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Santa Maria in Aracoeli

Guelfi e Ghibellini: chissà che la divisione non sia sempre la stessa. Però, contaminandosi sempre di più il potere temporale con quello spirituale, sarebbe forse il caso di parlare di guelfi bianchi e guelfi neri? Chissà che avrebbe fatto oggi un Cola di Rienzo redivivo. Vi riporto l’articolo della rubrica dell’Unità uscita oggi, 22 febbraio. Non sono riuscita a riportare l’articolo scannerizzato dal giornale.

SCALINATA CONTRO LA PESTE
Durante le contese tra Guelfi e Ghibellini la piazza del Campidoglio con la chiesa dell’Aracoeli, sorta nel VII secolo sui ruderi del tempio di Giunone, diventò lo spazio della rinnovata esperienza comunale. Tra le mura della chiesa si riunivano i dirigenti municipali e i nobili disputavano con i papi. Gli imperatori germanici vi si recavano per avere l’avallo del popolo romano e i poeti per ricevere l’alloro: Petrarca lo ebbe nel 1341. I Francescani, dopo averne ottenuto la proprietà da Innocenzo IV, nel 1250, ricostruirono l’Aracoeli modificandone l’orientamento perché divenisse la chiesa delle assemblee cittadine e delle sue istituzioni civiche. Segno del rinnovamento la costruzione di una imponente scalinata che apriva un nuovo accesso al colle nella direzione di Campo Marzio invece che dei Fori. Realizzata nel 1348 con i marmi di spoglio del luogo, fu inaugurata da Cola di Rienzo, forse come voto alla Vergine, per porre fine alla peste. Il 20 settembre 1887 il Comune di Roma capitale scoprì la statua di bronzo che lo rappresentava a grandezza naturale in cima a un basamento decorato con rilievi marmorei antichi: a ricordarlo nessuna iscrizione ma solo il nome ”Cola de Rienzi”.

Via della Gatta

Miei cari venticinque lettori, dal titolo della mia neonata rubrica per ora è scomparso l’articolo: Archivio segreto invece che L’archivio segreto. Scomparsa anche la parola “scrittrice” sotto il mio nome – poco male! – diminuite le righe – male! – per l’inserzione della pubblicità. Mah! Comunque mi diverte l’appuntamento con le segrete storie di Roma, almeno finché resiste. Chissà che non riesca a far spostare lo sguardo, almeno di qualche millimetro ogni domenica, ai cittadini stanchi e disillusi quali siamo noi tutti diventati… Tali e tante sono le memorie e le bellezze di questa nostra appassita città che meriterebbero da parte nostra una costante e quotidiana attenzione d’amore. Almeno perché non spariscano troppo in fretta come da uno schermo televisivo.