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Architetti e ingegneri intervengono sulla domus aurea (e sui giardini di Colle Oppio)

ore 20.00 | lunedì 2 aprile 2012
ACER – via di Villa Patrizi 11, Roma
Architettura Contemporanea e Archeologia

saluti di Luca Zevi Presidente IN/ARCH Lazio
introduce e coordina Massimo Locci Giunta Nazionale IN/ARCH
presentazione del progetto d’intervento sulla Domus Aurea
Luciano Marchetti Commissario Delegato
Giorgio Croci Consulente per gli aspetti strutturali
ne discutono
Gianni Bulian Comitato Scientifico dell’IN/ARCH Lazio
Claudio Presta Direttore di Prospettive Edizioni
sono stati invitati
Mariarosaria Barbera Soprintendente Speciale Beni Archeologici di Roma
Gisella Capponi Direttore Istituto Superiore Conservazione Restauro

Avviata l'opera di distruzione della domus aurea e dei giardini di Colle Oppio

I nuovo barbari ora si chiamano “commissari” e sono legittimati a procedere senza alcuna reale competenza e al di fuori di qualunque regola. Chiunque abbia a cuore la città e il suo inestimabile patrimonio artistico e storico è chiamato a intervenire per segnalare gli abusi di potere ed evitare la devastazione definitiva di un’intera area archeologica e di un giardino di inestimabile bellezza.

Domus Aurea, il cantiere della discordia. “Un´opera da megalomani e pericolosa”
Carlo Alberto Bucci – Laura Larcan

La Repubblica – Roma 4/12/2011

La Soprintendenza contesta il progetto da 50 milioni del Commissario
Nei giardini è già stata montata la struttura per avviare il primo scavo
Sarà portato alla luce il secondo livello. Ed è prevista una copertura provvisoria

Scontro sul piano di salvataggio della Domus Aurea. Questo mese partono i lavori voluti dal commissario delegato del Ministero per i Beni culturali. Ma la Soprintendenza archeologica ha dato il suo parere negativo al via. Eppure ponteggi, recinzioni e container sono stati già piazzati sul prato di Colle Oppio. All´ombra della complessa operazione di restauro della Casa di Nerone, chiusa da sei anni per i crolli e le rovinose infiltrazioni d´acqua, continua a consumarsi il braccio di ferro tra la Soprintendenza e il commissario delegato per la sicurezza Luciano Marchetti per l´approvazione definitiva del progetto “guida”.
Ai blocchi di partenza sono proprio i lavori di dissodamento dei giardini del Colle Oppio, in corrispondenza della famosa Sala Ottagona, che dovrebbero gettare le basi per il progetto curato dal commissario Marchetti insieme ad Andrea Carandini, la cosiddetta “struttura sperimentale reticolare”, che prevede la rimozione del terrapieno che grava pesantemente sulle strutture antiche sottostanti, svelando nuovi ambienti mai visti, ossia il secondo livello della Domus Aurea, e dotandoli di una nuova copertura stabile. Un progetto tanto innovativo quanto oneroso (che costa tra i 45 e i 50 milioni di euro) alternativo a quello più classico della Soprintendenza (costo 15 milioni) che l´ha subito giudicato “troppo faraonico, inutile e pericoloso per il monumento”. L´ambizione del progetto Marchetti-Carandini deve fare però i conti con i comitati congiunti di settore, archeologici e architettonici, del Ministero per i beni culturali, che non hanno ancora espresso un´approvazione ufficiale. «Noi intanto prepariamo lo scavo – racconta il direttore dei lavori del cantiere del Commissario Vincenzo Angeletti Labini – stiamo predisponendo tutto quello che occorre per avviare nei prossimi giorni la prima fase del progetto, vale a dire il primo intervento di scavo sul Colle Oppio, finalizzato alla realizzazione di una copertura provvisoria. Si tratta di una struttura esterna dotata di materiale isolante che protegga l´area dalle piogge e dagli sbalzi di temperatura». L´area dei giardini del Colle Oppio è stata recintata: «I lavori riguarderanno l´estremità orientale, l´ala est a partire dalla Sala Ottagona, estendendosi per circa sette o otto ambienti», avverte Angeletti, che sottolinea: «Attendiamo a breve il parere dei comitati tecnici congiunti per predisporre la fase esecutiva dei lavori».
Un´approvazione che, però, stenta ad arrivare a fronte di una riunione tecnica che si è svolta già a luglio scorso, quando il direttore generale per le antichità Luigi Malnati aveva stabilito che per portare avanti uno dei due progetti bisognava attendere il parere dei comitati. Il ritardo lascia presupporre un aperto contrasto. «Se i comitati scientifici esprimeranno ora un parere contrario, opteremo per una soluzione di alleggerimento del terrapieno, con un cosiddetto vuoto tecnico, un´intercapedine sottostante i giardini». Soluzione che sembra collimare in extremis col progetto della Soprintendenza, messo a punto per l´ala ovest della Domus Aurea, puntando ad un “massetto tecnologico” impermeabile, e valorizzando le Terme di Traiano in funzione del disegno dei giardini. Forse è la preoccupazione per l´incombere della stagione del maltempo, fatto sta che il commissario si affretta ad aprire un cantiere senza l´approvazione dei comitati tecnici, né della Soprintendenza guidata da Anna Maria Moretti al cui «no» Marchetti ha risposto presentando un «via libera» rilasciato però – sottolineano a palazzo Massimo – ai tempi di Bottini (2005-2010) «ma per un diverso progetto»

