{"id":71,"date":"2008-09-02T20:10:36","date_gmt":"2008-09-02T18:10:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.annarosamattei.it\/?p=71"},"modified":"2022-11-26T20:59:38","modified_gmt":"2022-11-26T19:59:38","slug":"discussione-tra-me-e-fabio-brotto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.annarosamattei.com\/?p=71","title":{"rendered":"Discussione tra me e Fabio Brotto"},"content":{"rendered":"<p>Ecco a voi la recensione di Fabio Brotto con la discussione a seguire tra me e lui.<\/p>\n<p><strong>www.brotture.it<\/strong><\/p>\n<p>Due romanzi<br \/>\nAgosto 10, 2008<\/p>\n<p><em>L\u2019archivio segreto<\/em> di Annarosa Mattei (Mondadori 2008 ) e <em>L\u2019amore necessario<\/em> di Nadia Fusini (Mondadori 2008 ) sono due romanzi molto diversi, ma qualcosa li unisce. Non tanto il calligrafismo, che pure si nota subito &#8211; la cura della forma \u00e8 molto superiore a quella del romanzo medio di oggi -, quanto, in ci\u00f2 che dicono, la crisi della differenza, ovvero l\u2019aspetto fondamentale, insieme alla cultura vittimaria, del nostro mondo.<\/p>\n<p>Il romanzo della Mattei ha un respiro pi\u00f9 ampio, la giornata della protagonista-voce narrante a spasso per Roma la porta a contatto con uomini e donne del passato, monumenti, persone conosciute e sconosciute, molti personaggi appena tratteggiati, e soprattutto gente della borghesia intellettuale della sua cerchia, quasi tutti presi da irrisolti problemi d\u2019amore. Ma l\u2019interlocutore pi\u00f9 importante \u00e8 un gatto, saggio e parlante, che guida la protagonista nel mistero dell\u2019essere (addirittura). Nel romanzo della Mattei vediamo un disperato tentativo di salvare la differenza tra l\u2019uomo e la donna, attribuendo tra l\u2019altro alla donna il ruolo di narratrice di storie e all\u2019uomo quello di ascoltatore, sul modello delle <em>Mille e una notte<\/em>, che come soluzione \u00e8 davvero un po\u2019 debole, per quanto suggestiva. Nello stesso tempo, in assoluta contraddizione, vediamo il venir meno di ogni differenza tra l\u2019animale e l\u2019umano (gi\u00e0 intravisto nel romanzo di esordio). E anche questo, coi gatti e i cani che parlano, ecc., \u00e8 un segno dei tempi. Un gatto che parla, o che comunque \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di un gatto,  deve essere (se non siamo in una favoletta o in Esopo) un demone come nel <em>Maestro e Margherita<\/em>, o un umano sotto falso sembiante. Qui viene presentato come un puro gatto. Qualcosa non va.<\/p>\n<p>Annarosa Mattei ha detto,<\/p>\n<p>Agosto 23, 2008 a 6:27 pm<\/p>\n<p>Interessante il confronto tra i due libri e i due modi di concepire l\u2019amore: il rapporto uomo-donna, la crisi dell\u2019identit\u00e0 maschile e femminile. Curioso per\u00f2 lo stupore di fronte al gatto Gregorio\u2026 A chi scrive e racconta in un certo modo, non propriamente \u201crealistico\u201d, un gatto non pu\u00f2 mai apparire come un \u201cpuro gatto\u201d, anche se \u00e8 descritto in modo che sembri un semplice gatto. Se il gatto Gregorio parla del mistero dell\u2019essere e del divenire non deve essere un gatto comune\u2026 Del resto \u00e8 la stessa realt\u00e0 quotidiana, la pi\u00f9 opaca e ordinaria, quella che pu\u00f2 essere letta a molte dimensioni, se pensiamo a Kafka. L\u2019effetto straniante pu\u00f2 risultare proprio dal corto circuito tra una quieta e riconoscibile apparenza di superficie &#8211; si tratta proprio di un gatto? &#8211; e la sua essenza pi\u00f9 profonda e invisibile. Anche Roma , per esempio, nel mio romanzo non-romanzo, certamente \u00e8 Roma. Riconoscibile tal quale. Per\u00f2 \u00e8 anche quella misteriosa citt\u00e0 a strati sovrapposti e compresenti che Freud paragonava all\u2019inconscio\u2026<\/p>\n<p>Fabio