{"id":658,"date":"2011-07-08T20:55:21","date_gmt":"2011-07-08T18:55:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.annarosamattei.it\/?p=658"},"modified":"2022-11-26T20:58:04","modified_gmt":"2022-11-26T19:58:04","slug":"a-proposito-del-premio-strega","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.annarosamattei.com\/?p=658","title":{"rendered":"A proposito del premio Strega.."},"content":{"rendered":"<p> L&#8217; articolo usc\u00ec sul \u201cGiorno\u201d il 24 giugno 1968: Pier Paolo Pasolini, in lizza al Premio Strega, ritir\u00f2 dalla competizione della cinquina finale il suo romanzo <em>Teorema<\/em>. Ora l&#8217;articolo si pu\u00f2 leggere in <em>Saggi sulla politica e sulla societ\u00e0<\/em>, a cura di Walter Siti, Meridiani Mondadori<br \/>\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br \/>\nPIER PAOLO PASOLINI<br \/>\n<em>In nome della cultura mi ritiro dallo Strega<\/em><br \/>\nLa prima reazione di un osservatore oggettivo e un po\u2019 indifferente, nel venire a sapere che un partecipante al Premio Strega, poco prima della seconda votazione, ritira il suo libro, \u00e8 che si tratti di una azione scorretta. Ebbene, lo \u00e8. Si tratta di una scorrettezza formale: e si sa che la correttezza formale \u00e8 una delle basi della convivenza democratica. Bench\u00e9 questo non mi sia costato molta fatica, ho dovuto dunque usare una certa violenza contro me stesso, in questa decisione di ritirarmi dal premio (&#8230;)<br \/>\nPERCH\u00c9 ho usato questa violenza contro il mio legalitarismo e il mio rispetto per le formalit\u00e0 democratiche? Perch\u00e9 ero posto di fronte a un dilemma: o andarmene, scorrettamente \u2013 e questo era male \u2013 o restare \u2013 correttamente \u2013 e questo era un male ancora peggiore. (&#8230;)<br \/>\n\u00c8 vero che gi\u00e0 altre volte avevo partecipato al premio: con R<em>agazzi di vita<\/em>, nel \u201955 o \u201956, e con <em>Una vita violenta<\/em> nel \u201959: e l\u2019elettorato ha decretato una mia dimostrativa sconfitta: ma quelli erano altri tempi, erano gli anni Cinquanta, con l\u2019Italia ancora paleocapitalistica, col suo Sud, i suoi sottogoverni ecc. ecc. Ora tutto \u00e8 cambiato: mentre allora il Premio Strega era, come dire, una cosa in famiglia, pareva, partecipandovi, di andare a giocare a tombola coi vicini di casa (&#8230;) Oggi invece il Premio Strega \u00e8 venuto a fare parte integrante di quella che si chiama \u00abindustria culturale\u00bb e si inquadra in una Italia borghese di tipo nuovo, contro cui non incombe pi\u00f9 la minaccia romantica e antiquata di una rivoluzione operaia, che non \u00e8 poi avvenuta. Il \u00abmalcostume\u00bb dunque non \u00e8 pi\u00f9 un fenomeno parziale, all\u2019interno di un particolarismo sociale (la vita letteraria), ma \u00e8 un fenomeno integrale, riguardante la societ\u00e0 italiana nel suo insieme. (&#8230;)<br \/>\nINSOMMA, sono venuto a conoscenza di fatti (di cui purtroppo non posso n\u00e9, credo, potr\u00f2 mai produrre prove) che mi hanno convinto che il Premio Strega \u00e8 completamente e irreparabilmente nelle mani dell\u2019arbitrio neocapitalistico. Devo rendermene complice? Un editore certamente ha il diritto di fare le pressioni che vuole: i suoi interessi sono di tipo industriale: e di fronte alla concorrenza, lo sappiamo, i \u00abpadroni\u00bb, sia pure addolciti dal nuovo corso, sono capaci di tutto. I miei interessi, invece, sono di tipo culturale: il mio esser capace di tutto pu\u00f2 consistere dunque in una sola cosa: protestare. Cos\u00ec mi ritiro scorrettamente dalla seconda votazione del premio per protesta: protesta contro l\u2019ingerenza dell\u2019editore industriale