{"id":909,"date":"2012-11-16T19:13:04","date_gmt":"2012-11-16T17:13:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.annarosamattei.it\/?p=909"},"modified":"2022-11-26T20:57:43","modified_gmt":"2022-11-26T19:57:43","slug":"andrea-camilleri-sulluso-dellitaliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.annarosamattei.com\/?p=909","title":{"rendered":"Andrea Camilleri sull&#8217;uso dell&#8217;italiano"},"content":{"rendered":"<p>CULTURA &#8211; Repubblica 15 novembre 2012<br \/>\n<em>Non definitemi un autarchico ma la nostra lingua sta scomparendo<br \/>\nDevolution , premier, ma anche resettare: dalla politica alla tecnica leviamo sempre pi\u00f9 linfa alle parole. Andrea Camilleri spiega perch\u00e8 combattere i dialetti \u00e8 stato insensato: &#8220;Donavano &#8211; spiega &#8211; sangue al corpo vitale del dizionario&#8221;.<\/em><br \/>\ndi <strong>ANDREA CAMILLERI<\/strong><\/p>\n<p>Se All\u2019estero la nostra lingua \u00e8 tenuta in scarsa considerazione, da noi l\u2019italiano viene quotidianamente sempre pi\u00f9 vilipeso e indebolito da una sorta di servit\u00f9 volontaria e di assoggettamento inerte alla progressiva colonizzazione alla quale ci sottoponiamo privilegiando l\u2019uso di parole inglesi. E c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Un esempio per tutti. Mi \u00e8 capitato di far parte, quale membro italiano, della giuria internazionale del Premio Italia annualmente indetto dalla Rai con sede a Venezia. Ebbene, il regolamento della giuria prevedeva come lingua ufficiale dei giurati quella inglese, senza la presenza di interpreti. Sicch\u00e9 uno svedese, un russo, un francese e un giapponese e un italiano ci trovammo costretti ad arrangiarci in una lingua che solo il rappresentante della BBC padroneggiava brillantemente.<\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che la lingua ufficiale, in Francia, del Festival di Cannes \u00e8 il francese, la lingua ufficiale in Germania del Festival di Berlino \u00e8 il tedesco. E il Presidente del Consiglio, parlando di spread o di spending rewiew \u00e8 il primo a dare il cattivo esempio. Monti per\u00f2 non fa che continuare una pessima abitudine dei nostri politici, baster\u00e0 ricordare parole come \u00abelection day\u00bb, \u00abdevolution\u00bb, \u00abpremier\u00bb e via di questo passo. Oppure creando orrende parole derivate tipo \u00abresettare\u00bb. Tutti segni, a mio parere, non solo di autosudditanza ma soprattutto di un sostanziale provincialismo.<\/p>\n<p>Piccola digressione. Il provincialismo italiano, antico nostro vizio, ha due forme. Una \u00e8 l\u2019esaltazione della provincia come centro dell\u2019universo. E valgano i primi due versi di una poesia di Malaparte, \u00abVal pi\u00f9 un rutto del tuo pievano \/ che l\u2019America e la sua boria\u00bb\u2026, per dirne tutta la grettezza. L\u2019altra forma \u00e8 quella di credersi e di dimostrarsi non provinciali privilegiando aprioristicamente tutto ci\u00f2 che non \u00e8 italiano. Quante volte ho sentito la frase: \u00abio non leggo romanzi italiani\u00bb o pi\u00f9 frequentemente, \u00abio non vado a vedere film italiani\u00bb. Finita la digressione. Se poi si passa dalla politica al vivere quotidiano, l\u2019invasione anglosassone appare tanto estesa da rendersi pericolosa. Provatevi a saltare da un canale televisivo all\u2019altro (mi sono ben guardato dal dire \u00abfare zapping\u00bb), vedrete che il novanta per cento dei titoli dei film o addirittura di alcune rubriche, sono in inglese. La stessa lingua parlano le riviste italiane di moda, di architettura, di tecniche varie. I discorsi della gente comune che capti per strada e persino al mercato sono spesso infarciti di parole straniere. In quasi tutta la strumentistica prodotta in Italia i sistemi di funzionamento sono identificati con parole inglesi.