{"id":901,"date":"2012-10-10T11:43:49","date_gmt":"2012-10-10T09:43:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.annarosamattei.it\/?p=898"},"modified":"2022-11-26T20:57:43","modified_gmt":"2022-11-26T19:57:43","slug":"ancora-sullabbandono-del-patrimonio-artistico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.annarosamattei.com\/?p=901","title":{"rendered":"Ancora sull&#8217;abbandono del patrimonio artistico&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Un altro articolo di Tomaso Montanari sullo scempio della cultura. Anche io, formica letteraria, ho scritto un nuovo romanzo, una favola grottesca, su questo stesso tema, assai doloroso anche sul piano personale. Mentre attendo con ansia il giudizio e l&#8217;<em>imprimatur <\/em>dell&#8217;editore, mi accorgo che la situazione precipita pi\u00f9 velocemente di quanto abbia immaginato nella mia storia surreale. Come al solito, la realt\u00e0 \u00e8 assai pi\u00f9 inverosimile della finzione narrativa. Aggiungo una nota personale alle precise e puntuali osservazioni di Tomaso:  da tempo Claudio Strinati, di cui molti riconoscono il valore di studioso anche su questo blog, viene del tutto &#8216;ignorato&#8217; dal suo stesso Ministero, nonostante sia pressoch\u00e9 l&#8217;unico storico dell&#8217;arte &#8216;dirigente&#8217; sopravvissuto allo sterminio dei &#8216;tecnici&#8217;, operato in questi ultimi anni con una sistematicit\u00e0 che ha dell&#8217;incredibile; tra pochi giorni scadr\u00e0 il suo contratto triennale e, dato che nessuno lo ha ancora convocato, immagino che rientrer\u00e0 nei tagli decisi dal governo. Ennesima conferma della cancellazione degli &#8216;intellettuali&#8217; dai ruoli chiave della tutela  del nostro patrimonio artistico: non a caso, del resto, un ministro li aveva definiti una &#8220;\u00e9lite inaffidabile&#8221; di cui sarebbe stato necessario liberarsi nel giro di pochi anni.<\/p>\n<p><em>A Fiorito s\u00ec, alla cultura no<\/em><br \/>\n<strong>Tomaso Montanari<\/strong><br \/>\n&#8220;Il fatto quotidiano&#8221; 10\/10\/2012<\/p>\n<p>Quando parlo con i miei colleghi universitari francesi o americani dei \u2018tagli alla cultura\u2019 italiani, la domanda pi\u00f9 ricorrente \u00e8: \u00abcosa hanno chiuso?\u00bb. E qui la faccenda si fa particolarmente penosa, perch\u00e9 si tratta di spiegare loro che l\u2019ipocrisia italica non permette quasi mai di sopprimere davvero qualcosa \u2013 sarebbe quasi meglio, paradossalmente \u2013, ma costringe tutti a vivere largamente al di sotto della soglia minima di dignit\u00e0.<br \/>\nNon si chiudono i musei: no, ma nei bagni non c\u2019\u00e8 la carta igienica, dai soffitti piove sui quadri, le sale sono aperte a rotazione. E il direttore degli Uffizi guadagna 1800 euro al mese (contro gli 8100 dello stipendio base di Franco Fiorito).<br \/>\nNon si sopprimono le soprintendenze: ma i pochi storici dell\u2019arte e gli archeologi rimasti in servizio in organici ridotti all\u2019osso, non possono usare la macchina di servizio (n\u00e9 farsi rimborsare la benzina o le spese del telefono) nemmeno per fare i sopralluoghi sui monumenti colpiti dal terremoto. E i carabinieri del Nucleo di tutela non possono pagarsi i viaggi per le rogatorie internazionali che consentono di recuperare le opere o i libri rubati.<br \/>\nNon si chiudono gli archivi o le biblioteche: ma se si guastano (succede ogni giorno) i montacarichi che servono a distribuire il pesante materiale cartaceo, non \u00e8 possibile consegnare i pezzi agli studiosi. E d\u2019inverno non si pu\u00f2 accendere il riscaldamento, n\u00e9 d\u2019estate l\u2019aria condizionata: d\u2019altra parte, lo studio non deve forse essere matto e disperatissimo?<br \/>\nNon si eliminano gli enti culturali: ma la prestigiosissima Scuola Archeologica Italiana di Atene \u00e8 decimata nel personale, ed \u00e8 costretta da anni ad una indecorosa economia di guerra; l\u2019Accademia della Crusca si aggira ogni anni col cappello in mano; la Societ\u00e0 di Storia Patria di Napoli (che possiede la pi\u00f9 importante biblioteca sul Meridione) \u00e8 sull\u2019orlo del fallimento.<br \/>\nNon si chiudono le scuole, ma non ci possiamo permettere gli insegnanti di sostegno, la carta (di qualunque tipo) si porta da casa, e gli autobus per portare i bambini a conoscere le loro citt\u00e0 non esistono quasi pi\u00f9.<br \/>\nNon si ha il coraggio di dire che l\u2019universit\u00e0 italiana non deve pi\u00f9 fare ricerca (per trasformarsi anche ufficialmente in un esamificio e in un concorsificio truccato), ma l\u2019ultimo finanziamento per la ricerca che la mia universit\u00e0 mi ha erogato ammonta a 600 euro annui. E l\u2019ho ceduto, come altri colleghi, al dipartimento: in una sorta di colletta che potesse portare ad avere qualche assegno di ricerca per non far scappare all\u2019estero proprio tutti i giovani studiosi pi\u00f9 meritevoli.