Vittorio Emiliani e Luca Del Fra sulla Domus Aurea

LA REGOLA D’ORO? PIÙ KOLOSSAL È L’APPALTO, MEGLIO È

di Vittorio Emiliani

l Ministero per i Beni Culturali agonizza per mancanza di risorse, di tecnici, di custodi? Niente paura. Il sottosegretario Francesco Giro – che si è fatto una fama (pensate un po’) durante la latitanza di Sandro Bondi – sostiene il costosissimo progetto di risanamento della Domus Aurea del suo quinquennale commissario, sinora a secco di risultati, ingegner Luciano Marchetti. Sono 35-50 milioni. Da pescare nel solito «tesoro» degli incassi del Colosseo. Che però, per una parte, alimentano il vastissimo bacino archeologico Roma-Ostia. Al quale – notizia di ieri – sono stati sottratti, con un colpo di mano, 5 milioni di euro per esso vitali e che rientrano in un bilancio da approvare, al massimo, entro marzo e che a fine luglio non lo è ancora. Andranno a coprire i debiti del Polo Museale di Napoli… Quello dell’ingegner Marchetti, commissario senza risultati, dal 2006, è un progetto «pesante» (acciaio+cemento). Dall’esito certo? No. Si sa però che installerà nella Domus neroniana, o marchettiana, ben tre ascensori, speciale passione dell’«ingegnere». Suo è quello che da tutta Roma si «ammira», e si maledice, in cima al Vittoriano. Al suo costosissimo progetto se ne contrappone uno della Soprintendenza, più soft e meno costoso, ovviamente. Ma il sottosegretario Giro non ci sta, vuole «chello ca costa ‘e cchiù», forse per passare alla storia. Una volta, nell’Italia dei beni culturali vigevano almeno criteri di dirittura morale e di efficienza tecnica (in Tangentopoli non ci fu un solo Soprintendente inquisito). Ora, da una parte il Ministero agonizza e dall’altra si varano appalti kolossal. Più kolossal è l’appalto, meglio è.
Ecco la regola. Aurea, è il caso di dirlo. Il grottesco è senza fine. Dal 2006 la Domus Aurea è commissariata con Marchetti. Dal 2009 lo è pure l’intera area archeologica Roma-Ostia, prima con Guido Bertolaso e poi con Roberto Cecchi che è pure il segretario generale del MiBAC.
Chi è che ora ha spostato 5 milioni di euro dall’archeologia di Roma-Ostia ai Musei di Napoli? Lo stesso Cecchi, immagino. Che, in veste di segretario generale, toglie quella cifra importantissima dalla
matrioska Cecchi commissario per l’archeologia romana. Si sperava che il nuovo ministro, Giancarlo Galan, sciogliesse il groviglio, congedando chi aveva avuto – all’Aquila o altrove – rapporti con Angelo Balducci leader della famigerata «cricca». Nulla di tutto ciò. Ognuno resta dov’è. Semmai sono gli uomini di Galan a restare fuori. Giorni fa, nel cuore di Roma, mi si è materializzato davanti, di colpo, il direttore generale che tanto criticammo anni fa, Francesco Sisinni. Mi ha chiesto secco: «Mi rimpiangete, eh?» E sorrideva, vendicativo e soddisfatto. Già, chi l’avrebbe mai immaginato?

