{"id":885,"date":"2008-05-08T10:35:27","date_gmt":"2008-05-08T08:35:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.annarosamattei.it\/?p=17"},"modified":"2022-11-26T20:59:49","modified_gmt":"2022-11-26T19:59:49","slug":"polemica-letteraria-la-stampa-6-5-2008","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.annarosamattei.com\/?p=885","title":{"rendered":"&quot;La Stampa&quot; 6 maggio 2008 &#8211; Mirella Serri"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;LA STAMPA&#8221;                                                        6\/5\/2008<\/p>\n<p>POLEMICA LETTERARIA<br \/>\nCoraggio, critici: sparate sull&#8217;autore<\/p>\n<p>DOSSIER Fiera del libro 2008<br \/>\nBerardinelli, recensore militante, all\u2019attacco dei colleghi compiacenti<\/p>\n<p>MIRELLA SERRI<\/p>\n<p>Quando la letteratura non si merita dieci. Ma nemmeno Nove. Altro che stupefacente poesia mariana, l\u2019ultima raccolta dello scrittore Aldo Nove dedicata a Maria. Altro che lirica animata da un afflato dantesco (cos\u00ec \u00e8 stato detto) quella che si avvale di immagini come questa: \u00abMary non \u00e8 stronza come Ambra.\/ Mary \u00e8 molto pi\u00f9 dolce.\/ Mary studia filosofia\u00bb. Esegeti veramente assai indulgenti, i critici letterari nei confronti di Nove, narratore-poeta che non merita nemmeno la sufficienza. A pronunciare questo giudizio inappellabile e a dare voti bassini non solo a Nove ma anche ai suoi supporter, \u00e8 la prof Angela Borghesi. La docente all\u2019Universit\u00e0 di Milano Bicocca si \u00e8 mobilitata per fare le bucce al narratore di Viggi\u00f9 beniamino della critica. Ma non \u00e8 sola nell\u2019ingrato compito di passare sotto la lente di ingrandimento gli scrittori pi\u00f9 noti e pure i loro appassionati interpreti. Un gruppo di lettori d\u2019eccezione, convocati dal saggista Alfonso Berardinelli, in X. Dieci libri. Letteratura e critica dell\u2019anno 07\/08 (editore Scheiwiller), \u00e8 pronto a menar le mani.<\/p>\n<p>Si tratta di un manipolo anomalo e piuttosto isolato nell\u2019amb\u00ecto universo dei critici-Re-censori: deciso a buttar gi\u00f9 dal piedistallo insieme agli autori tutti i loro sostenitori che li accreditano come \u00abfenomeni\u00bb, anche se pieni di pecche e di strafalcioni. Cos\u00ec la Borghesi non perdona nemmeno i romanzi di Nove: da Woobinda alla Pi\u00f9 grande balena morta della Lombardia, il narratore \u00e8 stato considerato dalla critica compiacente il testimone pi\u00f9 attendibile della vicenda \u00abdi una generazione allo sbando\u00bb. Nove, in realt\u00e0, sbanda eccome: ma per via del fraseggio monotono, ripetitivo con la sua \u00abiterativit\u00e0 ossessiva e claustrofobica\u00bb. Che denuncia mancanza di immaginazione, di scatto originale da centometrista della prosa.<\/p>\n<p>L\u2019almanacco berardinelliano non si ferma a Nove, prosegue e investe anche Mal di pietre di Milena Agus. Il duellante Massimo Onofri \u00e8 pronto a incrementare non il mal di pietre ma quello di stomaco della narratrice pi\u00f9 discussa dell\u2019anno e dei suoi estimatori. Tutti quelli che sulle pagine letterarie ne supervalutano i libri insieme a quelli di Salvatore Niffoi, accomunati per via delle origini insulari come epigoni di Grazia Deledda. Mentre invece alimentano entrambi il \u00abmercato dell\u2019ovvio e dei luoghi comuni\u00bb. Come mai? L\u2019approssimazione linguistica, lo scialbo punto di vista, la banalit\u00e0 della storia, sono le caratteristiche della Agus. Non funziona nemmeno il lessico del sesso, piatto, poco sorprendente e approssimativo: \u00abSe dice \u201cfiga\u201d, lo fa con tutte le cautele, \u201cperch\u00e9 nelle Case Chiuse \u00e8 quella la parola che si doveva usare\u201d: laddove, poi, la parola \u201csedere\u201d \u00e8 sempre preferibile a culo poich\u00e9&#8230; \u00e8 questo della Agus un linguaggio&#8230; giudizioso e piccolo-borghese\u00bb. E Niffoi? Si becca la sua parte con \u00abquel finto sardo cucinato alla linguaiola, con tutte le spezie barbaricine e con quei suoi libri che finiscono per essere acquistati con lo stesso spirito con cui il turista in gita sociale si porta a casa le gondole veneziane\u00bb.