Archivi autore: Anna Mattei

Informazioni su Anna Mattei

Anna (Annarosa) Mattei vive a Roma dove ha fatto i suoi studi e tuttora svolge le sue attività. Il tema medievale dell’amor cortese, le figure del simbolo e dell’allegoria, l’estetismo e la poesia liberty, il primo romanticismo, il romanzo e la poesia del Novecento, sono tra i percorsi principali della sua ricerca. Si è sempre occupata, in tal senso, di teoria della letteratura e della lettura, sia come studiosa che come docente, pubblicando libri e saggi. Con il nome di ‘Annarosa’ Mattei ha firmato i suoi primi due romanzi, Una ragazza che è stata mia madre, 2005; L’archivio segreto, 2008, entrambi editi negli Oscar Mondadori. Il terzo, pubblicato a dicembre 2013 si intitola Il sonno del Reame.

È ancora tempo di parlare d’amore? A Napoli, 5 giugno, Casa Ascione; a Roma, 6 giugno, Harmonia mundi

Care amiche e amici, forse non è più questo il tempo adatto per parlare di libri e lettura, men che meno dell’antico discorso d’amore. O forse invece lo è più che mai, nella perplessità in cui oggi siamo sospesi. Torniamo ancora a parlare di civiltà del dialogo, di desiderio d’amore, di bellezza e sapienza, care amiche e amici. Vi aspetto a Napoli martedì 5, alle ore 18, a casa Ascione. Il giorno dopo a Roma, in via dei Santi Quattro 26, alle ore 19, nella sede dell’associazione culturale Harmonia Mundi (che vi chiede un’iscrizione online https://www.harmonia-mundi.it/eventi/lenigma-damore_2018-06-06 ). Più che mai è tempo, ora, di ricordare la centralità della cultura, del suo essere fondamento, e non sovrastruttura, di un progetto politico volto a ricostruire  una società destabilizzata e moralmente depressa. In un momento critico della nostra storia – una storia assai breve come stato unitario, lunghissima come nazione e cultura – è più che mai necessario, care amiche e amici, ricordare quelle grandi civiltà che hanno impostato la loro azione politica sull’amore per la conoscenza e il libero pensiero, sul rispetto per le diversità, sul dialogo paritario tra l’uomo e la donna. Torniamo, allora, a parlare della civiltà occitanica, delle donne e degli uomini dell’antica Aquitania, che tanto hanno segnato la cultura europea, soprattutto la nostra, imprimendo su di essa un indelebile segno di libertà, mai dimenticato, neanche nei momenti più oscuri, ma certamente mai più espresso nei modi originari. Una libertà vera e vissuta, per cui ogni individuo, uomo o donna che fosse, poteva distinguersi ed eccellere per la sua formazione culturale, non per la sua nascita, per il suo potere o per la sua ricchezza. Immagino che in tanti siamo preoccupati per quanto accade. Immagino che siamo certamente stanchi della cattiva informazione, dell’ipocrisia opportunistica malcelata, dei seminatori di discordia che invitano le piazze all’odio, alla rivalsa, allo scontro. Leggere non è dimenticare il proprio tempo difficile, ma ricordare la magnifica tradizione culturale che sostiene il nostro essere nel mondo, consapevoli, vigili e attivi.

 

 