L’Unità 22.07.11

Altro che restauri, l’acciaio incombe sulla Domus Aurea

di Luca Del Fra

La residenza di Nerone, chiusa dal 2005, va in rovina. Un progetto del commissario Marchetti e dei Beni Culturali prevede 45 pali conficcati tra gli affreschi per reggere un «tetto», 3 ascensori e un museo pensile. La damnatio memoriae rischia di abbattersi nuovamente sulla Domus Aurea di Nerone: se negli anni successivi al suicidio dell’imperatore avvenuto nel 68 d.C. per dimenticarlo i suoi concittadini ne sotterrarono la reggia, stavolta a sommergerla rischia di essere una colata di metallo. È quanto prevede il nuovo progetto di restauro, che porta la firma del commissario Luciano Marchetti e lo sponsor politico del sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Maria Giro (PdL): ben 45 pali d’acciaio confitti nella carne viva delle antiche vestigia, la presenza di tre ascensori e addirittura un museo pensile. Uno stupro archeologico o, se volete, un progetto in stile Las Vegas, dai costi altissimi e non risolutivo dei problemi che hanno portato alla chiusura e al commissariamento del monumento.
Dopo 19 secoli di interramento la Domus è riaperta nel 1999 grazie a uno scavo dal basso, senza alleggerire la collina sopra l’edificio che, svuotato, non è più in grado di sostenerla. L’incongruità strutturale è nota ma si pensa di aprire ai visitatori e in breve di avviare i lavori di alleggerimento, da allora però i cantieri restano chiusi. Presto la legge di gravità e le intemperie bussano alla reggia neroniana, che nel 2005 viene chiusa per le infiltrazioni d’acqua e gli evidenti segni di cedimento.
L’anno dopo l’allora ministro dei Beni Culturali Rutelli commissaria la Domus affidandola alle cure di Marchetti: scelta forse non lungimirante, già direttore regionale in pensione, il commissario comparirà nella lista Anemone, dice di stimare Angelo Balducci, è lambito dallo scandalo della ristrutturazione con fondi Arcus del palazzo di Propaganda Fide a piazza di Spagna – in cui compare la compagna Francesca Nannelli –, e vive al centro storico di Roma in una casa presa in affitto proprio da Propaganda Fide.
Ma il compito di Marchetti appare in discesa: nel 2007 è pronto un progetto del Ministero, approvato da soprintendenze e comitati, che risponde agli obiettivi del commissariamento: «l’eliminazione di situazioni di pericolo per le cose e le persone». Costo 15 milioni di euro, che vengono anche stanziati. Benché nel giugno 2009 con il solito trionfalismo Giro annunci il progetto appaltato, in un mese l’inizio dei lavori e in due anni l’apertura del sito, l’unica cosa evidente è il crollo nel 2010 di una parte del complesso, la galleria Traianea. Nel 2011 invece della riapertura Marchetti porta una troupe del Tg3 nella Domus e senza volerlo ammette il suo fallimento: dichiara che lì dentro piove ancora e le immagini mostrano lo scorrere dell’acqua sugli affreschi. Negli stessi giorni il direttore per le antichità del Ministero, Luigi Malnati, sottolinea che delle 150 stanze solo 2 sono state impermeabilizzate. Siamo a 5 anni dall’inizio del commissariamento: a questo ritmo vorticoso l’impermeabilizzazione durerà 370 anni. La débâcle del commissario è funzionale a soddisfare appetiti e voglia di visibilità: ecco la nuova mirabilia, con 45 pali d’acciaio infilzati nella Domus per sorreggere una copertura, poi ben 3 ascensori, vecchia mania di Marchetti, che da direttore regionale ne ha piazzato uno al Vittoriano causando non poche polemiche poiché sbuca ben oltre il tetto del monumento. Giro già da tempo parla ed esalta il progetto e il 14 luglio assieme a Marchetti dichiara che è cosa fatta, aggiungendo un museo pensile, ma alla stampa non sono presentate planimetrie o simulazioni dell’impatto. Poco importa se tra i compiti del commissariamento non compaiano né coperture, né musei pensili, né ascensori, e dunque Marchetti non avrebbe mandato per realizzarli: il capolavoro siderurgico costerà tra i 35 e i 50 milioni di euro, con un incremento di spesa del 300%. Il tutto avviene prima che la soprintendenza e i comitati ecnico-scientifici del Ministero abbiano espresso il loro vincolante parere, in un chiaro tentativo di forzargli la mano.
Si è scatenata un’aspra polemica col Pd in prima linea: per il senatore Marcucci è «un progetto invasivo da apprendisti stregoni» e presentato un’interrogazione parlamentare, mentre per il coordinatore del settore cultura del Pd Matteo Orfini: «La Domus Aurea è l’ultimo di una serie di scempi perpetrati durante il governo Berlusconi. Per Pompei il ministero aveva garantito risultati inesistenti, è finita nel dramma e nel discredito internazionale».
Nei giorni scorsi con cautela la soprintendenza ha sottolineato come il nuovo progetto non abbia sufficienti consolidamenti e dà via libera solo ai lavori compresi nel primo progetto, rimandando ai pareri dei comitati tecnico scientifici, dove molti prevedono scontri gladiatori. Piuttosto che la salvezza della Domus Aurea, per ora ha prevalso la voglia di appalto – che in regime commissariale avviene senza bando, in stile Protezione civile. Stile che Marchetti conosce bene come vicecommissario per la ricostruzione di l’Aquila con deleghe ai Beni Culturali.

