{"id":3269,"date":"2022-12-08T14:21:42","date_gmt":"2022-12-08T13:21:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.annarosamattei.com\/?p=3269"},"modified":"2022-12-09T01:07:18","modified_gmt":"2022-12-09T00:07:18","slug":"una-bella-recensione-di-jolanda-bufalini-sul-tema-della-possibile-felice-coerenza-tra-citta-storia-ambiente-e-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.annarosamattei.com\/?p=3269","title":{"rendered":"Una bella recensione di Jolanda Bufalini sul tema della possibile felice coerenza tra citt\u00e0, storia, ambiente e natura"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-file\"><a id=\"wp-block-file--media-9da0afb0-d246-41b3-861c-ca9b875bcb55\" href=\"https:\/\/www.annarosamattei.com\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Roma.-Lantichita-il-rapporto-fra-storia-e-natura-Roma-Ricerca-Roma-2.html\">Roma.-Lantichita-il-rapporto-fra-storia-e-natura-Roma-Ricerca-Roma-2<\/a><a href=\"https:\/\/www.annarosamattei.com\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Roma.-Lantichita-il-rapporto-fra-storia-e-natura-Roma-Ricerca-Roma-2.html\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" download aria-describedby=\"wp-block-file--media-9da0afb0-d246-41b3-861c-ca9b875bcb55\">Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td><\/td><\/tr><tr><td><strong>Jolanda Bufalin<\/strong>i<br><br><strong>Annarosa Mattei,\u00a0<em>Sogno notturno a Roma (1871-2021)<\/em>, Roma, La Lepre Edizioni, 2022, pp. 355<\/strong><br><strong><em>Era destino che Roma diventasse Capitale?<\/em><\/strong><br><br>Come in un teatro di figura, in una Roma notturna illuminata dalla luna, fra antiche mura e misteriosi giardini cinque ombre procedono \u201ccon passi diversi ma perfettamente sincronizzati\u201d. Il percorso \u00e8 tutto dentro quella che per molti secoli \u00e8 stata la citt\u00e0, quando il Colosseo delimitava il con-ne con la campagna: piazza Venezia e piazza San Marco, la gemella piazza intitolata alla Madonna di Loreto, il Collegio Romano, palazzo Doria, la Galleria Sciarra, Santi Apostoli, via dei Fori Imperiali, il Colle Oppio.<br>Racchiusi in una bolla spazio-temporale, i cinque, 2 umani e 3 animali, usufruiscono dei poteri magici di Gregorio, gatto\u00a0<em>daimon\u00a0<\/em>e nume tutelare della citt\u00e0 dai tempi di Iside, la cui eNge dilavata e corrosa dai secoli \u00e8 ancora intuibile all\u2019angolo di un muro perimetrale di palazzo Venezia, statua parlante popolarmente ribattezzata Madama Lucrezia.<br>La magia consente a questo eterogeneo gruppo di pellegrini del tempo di superare le diNcolt\u00e0 linguistiche e di comprendersi l\u2019un l\u2019altro, scavalcando le barriere mentali che di consueto si frappongono alla comunicazione fra specie diverse.<br>Pu\u00f2 sembrare, all\u2019inizio, che la combriccola sia imparentata con la saga di Harry Potter creata da J.K Rowling ma ben presto si capiscono motivazioni interne e pi\u00f9 profonde. Il gabbianello Leopoldo, ad esempio, appartiene a una stirpe detestata perch\u00e9 migrante e arrivata da poco, \u00e8 \u201caggressiva\u201d \u2013 dicono \u2013 \u201crazzola nella spazzatura\u201d, mentre nessuno nota la trepidazione e l\u2019attenta cura che le famiglie dei gabbiani dedicano ai loro piccoli. E, forse ancora pi\u00f9 rilevante, gli animali possono insegnare qualcosa agli umani: per loro, ai quali \u00e8 preclusa la comprensione delle lettere dell\u2019alfabeto, si spalanca il grande libro della natura.<br>Nell\u2019antichissima citt\u00e0 dove le strati-cazioni inglobano il sacro delle civilt\u00e0 precedenti, il libro si amplia dalla natura alle pietre e all\u2019archivio segreto che le vestigia custodiscono.