago Maggiore. Un’esperienza di totale immersione in una atmosfera carica di memorie, di voci, di presenze di tempi lontani e sempre presenti. Ricordo bene la meravigliosa qualità dell’aria, gli interni semplici e luminosi della “Casa Gabriella”, le stanze per gli ospiti, la biblioteca, la sala degli incontri, in cui ogni anno, per anni, si ripeterono i Colloqui tra uomini illustri, come Carl Gustav Jung, Martin Buber, Mircea Eliade, Kàroly Kerènyi, James Hillman e molti altri. All’esterno, il tavolo tondo, intorno al quale gli studiosi discutevano e discutevano, ritrovandosi sempre, al rinnovo della bella stagione, come in un rito, come ispirati da un misterioso e antico genius loci, capace di mettere in silenzio il rumore molesto del presente, del male, della storia, allora, come ora, minacciosi e pressanti.

Dopo essere stati accompagnati al Collegio Papio e averne visitato gli ambienti, l’antica Chiesa soprattutto, dove sono conservate e curate le preziose tracce artistiche del passato, ricordo bene il nostro ingresso, alle 18,30 nell’Aula Magna del Collegio, dove si sarebbe svolta la nostra conversazione sul tema d’amore. Mi sembrò vasta e semivuota, in modo preoccupante, all’inizio, appena entrati. Ricordo bene, però, come il cuore mi si aprì quando in pochi minuti la vidi riempirsi di un pubblico attento e coinvolto, che, alla fine, sembrava non volesse più andar via.

Le immagini della cena conviviale, conclusiva, in una grande sala del Collegio, credo che suggellino in modo efficace le emozioni e l’intensità di una giornata assolutamente fuori dall’ordinario. L’indomani mattina, in compagnia degli amabili Sira e Claudio Metzger, ancora fummo immersi, tutti noi, nell’aria e nei colori di un angolo del nostro pianeta, memore certamente di antiche divinità, che forse ancora lo frequentano.