Sorrentino: LORO, LUI e NOI nello sguardo illuminante di una pecora

Lo sguardo stupefatto della pecora, nelle prime inquadrature di Loro 1 di Paolo Sorrentino, è, a parer mio, la vera e propria chiave di lettura del film, che racconta in modo umoristico e metaforico la straordinaria condizione di alienazione e sospensione dalla realtà vissuta da molti di NOI nell’era berlusconica, quando LUI e LORO regnavano nel simbolico giardino incantato di Villa Certosa, riduzione teatrale dello spazio Italia. In questo senso, il punto di vista della ‘candida’ pecora coincide certamente con il NOI, quindi con quello dell’artista Sorrentino, che, in quanto tale, è sempre, per mestiere e passione, un osservatore curioso dello spettacolo folle e perenne del mondo. Molti di NOI, volenti o nolenti, vittime o complici, desti o dormienti, sono stati spettatori a tempo pieno di quella affollata rappresentazione mediatica del potere, del lusso e della corruzione, messa in scena da LORO, uomini e donne senz’anima, asserviti a LUI, principe e signore, in ogni modo e in ogni luogo, senza distinzione tra pubblico e privato. Proprio come la candida pecora, siamo stati sottoposti al bombardamento mediatico dei quiz, dei talk, dei reality, allo spettacolo farsesco e ininterrotto del potere, e, come lei, abbiamo forse, a volte, emesso deboli belati, tentando inutilmente di entrare nelle stanze del potere, di capire e di farci capire, nella gazzarra assordante di suoni, nel gelo rapido e mortale dell’isolamento che ne seguiva. Quanti di noi, donne e uomini di ogni età e condizione sociale, del tutto estranei a LORO, alla truppa di servi corrotti, schiavi del sesso, del denaro, del potere, sono vissuti, proprio come la candida pecora, nel giardino mirabolante e illusorio di Villa Certosa, ricostruzione teatrale di un paese e di una felicità  che non esistevano? Liberi di scorrazzare nel recinto ben definito, ma non di osservare e curiosare, né, tanto meno, di ‘belare’, di chiedere, di voler capire. La prima parte del film racconta dunque di LORO, diaboliche marionette travolte in una sarabanda farsesca. Mentre la seconda racconta di LUI, principe in maschera, ossessionato dal delirio di onnipotenza e dalla solitudine. Ma è lo sguardo e la morte fulminante della pecora, oltre alla fuga del rinoceronte e del topo lungo le vie di una città fantasma, a dare la chiave di verità di una favola allegorica dei nostri tempi notturni e malati. Le parole del regista, che vi propongo qui di seguito, sono quanto di meglio per intenderne il senso più riposto. 

NOTE DEL REGISTA

“Loro, diviso in due parti, racconto di finzione, in costume, che narra di fatti verosimili o inventati, in Italia, tra il 2006 e il 2010. Attraverso una composita costellazione di personaggi, Loro ambisce a tratteggiare, per squarci o intuizioni, un momento storico definitivamente chiuso che, in una visione molto sintetica delle cose, potrebbe definirsi amorale, decadente, ma straordinariamente vitale”. E Loro ambisce altresì a raccontare alcuni italiani, nuovi e antichi al contempo – prosegue il regista – Anime di un purgatorio immaginario e moderno che stabiliscono, sulla base di spinte eterogenee quali ambizione, ammirazione, innamoramento, interesse, tornaconto personale, di provare a ruotare intorno a una sorta di paradiso in carne e ossa: un uomo di nome Silvio Berlusconi.
Questi italiani, ai miei occhi, contengono una contraddizione: sono prevedibili ma indecifrabili. Una contraddizione che è un mistero. Un mistero nostrano di cui il film prova a occuparsi, senza emettere giudizi. Mosso solo da una volontà di comprendere, e adottando un tono che oggi, giustamente, viene considerato rivoluzionario. Il tono della tenerezza.

Ma ecco che appare un altro italiano. Silvio Berlusconi. Cosi’ come l’ho immaginato. Il racconto dell’uomo, innanzitutto, e in modo solo marginale del politico. Si potrebbe obiettare che si sa molto non solo del politico, ma anche dell’uomo. Io ne dubito. Un uomo è, per quanto mi riguarda, il risultato dei suoi sentimenti più che la somma biografica dei fatti. Quindi, all’interno di questa storia, la scelta dei fatti da raccontare non segue un principio di rilevanza dettata dalla cronaca di quei giorni, ma insegue unicamente il fine di provare a scavare, a tentoni, nella coscienza dell’uomo”.

Abbiamo visto 'Loro 1', la carezza di Sorrentino a Berlusconi 

 

Il voto degli italiani è di cittadini reali o di avatar virtuali? Forse siamo già nel video gioco di Spielberg.

