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Colosseo off limits: quel che non fecero i barbari lo farà la metro C…

Sul numero 97 di Progetto Celio del 15 gennaio 2013, Paolo Gelsomini ci aggiorna sulla inarrestabile e prossima devastazione dell’area intorno al Colosseo. Sembra che a nulla valga il buon senso, che a nulla valgano gli altolà della soprintendenza archeologica… Se volete conoscere la cronistoria del demenziale (e soprattutto inutile) progetto vi basterà cliccare su google ‘Metro C’ e troverete una rassegna così vasta da lasciare stupefatti e senza parola.

La valle dell’Inferno
La Valle dell’Inferno: questa sarà la valle del Colosseo durante i sette anni di lavori per la stazione della metro C dichiarati ufficialmente. La realizzazione della stazione Fori Imperiali della metro C suscita allarmi e polemiche. Il nuovo progetto esecutivo del Comune ha fatto saltare sulla sedia la Soprintendenza archeologica di Roma che, come ha dichiarato, “ha visto per la prima volta sul giornale” gli elaborati progettuali del Comune. E per legge deve esprimersi sui piani che coinvolgono le aree e i monumenti antichi.
In effetti quello che si prefigura nell’area compresa tra il Colosseo, via dei Fori Imperiali, via Cavour, Largo Agnesi, via Labicana e Colle Oppio è uno scenario apocalittico.
La fascia di sicurezza di 15 metri dal Colosseo nel versante nord davanti alla stazione della metro B potrebbe essere ridotta a 10, secondo le intenzioni del Comune, per permettere la fermata degli autobus e l’attesa dei passeggeri in un’area dichiarata pericolosa dopo sperimentazioni condotte dalla Soprintendenza. Questa soluzione, secondo la Soprintendenza, esporrebbe i pedoni in attesa dell’auto o in transito ad un rischio che invece la fascia di sicurezza di 15 metri potrebbe annullare.
E non ci sono ragioni per modificare questi 15 metri almeno fino a quando non saranno completati i restauri ed i consolidamenti sponsorizzati dalla Tod’s di Diego Della Valle. E certamente i tempi sono lunghissimi anche perché il 17 gennaio il Tar si deve pronunciare sul ricorso sulla gara d’appalto ed il 29 gennaio il Consiglio di Stato si deve esprimere sul ricorso del Codacons.
La direttrice regionale Federica Galloni e la Soprintendente Maria Rosaria Barbera stanno lavorando alla proposta del Comune di accorciare di 5 metri la fascia di sicurezza dalla parte di via dei Fori Imperiali.
Noi crediamo che sia una proposta irricevibile e come tale dovrebbe essere bocciata. Scriveremo alle due dirigenti delle Soprintendenze archeologiche per esternare tutta la nostra contrarietà su queste devastazioni annunciate del patrimonio paesistico ed archeologico di un’area unica al mondo.
Questo a prescindere da ogni altra valutazione tecnica, trasportistica ed urbanistica sulla utilità del percorso della metro C dopo San Giovanni.
Il progetto del Comune, che il Comune si guarda bene dal mostrare non diciamo ai cittadini ma neanche al primo Municipio, prevede tre corsie di traffico promiscuo sulla via dei Fori Imperiali, contro le indicazioni ed i pareri della Soprintendenza del 2009 che di seguito, per l’ennesima volta, riportiamo.
Il cantiere si svilupperà per 350 metri e le aree di lavoro si troveranno sui due lati di via dei Fori Imperiali con cinque aperture per i mezzi pesanti che bloccheranno il traffico ad ogni loro entrata o uscita. Il cantiere sarà operativo per 78 mesi dichiarati ufficialmente ed è facile prevedere che non saranno certamente sufficienti.
Per ridurre al massimo le aree di cantiere sulla via dei Fori Imperiali saranno realizzate aree complementari nei giardini di Villa Rivaldi alle spalle del Belvedere Cederna e del Visitor Center. Qui saranno realizzate le aree per le attività logistiche che consisteranno nello stoccaggio dei materiali, nell’installazione temporanea degli alloggiamenti per la direzione e le maestranze edili, le mense, le docce e gli uffici. Per occupare questa area sarà pagato un affitto per tutto il tempo necessario all’Ipab Istituti S.Maria in Aquiro proprietaria della Villa Rivaldi.
Inoltre per arrivare all’ingresso dei giardini i camion dovranno salire sul Colle Oppio e percorrere via Nicola Salvi per poi attraversare Largo Agnesi toccando diversi palazzi di abitazioni civili ed una scuola elementare, oltre l’uscita della metro B su Largo Agnesi.
Quindi la prospettiva di una mobilità alternativa a quella di via dei Fori Imperiali non c’è e non ci sarà fino a che non sarà messa in pratica una vera pianificazione della mobilità sostenibile a Roma incentrata sul trasporto leggero di superficie.
Per completare il quadro distruttivo che si prospetta, nell’area che ospiterà il Centro servizi del Colosseo, 17 cipressi e 20 oleandri, oggi svettanti come sentinelle della valle del Colosseo sul terrapieno che costeggia via Celio Vibenna dalla parte di via San Gregorio, saranno espiantati e trasportati presso il servizio Giardini del Comune.