<br>Gaia, la veemente Gaia, con una cartella rossa e un I-Pad su cui scrupolosamente appunta ogni particolare di ci\u00f2 che vede e sente, \u00e8 l\u2019alter ego della narratrice che compare con la sua voce diretta negli 8 \u201cintermezzo\u201d del racconto.<br>Gaia partecipa in parte della natura demonica del gatto Gregorio ma \u00e8 frenata dall\u2019irruenza della sua indignazione, dalla rabbia che la contrappone a chi perpetra la devastazione del cuore antico di Roma, quello da cui tutto \u00e8 nato. Virginia Woolf, forse, non lascerebbe passare alcune delle sue tirate, lei che nel geniale\u00a0<em>Una stanza tutta per s\u00e9,\u00a0<\/em>raccomanda di procurarsi 500 sterline annue e una stanza con lucchetto, perch\u00e9 le donne possano lasciare fuori dalla porta il rancore verso i pregiudizi che tormentano l\u2019aspirazione delle donne alla scrittura, alla cultura, alla vita indipendente e piena. <br>Ma anche Gaia riesce, mettendo sotto controllo la sua esuberante vis polemica, a lasciarsi andare al flusso della vera scrittura, come quando si rivolge ai due lecci di piazza San Marco, minacciati dagli sterminatori di alberi, killer prezzolati da Comune e Soprintendenze: \u201cM<em>olto cari mi sono i due grandi lecci che sostano abbracciati nell\u2019angolo del giardino di fronte a uno degli ingressi di Palazzo Venezia. Mormorano da sempre storie infinite agli storni che in autunno li popolano, ai rondoni e alle rondini, quando raramente capita il miracolo che se ne vedano in primavera, ai cani che attraversano il prato con i loro compagni umani, quasi sempre troppo disattenti per comprendere le loro verdi parole trascorrenti fra i rami e le foglie. Invece la coppia di gabbiani che nidifica sul davanzale di una delle -nestre del museo le intende bene e considera i due lecci parte integrante della numerosa famiglia e del luogo da loro scelto per mettere su casa. Uno pi\u00f9 grande l\u2019altro appena un po\u2019 pi\u00f9 piccolo, i due lecci sono cresciuti vicinissimi e negli anni hanno cos\u00ec fittamente intrecciato i loro rami da creare un\u2019unica chioma indistinta come fossero una coppia di amanti. Li ho salutati ogni giorno per migliaia di giorni e li considero da sempre miei amici tra i pi\u00f9 sapienti e aNdabili. Ogni volta che passo sotto le loro chiome loquaci rallento il passo per intenderne meglio il con-dente brusio.<\/em>..\u201d(pag.67). <br>Eppure la vemenza di Gaia \u00e8 la spinta necessaria non solo all\u2019invettiva ma alla ricerca.<br>Il timido Marcello, bibliotecario archivista del Liceo Ennio Quirino Visconti, e il gatto Quirino, che di solito riposa appollaiato sul pie\u2019 di marmo, il piede della colossale Iside, la Madama Lucrezia di piazza San Marco, completano il gruppo.<br>Il sogno-cammino fa tappa proprio al Collegio Romano, dove ha sede il primo Regio ginnasio liceo della Capitale ma che era stato il\u00a0<em>Colegio de miras universales\u00a0<\/em>voluto da Ignazio di Loyola, centro di irradiazione della\u00a0<em>ratio studiorum<\/em>, il metodo educativo che rese celebri i gesuiti in tutto il mondo e che, per secoli, diede al Collegio Romano una fama che nulla aveva da invidiare a Oxford e Cambridge. Qui Galileo espose le sue teorie, portando ad argomento le osservazioni dirette fatte nel grande libro della natura.Dopo la presa di Roma la con-sca del bene ecclesiastico port\u00f2 alla dispersione dello straordinario patrimonio scienti-co l\u00ec custodito, a cominciare dalla\u00a0<em>Wunderkammer\u00a0<\/em>di Athanasius Kircher.