<\/p>\n<p>Nell\u2019elenco degli scrittori sotto torchio finisce un altro \u00abcaso\u00bb: Mille anni che sto qui, di Mariolina Venezia, vincitore del Campiello 2007. Giudicato da Renato Nistic\u00f2 \u00abmolto simile a quei film horror goticheggianti degli anni Settanta-Ottanta\u00bb. In poche righe, con stile che ricorda il montaggio di un rapido servizio televisivo &#8211; cos\u00ec infierisce l\u2019anatomopatologo del testo -, la scrittrice riesce a non dir niente di anni cruciali, come quelli di piombo e gira a vuoto. Perdendo l\u2019appuntamento con la storia. Cosa che del resto \u00e8 capitata anche a Walter Veltroni, sostiene Nistic\u00f2, non nei panni di segretario del Pd ma in quelli di narratore de La scoperta dell\u2019alba. Nel suo primo romanzo invece di restituirci pistolettate, giornalisti e giudici ammazzati o gambizzati, agguati, violenza politica ed Autonomia, il decennio insanguinato lo scopre alla luce della propria autobiografia, con il protagonista che si ritrova nella villa dell\u2019infanzia, alza un vecchio telefono di bachelite e gli risponde un altro se stesso bambino. \u00c8 il trionfo dell\u2019io (narrante) e megalomane: leggere per credere Prima esecuzione di Domenico Starnone, passato al vaglio un altro sfidante, Mario Barenghi. Che imputa al romanziere di affrontare solo fuggevolmente gli argomenti al centro dei suoi racconti quali \u00abil terrorismo, le nuove Brigate Rosse\u00bb. Cos\u00ec, mentre dovrebbe sviscerare P38 e scontri a fuoco, in realt\u00e0, \u00abil fulcro del romanzo \u00e8 l\u2019io di uno scrivente ripiegato su di s\u00e9, che chiama in causa il terrorismo per parlare delle proprie fobie, che si accapiglia con le larve della propria immaginazione\u00bb.<\/p>\n<p>Per denunciare il disagio di cui si fanno interpreti i giustizieri di Berardinelli (pochissimi gli autori che si salvano nell\u2019Almanacco: lo storico della letteratura Giulio Ferroni grazia ad esempio Ermanno Cavazzoni), oggi scendono in campo pure i narratori: organizzatrice culturale che ben conosce il mondo della critica artistica e di quella letteraria, la scrittrice Annarosa Mattei, nel secondo romanzo, L\u2019archivio segreto (Oscar Mondadori), ha messo nero su bianco una satirica \u00abterrazza\u00bb alla Ettore Scola. Qui l\u2019intellighentia si riunisce in attici con l\u2019affaccio sui centri del potere capitolino e i numerosi personaggi \u00aba chiave\u00bb vanno da Alessandro Piperno a Giorgio Faletti, Federico Moccia, Achille Bonito Oliva (che come sculture da salotto suggerisce enormi e moderne costruzioni di rotoli di carta igienica), Ludovico Pratesi, Claudio Strinati (esperto di Caravaggio e di Rinascimento, soprintendente speciale per il polo museale romano, nonch\u00e9 consorte della Mattei, \u00e8 anche lui un protagonista sotto mentite spoglie). E poi c\u2019\u00e8 la giornalista culturale Ludmilla. Nella sua rubrica letteraria segnala le perle della settimana: al primo posto ci mette i tomi dei colleghi che scrivono per quotidiani e settimanali, poi quelli degli amici e infine il suo apprezzamento va a \u00ablibri non troppo scritti\u00bb, con poche perifrasi e giri di parole. Insomma oggi nella letteratura contemporanea soffia il vento dei Savonarola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;LA STAMPA&#8221; 6\/5\/2008 POLEMICA LETTERARIA Coraggio, critici: sparate sull&#8217;autore DOSSIER Fiera del libro 2008 Berardinelli, recensore militante, all\u2019attacco dei colleghi compiacenti MIRELLA SERRI Quando la letteratura non si merita dieci. Ma nemmeno Nove. Altro che stupefacente poesia mariana, l\u2019ultima raccolta dello scrittore Aldo Nove dedicata a Maria. 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