Brotto ha detto,<\/p>\n<p>Agosto 23, 2008 a 7:13 pm<\/p>\n<p>Cara Mattei, secondo me il rapporto tra la Roma onirica e la Roma reale rimane un rapporto ben differente da quello tra un gatto naturalisticamente inteso, ovvero un gatto come animale &#8211; che per quanto vivente tra gli umani rimane un animale &#8211; e un gatto-demone, quale nella sostanza appare Matteo. Mentre nell\u2019insieme il discorso che il romanzo fa sul rapporto uomo- animale (compreso il desiderio della narratrice di evadere dalla forma umana ) mi sembra dovere pi\u00f9 ad una sensibilit\u00e0 animalistica diffusa nell\u2019Occidente di oggi che ad una tradizione letteraria come quella cui appartiene il gatto-demone di Bulgakov. Io infatti leggo appunto il romanzo come un esempio della crisi della differenza (e quella tra uomo e animale \u00e8 una delle pi\u00f9 importanti).<\/p>\n<p>3.<br \/>\nAnnarosa Mattei ha detto,<\/p>\n<p>Agosto 28, 2008 a 6:29 pm<\/p>\n<p>Caro Fabio Brotto, ero fuori e non ho dato seguito alla discussione che invece mi appassiona. Quella che tu chiami \u201csensibilit\u00e0 animalistica dell\u2019Occidente di oggi\u201d \u00e8 una corrente di pensiero ancora minoritaria, attaccata da molti fronti, anche dai Gesuiti. Il rapporto dell\u2019uomo con la natura \u00e8 invece il tema dei temi nella tradizione letteraria occidentale. La sofferenza del mondo naturale, animale e vegetale &#8211; in cui siamo inclusi, nonostante il nostro desiderio di evaderne &#8211; non \u00e8 solo umana stando a Lucrezio, a Virgilio, a Leopardi e a tanti altri. Non saremmo altro che \u201cmateria pensante\u201d, secondo il conte recanatese: \u201cforse in qual forma, in quale\/ stato che sia, dentro covile o cuna, \/ \u00e8 funesto a chi nasce il d\u00ec natale.\u201d Le differenze certo che esistono, ma senza gerarchie di specie e di genere. Solo in quanto differenze, o complementarit\u00e0 come nel caso dell\u2019uomo e della donna. Sarebbe interessante per noi umani intuirle o almeno esserne curiosi, senza illuderci di essere il centro di un mondo della cui infinita e multiforme variet\u00e0 possiamo cogliere solo frammenti.<br \/>\n4.<br \/>\nFabio Brotto ha detto,<\/p>\n<p>Agosto 28, 2008 a 10:36 pm<\/p>\n<p>Cra Mattei, ogni discorso, sia quello che sostiene la gerarchia dei viventi, sia quello che lo nega, \u00e8 discorso umano. Non \u00e8 trans-umano o trans-specifico, ma solo e puramente umano. Non conosceremo mai cosa della vita pensino i cani o i conigli. Per il semplice fatto che il mondo della rappresentazione, entro il quale, paradossalmente, tutti gli esseri possono essere posti sullo stesso piano, \u00e8 il mondo che caratterizza l\u2019umano in quanto non meramente animale. Ed \u00e8 appunto su questa sostanziale, incolmabile e fondativa differenza che io ragiono. Il rifiuto della gerarchia avviene sulla base di una rappresentazione del mondo, che nella cultura occidentale moderna sta acquistando sempre pi\u00f9 forza a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e non a caso, perch\u00e9 coincide con l\u2019idea che il mondo si divide tra vittime e carnefici. Pensa solo a questo, che nei mass media occidentali non \u00e8 pi\u00f9 rappresentabile l\u2019uccisione di un animale da parte di un umano, mentre lo \u00e8 quella da parte di un altro animale (come nei documentari di Angela sulla predazione). D\u2019altra parte, se tra l\u2019umano e l\u2019anmale non vi fossero differenze sostanziali, anche gli animali dovrebbero rispondere alla legge morale, cosa che con tutta evidenza non \u00e8 loro richiesta neppure dagli animalisti pi\u00f9 accesi. Io vedo nella negazione del saltus essenziale tra l\u2019animale e l\u2019umano uno spaventoso segno di disumanizzazione possibile. Il crollo delle differenze