<br>Il gruppo, dopo aver bevuto alla fontanella con il facchino e la sua borraccetta, da alcuni attribuita a Michelangelo, da via del Caravita raggiunge il confine di via del Corso, fa sosta alla Galleria Sciarra: incantevole esperimento realizzato dal principe imprenditore Maffeo Barberini Sciarra per stare al passo con i tempi della Roma moderna. Si materializzano nella Galleria, dove un tempo lavoravano i giornalisti de\u00a0<em>La Tribuna<\/em>, i fantasmi di D\u2019Annunzio e Pirandello, Scarfoglio e Matilde Serao, protagonisti di una breve stagione in cui Roma prov\u00f2 ad essere capitale culturale.Da Santi Apostoli, i due gatti, il gabbianello, i due umani si inerpicano, attraverso palazzo Colonna per i giardini misteriosi che salgono fino al Quirinale, sulle tracce di Serapide, \u201c<em>dio sincretico, a cui tutti, di ogni religione potevano rivolgersi, senza distinzione di genere, classe, censo, razza, e certamente neanche di specie. Dio della luce e dell\u2019ombra, della fecondit\u00e0 e della salute\u201d<\/em>.<br>Ad ogni passaggio corrisponde un capitolo di questa sorprendente guida di una Roma arcana nella quale si combinano epigrafia e pettegolezzi d\u2019epoca, storia moderna e antica, i sonetti del Belli e Orazio.<br>Il gruppo torna da dove era partito, nel\u00a0<em>non luogo\u00a0<\/em>di piazza Venezia per affrontare la ferita dei Fori Imperiali, soli 800 metri fino al Colosseo, che sembrano un\u2019eternit\u00e0 nello sconforto dei transennamenti, dei cantieri, degli scavi incomprensibili che hanno manomesso il giardino di piazza Santa Maria di Loreto, dei dislivelli, delle pedane, degli sbarramenti in cemento, dei tristi monconi di tronco di pino e alloro. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla de \u201c<em>l\u2019idea di\u00a0archeologia verde\u00a0che ispirava i progetti di Giacomo Boni, Corrado Ricci, Antonio Mu\u00f1oz<\/em>\u201d.<br>A parlare \u00e8 il gatto Gregorio: Le chiese dei Santi Cosma e Damiano e di San Lorenzo in Miranda \u201c<em>edi-cate entrambe sopra due antichi templi pagani, il tempio di Romolo e il tempio di Antonino e Faustina, li conservano e custodiscono perfettamente solo perch\u00e9 li hanno integrati in un\u00a0continuum\u00a0storico, di cui questa citt\u00e0 \u00e8 stata sempre sapiente maestra, almeno fino alla cesura segnata dalla sua trasformazione in capitale. Se conservare vuol dire integrare il passato al presente, come sappiamo bene noi\u00a0daimon, abituati ad attraversare il tempo e a ritrovare i nessi che uniscono in perpetuo dialogo le donne, gli uomini, le imprese di epoche diverse e lontane. Qualcosa, anzi molto, si perdeva nella perenne sovrapposizione della citt\u00e0 a se stessa, ma in realt\u00e0 mai nulla moriva e ogni colonna, statua, trabeazione, epigrafe, continuava a vivere nella perpetua riutilizzazione di una muratura, di una parete, di un architrave portante, dello stipite di una porta, della cornice di una finestra. Iside parlava ancora, poggiata direttamente sullo sterrato di piazza San Marco, e parlava ancora la sua gatta in cima a un cornicione. Come parlano ancora oggi le antiche colonne delle chiese romane, cos\u00ec spesso diverse l\u2019una dall\u2019altra, ma tutte vive nei luoghi comunque sacri alle divinit\u00e0, che sono sempre le stesse, miei cari, qualunque nome venga loro dato, secondo la tradizione propria di Roma<\/em>\u201d. (pag.327).