in un campo che io considero ancora, arcaicamente, non industriale: cosa che si concretizza nella creazione di valori falsi e nella soppressione di quelli veri. Soppressione, dico. Perch\u00e9 il neocapitalismo non ha scrupoli: l\u2019America reazionaria lo insegna. Circolano parole d\u2019ordine e veline. Di questo libro si pu\u00f2 parlare, di quest\u2019altro si taccia; questo libro vinca un premio, quest\u2019altro no. Guai a te, Direttore di rivista, se fai recensire favorevolmente questo libro. E se tu, Scrittore, non fai una recensione buona di quest\u2019altro libro, me la pagherai: infatti nessuno dei miei rotocalchi parler\u00e0 pi\u00f9 di te. Ah, tu, Letterato, sei amico di quest\u2019altro letterato? Ebbene, tradiscilo, altrimenti non ti rinnovo il contratto con la mia casa. Sei il votante di un premio? Bene, dammi la scheda, o entri nella lista di proscrizione. B\u00e8, prendi questi soldi, dammi la scheda. Ah, vecchi tempi, in cui una delegazione di votanti dello Strega andava da uno scrittore (buono) a pregarlo di ritirarsi dal premio perch\u00e9 la figlia di un altro scrittore (buono) doveva sposarsi, e quindi il milioncino del premio occorreva a lei! Ora l\u2019industria del libro tende a fare del libro un prodotto come un altro, di puro consumo: non ha bisogno dunque di buoni scrittori: cosa a cui fa perfetto riscontro la richiesta della nuova borghesia, che parrebbe completamente padrona della situazione, di opere di svago, di evasione e di falsa intelligenza.<br \/>\nRipeto: non voglio rendermi complice in alcun modo di questo stato di cose. Ma come odio la complicit\u00e0, odio anche il compromesso.<br \/>\nAVREI POTUTO continuare, formalmente, a fingermi un concorrente democratico e, d\u2019accordo con Maria Bellonci, avallare, sia con una vittoria, sia con una sconfitta di misura, per l\u2019ultima volta, il Premio Strega cos\u00ec com\u2019\u00e8: cio\u00e8 un campo d\u2019operazioni del pi\u00f9 brutale consumismo. Infatti, la signora Bellonci mi ha promesso che, per il prossimo anno, il premio sarebbe stato riformato, garantendo un miglior livello delle opere presentate eccetera.<br \/>\nNo. Non mi sono sentito di venire a un tale patteggiamento. Credo che soltanto una protesta, completa, rigorosa e senza compromessi, possa essere utile a far s\u00ec che il premio, se deve ricostituirsi, si ricostituisca da zero, rimettendosi integralmente in discussione. Sono convinto che solo cos\u00ec si potr\u00e0 avere un \u00abaltro\u00bb Premio Strega: che garantisca davvero di essere tutto dalla parte degli interessi culturali \u00abcontro\u00bb gli interessi industriali. Se esso vuole arrivare a questo attraverso patteggiamenti, compromessi, silenzi, vuol dire che non ha una reale buona volont\u00e0.<br \/>\nPER FINIRE, vorrei dire che so che, a questo punto, qualcuno mi potrebbe domandare perch\u00e9 sono solo, o con pochi amici \u2013 gli altri concorrenti al premio, per esempio \u2013 a combattere questa battaglia, e se per caso non esista un \u00absindacato scrittori\u00bb che intervenga, con forza e autorit\u00e0 (doppia: sindacale e letteraria) a difendere i suoi iscritti dalla vera e propria \u00abservit\u00f9\u00bb a cui li sta cominciando a ridurre l\u2019industria culturale. Ebbene, \u00e8 questa una domanda che mi faccio anch\u2019io senza saper rispondere, ma a cui si dovr\u00e0, prima o poi, dare una risposta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217; articolo usc\u00ec sul \u201cGiorno\u201d il 24 giugno 1968: Pier Paolo Pasolini, in lizza al Premio Strega, ritir\u00f2 dalla competizione della cinquina finale il suo romanzo Teorema. 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