L’Unità 22.07.11

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Ancora su Colle Oppio e il Celio…

Pubblico sul blog questo scritto che avevo inviato, tempo fa, al sito di Margherita D’Amico (www.ilrespiro.eu). Mi è venuto in mente che a volte repetita iuvant… Chissà che non leggano questo intervento i mei soliti venticinque lettori… Chissà che alcuni di loro non si impegnino a diffonderlo per far conoscere il problema… Chissà chissà… Chissà che la crisi finanziaria non blocchi le spese dissennate previste per distruggere sia il parco che i resti della domus aurea… Chissà che una parola in più non induca qualche potente incompetente a una maggiore riflessione sugli interventi da fare in uno dei luoghi più magici della città… Sarebbero sempre da evitare gli atteggiamenti estremi che distinguono un problema dall’altro: il verde cittadino dall’archeologia, per esempio (un Corrado Ricci inorridirebbe solo a pensarlo…). Non avete notato quanto è malinconico e brutto il Circo Massimo da quando un archeologo talebano decise di radere al suolo la macchia verde che lo abbelliva? Cosa resterebbe del fascino del Palatino se ne abbattessimo gli storici giardini? E che ne vogliamo fare allora del mirabile giardino che occupa il basamento del tempio di Claudio proprio sopra al Colosseo? La lista sarebbe infinita… Ma forse conoscere il problema, accorgersene, può rallentare la barbarie distruttiva dei nostri tempi..