Dichiarazioni della Soprintendente per i Beni Archeologici di Roma Maria Rosaria Barbera
“È al Colosseo, secondo i dati Eures 2012, che vuole arrivare oltre il 95 per cento dei turisti che sceglie Roma, riversando sulla città 5,4 miliardi di euro all’anno. Una situazione che renda difficoltoso l’accesso al Colosseo provocherebbe un enorme danno economico e di immagine per Roma. Dalla Basilica di Massenzio al Colosseo, sul lato Foro romano, non ci sarà più marciapiede, e via anche la passeggiata sul clivo di Venere Felice.
La prospettiva è che per “salvare” la viabilità venga sacrificato il pedone. Con l’avvio dei cantieri della metro C, è necessaria la massima collaborazione per facilitare il flusso delle persone a piedi o che arrivano al Colosseo con l’autobus o metro B, anche rivedendo il sistema generale del traffico veicolare, che di solito aumenta i disagi creati da qualunque cantiere. Gli uffici chiamati a progettare e organizzare per i prossimi sette anni lo spazio antistante il Colosseo e i Fori imperiali hanno un compito delicato, quello di orchestrare i lavori senza che venga meno l’agibilità dello spazio più frequentato da turisti e residenti. Turbare questo equilibrio significa danneggiare un indotto economico fondamentale. Si tratta di affrontare il pericolo che i turisti voltino le spalle alla città: oggi bastano un mese di tweet e di giudizi negativi sul web per mettere in ginocchio prima i tour operator e, a catena, le imprese romane”.

UN DOCUMENTO DEL 2009 CHE ABBIAMO PIU’ VOLTE PUBBLICATO
Il parere di competenza della Soprintendenza sul cantiere metro C – Fori Imperiali

Riportiamo ancora la sintesi dei pareri di competenza della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali sulla tratta T3 San Giovanni-Colosseo della Metro C.
Sono documenti del 2009 a firma rispettivamente del Soprintendente dott. Angelo Bottini e della Funzionaria Responsabile ed attuale Direttrice del Colosseo dott.ssa Rossella Rea per quanto riguarda il parere di competenza della Soprintendenza, e dell’arch. Roberto Cecchi per quanto riguarda il parere del Ministero Beni Culturali trasmesso al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti il 22 ottobre 2009.
Che cosa dice la Soprintendenza? Dice che non si possono aprire i cantieri della stazione Fori Imperiali se non si elimina completamente il traffico pubblico e privato di via dei Fori.
Ed inoltre è ora di fare chiarezza su un punto importante: la Soprintendenza ha dato il permesso di scavo archeologico e non di scavo per la stazione Fori o per il pozzo di ventilazione di piazza Celimontana. Se si dovessero trovare reperti intrasferibili tutto si bloccherebbe e bisognerebbe rifare un nuovo progetto. Ma sembra che questo parere sia rimasto inascoltato.
Questi pareri vincolanti della Soprintendenza sono entrati negli atti dell’inchiesta avviata dal pubblico ministero Maria Bice Barborini con l’ipotesi, abbastanza grave, di omissione di atti d’ufficio per la mancanza di una Valutazione di Impatto Ambientale aggiornata.
Noi, insieme ad altre associazioni, tra cui Italia Nostra, abbiamo fatto esposti denunciando il fatto che il progetto definitivo della tratta T3 era stato fatto su una V.I.A. del 2003 oramai inutilizzabile.
Su queste lacune stanno facendo finalmente luce i magistrati per verificare come mai il Dipartimento della Mobilità del Comune di Roma Capitale non abbia mai tenuto conto dei pareri della Soprintendenza