non ha mai portato la pace, ma il caos. Cosa significa che non ci sono gerarchie di specie? Che il verme e il cane o la scimmia sono uguali tra loro? In che senso? Sarebbe una uguaglianza puramente biologica, nel senso che sono tutti viventi, ma \u00e8 chiaro che non appartengono allo stesso piano. Tant\u2019\u00e8 che la morte di un lombrico anche nell\u2019animalista provoca meno emozione di quella dell\u2019orso ucciso dai cacciatori cattivi. Il motivo \u00e8 semplice: l\u2019uomo si proietta rappresentazionalmente anche sugli animali, mentre il contrario non vale. In realt\u00e0, la pi\u00f9 coerente abolizione delle differenze tra l\u2019umano e l\u2019animale la sostenne il darwinismo sociale, unendoli sotto l\u2019imperio della legge del pi\u00f9 forte e del pi\u00f9 adatto.<br \/>\n\u201cMors tua vita mea\u201d, il carnivoro uccide e divora l\u2019erbivoro, l\u2019umano guarda e si commuove e vorrebbe che il leone mangiasse erba.<br \/>\n5.<br \/>\nAnnarosa Mattei ha detto,<\/p>\n<p>Agosto 29, 2008 a 2:25 pm<\/p>\n<p>Io, per esempio, sono \u201cerbivora\u201d, caro Brotto\u2026 Lo erano anche Pitagora, Plutarco (che scrisse un aureo libretto sul non mangiare carne), Leonardo da Vinci, ecc. \u201cLo era anche Hitler..\u201d obiettano i carnivori. Ma questo nulla toglie alle ragioni di una scelta che nasce da lontano. Il problema centrale, forse, \u00e8 quello della comunicazione, non ti sembra? Non esiste solo quella linguistica, nonostante nessuno ne sottovaluti l\u2019importanza e il predominio. Comunichiamo attraverso tutti i sensi, quindi in modo non solo verbale. E gli animale spesso hanno sensi pi\u00f9 acuti dei nostri: odorato, udito, vista, tatto, gusto. Stando agli antichi miti filosofici o alla pi\u00f9 attuale psicoanalisi il linguaggio verbale ci pu\u00f2 anche tradire, ci pu\u00f2 dividere dal mondo facendoci sentire estranei al processo naturale e, soprattutto, del tutto soli, procurandoci cos\u00ec non poca sofferenza. Diabolica la nostra intelligenza. Luciferina in un certo senso. A meno che non si riscatti rinunciando al suo predominio e riconoscendo quella intuitiva, immaginativa, emotiva, gli altri linguaggi insomma, le altre sofferenze. Non \u00e8 difficile riconoscere la sofferenza, come non \u00e8 difficile riconoscere l\u2019amore. Chiunque abbia avuto un cane o un gatto (ma anche una mucca o un asino o una papera\u2026) lo sa bene. Un delfino o un polpo, un verme o un moscerino, certo che sono differenti. Eppure i delfini amano gli umani, pensa un po\u2019! Giocano\u2026 E il polpo \u00e8 in grado di risolvere problemi complessi. Un gorilla piange la morte del suo piccolo e lo abbraccia. Ti raccomando le scimmie Bonobo: se fai una piccola ricerca ne scoprirai delle belle a proposito delle differenze tra maschile e femminile. Mi piace di pi\u00f9 pensare a una famiglia multiforme e complessa di esseri viventi piuttosto che alla disperata solitudine di una sola specie condannata alla consapevolezza di s\u00e9. Mi piace anche questa discussione, ma credo di avere invaso troppo il tuo spazio. Se ne hai tempo e voglia, puoi invadere anche tu il mio (www.annarosamattei.it), dove ho riversato una parte della nostra discussione.<br \/>\n6.<br \/>\nFabio Brotto ha detto,<\/p>\n<p>Agosto 29, 2008 a 4:04 pm<\/p>\n<p>Non temere, nessuna invasione.