I giardini di Colle Oppio, i gatti del Colosseo e la Casa del Popolo …

Un pezzo dei giardini di Colle Oppio è franato lasciando a vista una galleria utilizzata dal Comune come deposito di reperti di scavo. L’ambiente non fa parte della Domus aurea, che non è coinvolta nel crollo, ma risale all’età traianea, quando l’interramento della reggia di Nerone venne portato a compimento per edificare le Terme ancora oggi visibili in superficie. Il timore di cedimenti improvvisi di altre parti potrebbe ora accelerare gli interventi straordinari programmati da anni: con il rischio, però, di risolvere frettolosamente il problema della conservazione dei resti archeologici unitamente al verde che li ricopre. E così, passeggiando nei quieti giardini, pini, lecci, cipressi, oleandri, palme, rose, mirti e allori, sembrano in attesa di conoscere la loro prossima sorte.
Visitando la Domus Aurea qualche anno fa sentii dire da una giovane archeologa che la conservazione di quei vasti ambienti sotterranei era seriamente compromessa dall’umidità: andavano svanendo pian piano tutti i celebri affreschi che gli artisti del Cinquecento avevano copiato nei loro taccuini, calandosi avventurosamente nelle grotte con le torce attraverso stretti cunicoli. Ci fece vedere una stanza che era stata chiusa ermeticamente nel tentativo di isolarla dall’acqua: guardando all’interno da una spece di oblò si poteva constatare la totale inutilità dell’intervento. “L’unica cosa da fare per risolvere definitivamente il problema” – disse tranquillamente – “sarebbe quella di eliminare le piante e gli alberi del giardino sovrastante..”. “ Come? Che intende dire? Ho capito bene?” – chiesi senza aspettare che finisse – “Sta parlando dei giardini di Colle Oppio?”. “Certo… Ovvio.” – rispose – Le radici degli alberi sono un vero problema… La Domus Aurea dovrebbe essere totalmente liberata al di sopra…”. “Cioè? Liberata al di sopra? e come..?” – chiesi di nuovo io – “Intende dire forse che andrebbe ricoperta con una bella colata di cemento?” “In un certo senso sì…” – replicò lei imperturbabile – “c’è un progetto in tal senso… è già approvato anzi… sarebbe l’unico modo di isolarla dall’umidità..”. “Ma lei lo sa che i giardini di Colle Oppio sono stati progettati da De Vico? che sono giardini storici…?” – provai a interloquire ancora – “Roba vecchia e superata… tutto sbagliato quel disegno…” – aggiunse lei rivolgendosi agli altri visitatori, che non sembravano minimamente preoccupati della sorte dei prati, degli alberi e delle piante che vegetavano inconsapevoli e vivi al di sopra delle loro teste.
A dire il vero, nel progetto di restauro, oltre agli interventi di impermeabilizzazione e recupero sarebbe previsto uno studio delle specie vegetali compatibili con il nuovo assetto cementizio, ma è forte il dubbio che la conservazione del verde sia del tutto secondaria rispetto a quella dei beni archeologici: prova ne è il trattamento subito dal giardino di via dei Fori Imperiali di cui, dopo uno scavo decennale, è rimasto solo il malinconico ricordo di qualche pino isolato.
Da bambina andavo spesso a giocare con i gatti nei giardini di Colle Oppio e guardavo dentro i pozzi di aerazione immaginando, affascinata, che in quei misteriosi spazi sotterranei si celassero dei tesori. Quando da grande seppi che lì sotto un tempo c’era stata la casa di Nerone, fantasticavo ancora sulla sorte dell’imperatore esteta: integralmente rimosso il suo progetto di città ideale, cancellati i suoi sogni di artista, i suoi successori lo avevano condannato all’oblio interrando proprio la sua splendida casa dorata, costruendoci sopra delle terme, edificando un anfiteatro al posto del lago e della statua monumentale che doveva celebrarne la memoria per i posteri…
La storia antica, gli alberi e le piante che vi crescevano sopra, i gatti che ne popolavano indisturbati le rovine… un’unica immagine di insieme, gioiosa, della mia infanzia romana. Che Romeo fosse il nome di un gatto del Colosseo per me, allora, era una certezza. Scendendo dai giardini e girando intorno all’immensa massa con il naso all’aria abbassavo lo sguardo quando avvertivo un leggero contatto sulle gambe: mi chinavo per una carezza… ed ecco allora sbucare tra le arcate tanti altri spavaldi “romei”, piccoli e grandi, neri, bianchi, rossi e a strisce… Fino a qualche anno fa a una certa ora del pomeriggio compariva una signora che, trascinando con sé un carrello carico di cibarie – il tutto autorizzato dal comune – li chiamava a raccolta per accudirli e nutrirli…
Ora il Colosseo è assediato da eserciti di gladiatori e di turisti, ogni varco è chiuso da tubi innocenti e da fitte reti e i gatti sono spariti: anzi, a dire il vero, non se ne vedono più né nei giardini di Colle Oppio, né in tutto il Celio. Qualcuno ancora si aggira titubante nel rione, tra i pochi cortili accessibili e le sparse, polverose tracce di verde, sostando speranzoso davanti all’ambulatorio del veterinario gattofilo di via Annia. L’ampio spazio tra la via e l’ospedale militare, infestato per mezzo secolo da insediamenti abusivi, sterpaglia e rovine e riconquistato con una azione di forza dalla passata giunta comunale, dopo essere stato trasformato in un giardino è di nuovo abbandonato a se stesso: il prato e le poche piante stentano, i quattro gatti del rione lo evitano. Anche la vecchia alberata di via Claudia è stata sostituita da esili pianticelle, così come è stata tagliata la storica quercia di via dei Querceti (il Celio anticamente era chiamato anche Querquetulanus per i querceti che lo ricoprivano) e sono stati eliminati molti degli aranci disposti agli incroci di via Celimontana perché disturbavano i tavolini e i parcheggi selvaggi. Solo a ridosso della palazzina dei carabinieri una nobile schiera di palme resiste, sia pur costretta in enormi vasi anziché in piena terra.
Anche nel grande spazio interno della cosiddetta Casa del Popolo, tra via Capo d’Africa e via Marc’Aurelio, quello che un tempo era un giardino frequentato da umani e popolato da una felice colonia di gatti si è trasformato in uno slargo terroso parzialmente occupato da cantieri dismessi. La Casa del Popolo – quasi 1.700 mq di superficie – inaugurata nel 1906, più di cento anni fa, all’epoca luogo vivissimo di incontri, di attività politiche, culturali e ricreative dei cittadini romani, fu confiscata durante il fascismo, occupata dagli sfollati di san Lorenzo nel 1945, murata nel 1955, occupata negli ultimi anni da centri sociali di sinistra e di destra, fino all’ultimo sgombero da parte della Regione che la consegnò al Comune perché ne facesse buon uso. I lavori avviati con il restauro della facciata, la sistemazione dei tetti e dei solai, non sono mai terminati. L’ingresso dalla parte di via Capo d’Africa è sempre murato e quello che un tempo era un ridente giardino interno ora langue deserto sotto lo sguardo di una statua derelitta.