Nel suo nuovo e affascinante film, Real player one, Spielberg tratta l’eterno tema del rapporto tra Realtà e Finzione, portando lo spettatore all’interno di un mirabolante video game, in cui una moltitudine di avatar, proiezioni fantastiche di esseri umani ridotti in servitù, sofferenza e miseria, gioca forsennate partite di forza e di riscatto con terribili oppressori, impersonati dai mitici mostri creati dalla fiction cinematografica degli ultimi decenni. Come racconta la vicenda narrata nel film, oggi è sempre più difficile leggere e percepire il mondo vero, attraverso le emozioni e i sentimenti ‘veri’, che consentono a ognuno di intendere se stesso, il tempo e lo spazio ‘reali’ in cui vive. Il commissario-filosofo di Carlo Emilio Gadda, Ciccio Ingravallo, direbbe certamente che la realtà stessa è un caso difficile, un ‘maledetto imbroglio’, uno ‘gliommero da sberrettà’, per usare le sue stesse parole. Però, nel nostro tempo, il problema dei problemi, affrontato da sempre dalla filosofia, dalla letteratura, dall’arte, ora dal grande cinema d’autore, come quello di Spielberg, si è fatto particolarmente grave, tanto da destabilizzare le fondamenta delle nostre democrazie occidentali e minacciare la libertà di tutti noi. Ora anche l’Italia, come gli Stati Uniti con l’elezione di Trump, come l’Inghilterra con la Brexit, per citare solo i due esempi più noti, è coinvolta in pieno in uno straordinario pasticcio di falsa informazione e soprattutto di falsa partecipazione, che minaccia di azzerare le capacità critiche di molti cittadini, convinti di esercitare una libera scelta attraverso mezzi e modalità ingannevoli e artefatti. Sono state già avviate inchieste sulla ingarbugliata faccenda di Facebook e sul sospetto traffico di dati che avrebbe influenzato il voto di americani, inglesi, come anche di tanti italiani. Ma il problema non è tanto questo, quanto la scarsa percezione da parte di molti cittadini dell’idea stessa e dei fondamenti della democrazia rappresentativa. A confondere le idee è il mito della democrazia diretta, sul modello di Atene e della antica polis. REALE e VIRTUALE, appunto. Un sistema di comunicazione e di voto, basato in gran parte su incontrollabili e inattendibili piattaforme online e sui cosiddetti social media, NON È REALE, come era nella mitica repubblica ateniese, ma è solo FINZIONE. La democrazia rappresentativa del nostro tempo NON è un VIDEO GIOCO e i CITTADINI che votano non sono gli AVATAR di un popolo miserevole e ignorante in fuga dalla realtà verso un mondo virtuale e illusorio creato da ingegnosi sistemi di affari sempre più fiorenti.

 

La presentazione del 24 marzo al Mercato delle Gaite di Bevagna: riflessioni e immagini

Tempus fugit... C’è sempre poco tempo per fare tutto quello che desideriamo. A volte ci sembra di perdere minuti, ore preziose, in attività inutili. Eppure, sono convinta da sempre che in ogni dettaglio della nostra vita quotidiana ci debba essere un senso, anche se mi sfugge. Nulla può essere casuale in un sistema complesso come quello in cui viviamo.

 

 

 

 

 

 

 

Perché solo oggi, ad esempio, a distanza di una settimana, mi ritrovo ad archiviare queste immagini dell’incontro di Bevagna di sabato 24 marzo?

Oggi è il giorno di Pasqua, un insolito, surreale primo aprile, romano, solitario, casalingo, in cui il tempo mi sembra immobile. E questo dettaglio avrà un senso, immagino, se tutto, come immagino, deve avere un senso. Ma torniamo a sabato scorso, visto che avverto solo ora la necessità di farlo per qualche imperscrutabile ragione. Mi limito a illustrare brevemente queste tre immagini, che mi ha inviato con grande cortesia Simonetta Cavalli e che in qualche modo, assai sintetico, raccontano l’incontro avvenuto una settimana fa. Se anche il fotografo del comune mi invierà i suoi numerosi scatti arricchirò questo breve resoconto.  Claudio Cecconi, podestà del Mercato delle Gaite, e il sindaco di Bevagna, Annarita Falsacappa, entrambi in piedi, con il microfono, introducono l’incontro nella bella e ampia sala di Santa Maria Laurentia.  L’amico scrittore Claudio Coletta, primo promotore dell’incontro e molto amante di Bevagna, in cui ha trovato una sua nicchia di pace e libertà, è alla mia sinistra, mentre alla mia destra c’è Claudio Strinati. Tre uomini che si chiamano ‘Claudio’: una singolare coincidenza. Ci siamo intrattenuti sul tema d’amore,  da diversi punti di vista, in un dialogo a tre voci, dalle 17 alle 18,30 circa, con un pubblico, particolarmente attento e coinvolto, di una quarantina di persone. Davvero un’ottima accoglienza e un’accurata organizzazione, soprattutto grazie ai nostri ospiti, Claudio e Simonetta, che ci hanno accolto nell’antico borgo e nella loro piacevolissima casa. Tra gli amici presenti, Giuseppe Gallo con Cristina Leonardi, Stefano Di Stasio, Claudio Metzger e Sira Waldner, tutti innamorati dei borghi storici umbri, dove hanno sistemato con grande cura case e casali, in cui hanno trovato il desiderato rifugio dagli incalzanti ritmi cittadini. Un rifugio, un luogo ameno, che vorrei trovare presto anche io per curare la salute dell’anima e del corpo, del cuore e della mente.