<br \/>\nIl linguaggio parlato e scritto \u00e8 una delle forme della rappresentazione, non l\u2019unica. Anche la pittura, la musica, la scrittura, il mimo sono in questa sfera. Ci\u00f2 che io sostengo, e tu neghi, \u00e8 che l\u2019umano \u00e8 un unicum tra le specie viventi. E\u2019 vero che gli animali \u201cgiocano\u201d, ma siamo noi a definire \u201cgioco\u201d quelle attivit\u00e0, che col nostro gioco hanno somiglianza superficiale. Perch\u00e9 il nostro gioco \u00e8 nella sfera della rappresentazione, non se ne distacca mai. Il polpo risolve \u201cproblemi\u201d in un senso ben differente da come li risolve un umano, perch\u00e9 la sua soluzione non \u00e8 rappresentata. Ci\u00f2 che \u00e8 rappresentato si sottrae all\u2019immediatezza istintuale, \u00e8 pu\u00f2 essere raccontato. Noi siamo certo in parte animali, ma in parte non lo siamo, siamo fuoriusciti dal loro mondo. Un mondo in cui, non puoi trascurarlo, si uccide. I tuoi amati gatti uccidono, sono fatti per uccidere, basta guardare i loro artigli e denti. E tra loro per \u201camore\u201d combattono furiose battaglie, riducendosi spesso male: dei cani non parliamo neppure. E se loro uccidono, perch\u00e9 non dovrei uccidere io, non essendo loro superiore, appartenendo al loro stesso mondo? La verit\u00e0 \u00e8 che coloro che amano il mondo animale nel modo in cui lo ami tu ne hanno una percezione \u201cidillica\u201d. Io invece ne ho una percezione \u201ctragica\u201d.<br \/>\n7.<br \/>\nAnnarosa Mattei ha detto,<\/p>\n<p>Agosto 30, 2008 a 1:13 pm<\/p>\n<p>Non ho affatto una percezione \u201cidillica\u201d del mondo animale, se Lucrezio \u00e8 uno dei miei tanti maestri. Il mondo in cui siamo inscatolati &#8211; noi umani insieme a tutti gli altri esseri viventi &#8211; \u00e8 dominato dal tempo, dalla morte, dalla malattia, dalla sofferenza. A ognuno tocca un compito diverso, a seconda della sua mappa genetica &#8211; siamo davvero liberi? &#8211; oltre che del genere e della specie di appartenenza. Chi \u00e8 condannato a uccidere (non solo un felino) non \u00e8 detto che non sia una vittima del suo destino, che lo vuole carnefice per salvaguardare l\u2019equilibrio tra distruzione e rinascita. Buddha, Epicuro, qualche altro, indicano le vie dell\u2019amore e della compassione (anche qualcosa di pi\u00f9\u2026) per diventare consapevoli e tentare la via della liberazione dalla paura che ci opprime. La capacit\u00e0 di rappresentarci di cui noi soli saremmo dotati farebbe la distinzione perch\u00e9 avviassimo un percorso di rinascita e pacificazione. Quanto ai gatti (amo anche i cani), sono animali singolari, non a caso mitizzati e demonizzati, a seconda dei tempi. Come le donne, con cui venivano bruciati nell\u2019epoca della caccia alle streghe. Tra l\u2019altro, \u00e8 dimostrato da esperimenti che le specie in competizione non si aggrediscono quando non ne hanno ragione. Lo facciamo solo noi umani. Caro Brotto, comunque, quel che interessa a entrambi- almeno credo &#8211; \u00e8 il dialogo, al di l\u00e0 delle divergenze di opinioni (e di genere: maschile-femminile). Che \u00e8 proprio quanto stiamo facendo. E mi fa molto piacere.<\/p>\n<p>8.<br \/>\nFabio Brotto ha detto,<\/p>\n<p>Agosto 30, 2008 a 3:06 pm<\/p>\n<p>Credo che le nostre posizioni siano sufficientemente chiare. Grazie a Dio, noi umani possiamo scegliere la nostra dieta, mentre a nessun animale \u00e8 concesso scegliere se essere carnivoro o vivere d\u2019erba.<br \/>\nTu sei vegetariana, io no, e coerentemente invece che limitarmi a delegare ad altri l\u2019uccisione degli animali di cui mi nutro, la pratico spesso attivamente, e senza alcun rimorso di coscienza. Dialogare comunque si pu\u00f2 sempre, argomentando le proprie scelte, senza reciproca demonizzazione, proprio come abbiamo fatto noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco a voi la recensione di Fabio Brotto con la discussione a seguire tra me e lui. www.brotture.it Due romanzi Agosto 10, 2008 L\u2019archivio segreto di Annarosa Mattei (Mondadori 2008 ) e L\u2019amore necessario di Nadia Fusini (Mondadori 2008 ) sono due romanzi molto diversi, ma qualcosa li unisce. 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