<br \/>\nA questo punto del discorso, qualcuno tira invariabilmente fuori un argomento in apparenza definitivo: \u00abNon ci sono soldi\u00bb. Ma il mantra del \u00abnon ci sono soldi\u00bb era gi\u00e0 difficile da sostenere prima, visto che nel Paese con l\u2019evasione fiscale pi\u00f9 grande dell\u2019Occidente \u00e8 un po\u2019 dura pensare davvero che \u2018non ci siano soldi\u2019: il problema, semmai, \u00e8 il fatto che preferiamo lasciare quei soldi nella disponibilit\u00e0 dei privati. Gli stessi privati a cui, poi, chiediamo l\u2019elemosina della beneficenza. Una beneficenza che non \u00e8 a costo zero, visto che \u2013 per quanto riguarda, per esempio il patrimonio culturale \u2013 si traduce in iniziative contrarie alla funzione costituzionale del patrimonio stesso, che \u00e8 quella di produrre conoscenza e cultura, e attraverso di esse, eguaglianza e cittadinanza. Questi \u2018rimedi\u2019 alla mancanza di denaro pubblico sono infatti tutti all\u2019insegna del mercato, e producono non cittadini, ma clienti: grandi mostre di cassetta (anzi Grandi Eventi), prestiti forsennati di opere delicatissime, iperrestauri a rotta di collo, cessioni di sovranit\u00e0 pubblica a sponsor privati che \u2018marchiano\u2019 i monumenti e molto altro ancora. Del resto, l\u2019opzione alternativa \u00e8 spesso ancora peggiore: non ci sono soldi, dunque che il patrimonio vada pure in rovina.<br \/>\nMa ora \u2013 dopo le feste in costume romano della Regione Lazio, dopo la notizia che il Ponte sullo Stretto ci \u00e8 costato 300 milioni di euro solo per non esistere, o che il Palazzo della Regione Lombardia ce n\u2019\u00e8 costato 400, dopo che si apprende che agli incliti consiglieri regionali campani viene distribuito un milione l\u2019anno \u2013, beh, ora \u00e8 un po\u2019 difficile pensare che il problema sia davvero che i soldi non ci siano. Semmai, il punto \u00e8 cosa vogliamo farne, di questi benedetti soldi pubblici.<br \/>\nMa niente paura: quando avremo definitivamente perduto Pompei, potremo sempre nascondere la nostra vergogna sotto una maschera. Naturalmente, una maschera da maiale.<\/p>\n<p>1. Ministero per i Beni e le attivit\u00e0 culturali. Nel luglio del 2008 Sandro Bondi subisce passivamente un taglio da 1 miliardo e 300 milioni di euro. Il Mibac non si riprender\u00e0 pi\u00f9: per l\u2019anno prossimo Ornaghi annuncia sereno altri 50 milioni di tagli. Morale: la Pinacoteca di Varallo questo inverno non riaprir\u00e0; a Brera fino a ieri non c\u2019erano i soldi per riparare i lucernari; a Capodimonte piove sui quadri; a Pompei non si assumono manutentori: e le case romane, si sfarinano.<br \/>\nOra il governo Monti, con la spending review, per risparmiare 10.000 euro l\u2019anno taglia i comitati tecnico-scientifici, gettando il patrimonio tra le braccia della burocrazia ministeriale. Ma anche le famose Regioni tagliano: nel 2013 la colta Toscana sottrarr\u00e0 1 milione e 750 mila euro all\u2019istruzione, due milioni alla cultura.<\/p>\n<p>2. I tagli al Mibac non riguardano \u2018solo\u2019 i musei e i siti monumentali, ma anche gli archivi e le biblioteche. A Firenze l\u2019Archivio di Stato non pu\u00f2 pi\u00f9 climatizzare i depositi: con 36 gradi e un\u2019umidit\u00e0 fuori controllo la memoria storica del paese \u00e8 a rischio. A Napoli i 300.000 volumi dell\u2019Istituto di studi filosofici non trovano una sede: basterebbe met\u00e0 di quel che Fiorito \u00e8 accusato di aver intascato.<\/p>\n<p>3. A Siena chiude il Santa Maria della Scala, fiore all\u2019occhiello del sistema museale cittadino. La crisi del Comune (commissariato) sembra mettere fine ad una delle esperienze culturali pi\u00f9 promettenti d\u2019Italia.<\/p>\n<p>4. L\u2019Istituto Centrale per i beni sonori e audovisivi di Roma (la cosiddetta Discoteca di Stato), cio\u00e8 la memoria sonora del Paese, spacciata dalla Spending review a luglio, \u00e8 stata salvata in corner dall\u2019insurrezione dei cittadini. Sul sito, un avviso tuttora ringrazia \u00abquanti hanno testimoniato la loro solidariet\u00e0 e partecipazione\u00bb. Ve lo immaginate sul sito di un ente pubblico francese, o tedesco?<\/p>\n<p>5. Il mondo dell\u2019arte contemporanea \u00e8 in ginocchio: i tagli sono del 33%. Il Madre di Napoli \u00e8 in smontaggio, il Maxxi \u00e8 commissariato, il Castello di Rivoli si trascina grazie a bilanci provvisori bimestrali, e la Quadriennale di Roma non si terr\u00e0 per la prima volta dal 1927.<\/p>\n<p>6. Il terremoto in Emilia, Lombardia e Veneto: non ci sono soldi per i monumenti danneggiati. Un esempio? Per il Palazzo Ducale di Mantova ci vogliono 5 milioni di euro, e ne sono arrivati 300.000 mila. Alla faccia di Mantegna. Il centro dell\u2019Aquila, d\u2019altra parte, aspetta da oltre tre anni, ed \u00e8 ridotto ad una quinta da Cinecitt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un altro articolo di Tomaso Montanari sullo scempio della cultura. 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