<\/p>\n<p>(&#8230;) A questo punto non vorrei che si cadesse in un equivoco e mi si scambiasse per un sostenitore dell\u2019autarchia della lingua di fascistica memoria. Quando il celebre brano jazz \u00abSaint Louis blues\u00bb diventava \u00abTristezze di san Luigi\u00bb, il cognac \u00abArzente\u00bb e i cognomi della Osiris o di Rascel si dovevano mutare in Osiri e Rascele. Benvenuto Terracini sosteneva, e a ragione, che ogni lingua nazionale \u00e8 centripeta, cio\u00e8 a dire che si mantiene viva e si rinnova con continui apporti che dalla periferia vanno al centro. Un amico russo, molto pi\u00f9 grande di me, andatosene via nel 1918 dalla sua patria e tornatovi per un breve soggiorno nel 1960, mi confid\u00f2, al suo rientro in Italia, che aveva incontrato molte difficolt\u00e0 a capire il russo che si parlava a Mosca, tanto era infarcito di parole e di locuzioni operaie e contadine che una volta non avrebbero mai ottenuto cittadinanza nei vocabolari. Ma erano sempre e comunque parole russe, non provenienti da lingue straniere.<\/p>\n<p>In sostanza, la lingua nazionale pu\u00f2 essere raffigurata come un grande, frondoso albero la cui linfa vitale viene risucchiata attraverso le radici sotterranee che si estendono per tutto il paese. \u00c8 soprattutto dal suo stesso terreno, dal suo stesso humus, che l\u2019albero trae forza e vigore. Se per\u00f2 il dosaggio e l\u2019equilibrio tra tutte le componenti che formano quel particolare terreno, quell\u2019unico humus, vengono alterati attraverso l\u2019immissione di altre componenti totalmente estranee, esse finiscono con l\u2019essere cos\u00ec nocive che le radici, esattamente come avviene in natura, tendono a rinsecchire, a non trasmettere pi\u00f9 linfa vitale. Da quel momento l\u2019albero comincia a morire. Se comincia a morire la nostra lingua, \u00e8 la nostra stessa identit\u00e0 nazionale che viene messa in pericolo. \u00c8 stata la lingua italiana, non dimentichiamolo mai, prima ancora della volont\u00e0 politica e della necessit\u00e0 storica, a darci il senso dell\u2019appartenenza, del comun sentire. Nella biblioteca di un mio bisnonno, vissuto nel pi\u00f9 profondo sud borbonico, c\u2019erano La Divina commedia, l\u2019Orlando furioso e i Promessi sposi tutti in edizione pre-unitaria. \u00c8 stata quella lingua a farlo sentire italiano prima assai di poterlo diventare a tutti gli effetti. Una lingua formatasi attraverso un processo di assorbimento da parte di un dialetto, il toscano, vuoi dal primigenio volgare vuoi da altri dialetti. Dante non esitava a riconoscere il fondamentale apporto dei poeti \u00abdialettali\u00bb della grande scuola siciliana, e ricordiamoci che \u00e8 stato il siciliano Jacopo da Lentini l\u2019inventore di quella perfetta macchina metrica che \u00e8 il sonetto.<\/p>\n<p>E in Boccaccio, in certe novelle geograficamente ambientate fuor da Firenze, non si coglie qua e l\u00e0 un\u2019eco di quel dialetto parlato dove la novella si colloca? Perch\u00e9 da noi \u00e8 avvenuta, almeno fino a una certa data, una felice coesistenza tra lingua nazionale e dialetti. Il padovano del Ruzante, il milanese di Carlo Porta, il veneziano di Goldoni, il romano di Belli, il napoletano di Di Giacomo, il siciliano dell\u2019abate Meli hanno prodotto opere d\u2019altissimo valore letterario che hanno arricchito la nostra lingua. La guerra che subito dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia si cominci\u00f2 a combattere pi\u00f9 o meno scopertamente contro i dialetti, e che raggiunse il suo apice negli anni del fascismo, \u00e8 stata un\u2019insensata opera di autodistruzione di un immenso patrimonio. Si \u00e8 scioccamente visto il dialetto come un nemico della lingua nazionale, mentre invece esso ne era il principale donatore di sangue. Oggi paghiamo lo scotto di quell\u2019errore. Abbiamo abbattuto le barriere e quei varchi sono rimasti pericolosamente senza difesa. La mia riflessione termina qui. Coll\u2019augurio di non dover lasciare ai miei nipoti non solo un paese dal difficile avvenire ma anche un paese la cui lingua ha davanti a s\u00e9 un incerto destino.<\/p>\n<p>\u00a9 Riproduzione riservata (15 novembre 2012) Tutti gli articoli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CULTURA &#8211; Repubblica 15 novembre 2012 Non definitemi un autarchico ma la nostra lingua sta scomparendo Devolution , premier, ma anche resettare: dalla politica alla tecnica leviamo sempre pi\u00f9 linfa alle parole. 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