Il destino di Colle Oppio..

C’è da allarmarsi sullo stato di salute dei nostri monumenti quando si legge dei crolli: delle mura aureliane, del Palatino, della Domus aurea… I media naturalmente amplificano la notizia che viene distorta ed esagerata. Non è crollata la Domus aurea ma solo una galleria di età traianea che il Comune usava come deposito di reperti di scavo. Mi preoccupano di più al momento gli interventi possibili e imminenti, che potrebbero essere drastici e irriflessivi, decisi sull’onda emozionale. Che ne sarà ora dei giardini di Colle Oppio? Il loro smantellamento, auspicato da tempo dagli archeologi integralisti attuali, in realtà è stato già programmato e, se viene ritardato, è solo per lentezze burocratiche, per conflitti di competenza, per difetto di volontà. Non mancherebbero i fondi, ma per fortuna gli innocenti giardini ancora sopravvivono – forse per poco… – perché somme ingenti sono state puntualmente sperperate in prebende e incarichi tanto altisonanti quanto inutili. Che ne sarà dunque del verde di Colle Oppio ora che i fari mediatici sono puntati su una modesta frana che potrebbe essere riparata in breve tempo? Se avete voglia di leggere qualcosa di più sul destino del verde di un’area segnata da ben altri interventi fino a cento anni fa leggete un mio intervento sul bel sito di Margherita D’Amico www.ilrespiro.eu. Ne riparliamo ancora nei giorni prossimi allargando il discorso dalla lett(erat)ura dei libri alla lettura di questa nostra magica città che è veramente un Archivio segreto per chi ne sa leggere e interpretare gli strati di senso oltre che schedare le pietre…