<br>La tesi che attraversa il libro di Annarosa Mattei, attraverso il sogno dei suoi singolari personaggi, \u00e8 molto forte, e rinverdisce gli argomenti critici che accompagnarono i modi con cui si comp\u00ec l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia e la nascita di Roma Capitale. I\u00a0<em>buzzurri\u00a0<\/em>piemontesi occuparono la citt\u00e0 senza capirla, senza conoscerla, senza avere la curiosit\u00e0 di comprendere i segreti della sua storia millenaria. Il termine\u00a0<em>buzzurri\u00a0<\/em>non \u00e8 usato a caso, cos\u00ec li chiamavano i romani, distinguendoli dai burini del contado e dai cafoni provenienti dal Regno di Napoli. Portatori di un\u2019idea astratta di modernit\u00e0, i piemontesi operarono lo sventramento nel cuore stesso della citt\u00e0 antica, demolendo i quartieri medievali che circondavano, scendendo da Monti e dal Celio, il Campidoglio, per fare posto alla montagna di marmo bianco del Vittoriano. Un\u2019idea torinese di citt\u00e0, ma ignoravano che Roma non \u00e8 mai stata\u00a0<em>castrum<\/em>, non era divisa in cardo e decumano, la\u00a0<em>forma urbis\u00a0<\/em>somigliava a una stella.<br>Le ferite inferte da Mussolini con la costruzione della via dell\u2019Impero e l\u2019abbattimento della collina Velia furono in continuit\u00e0 con quelle inferte dai piemontesi con la costruzione del monumento che sbanc\u00f2 tutto, intitolato a un sovrano che continuava a chiamarsi Vittorio Emanuele II, pur essendo diventato il\u00a0<em>primo\u00a0<\/em>re d\u2019Italia.<br>Quelle radicali distruzioni che n\u00e9 la Roma imperiale n\u00e9 la Roma papale avevano mai compiuto, furono mitigate dall\u2019idea di archeologia verde che aveva ispirato Giacomo Boni, Corrado Ricci, Antonio Mu\u00f1oz e l\u2019architetto dei giardini Raffaele De Vico, che progett\u00f2 i giardini di piazza Venezia e quelli del Colle Oppio. Pini, mirti, allori, lecci. Sicch\u00e9 per un cinquantennio si \u00e8 potuta percorre a piedi la via dei Fori, anche quando le sue quattro carreggiate erano aperte al traffico delle auto, all\u2019ombra di un piccolo bosco urbano, un po\u2019 come avviene lungo la passeggiata archeologica di Caracalla.<br>E ora? Le ultime pagine del libro sono un accorato grido di dolore fra i ponti e le passerelle, i gradini e i gradoni \u201c<em>disposti senza nessuna coerenza progettuale<\/em>\u201d che rendono accidentato il percorso della via dei Fori, le chiese isolate dai fossati di scavo, le torri e le gru dei lavori per la metropolitana e per sorreggere la basilica di Massenzio che nessuno guarda pi\u00f9, le cui fondamenta messe a nudo sono destabilizzate. Il progetto di una \u201c<em>lama<\/em>\u201d di cemento ed acciaio al posto della via, per risolvere il problema del dislivello fra la citt\u00e0 attuale e quella antica. Una metafisica che render\u00e0 l\u2019area archeologica centrale ancor pi\u00f9 estranea alla citt\u00e0 viva, per lasciarla a disposizione di scavi che fin qui hanno portato alla luce poco o nulla, se non le cantine degli edifici abbattuti dal fascismo. <br>La vemente Gaia si sconsola allineando le devastazioni dell\u2019Italia democratica con quelle del magniloquente imperialismo fascista e con la retorica sabauda. Rimpiange il tempo in cui i cittadini percorrendo via della Consolazione, demolita dal buon sindaco Petroselli, potevano godere della visione gratuita dei Fori. I nomi hanno un valore e non \u00e8 un caso, accusa, che non si parli pi\u00f9 di parco archeologico ma di area. Non fosse mai che la parola parco evocasse quell\u2019idea di bosco, di essenze odorose, di giardino di cui si vanno cancellando le tracce.\u00a0<br><br>&#8211;\u00c8 molto interessante, per la sua peculiarit\u00e0, la bibliografia di\u00a0<em>Sogno notturno a Roma\u00a0<\/em>posta a conclusione del volume <img decoding=\"async\" width=\"767.000000\" height=\"168.000000\" src=\"blob:https:\/\/www.annarosamattei.com\/0fe41a2a-dc53-40e9-b22b-87c32d8552d9\" alt=\"page1image53203632\">Commento<img decoding=\"async\" width=\"8.000000\" height=\"8.000000\" src=\"blob:https:\/\/www.annarosamattei.com\/1e86281b-c34f-4052-b9cb-9ef7830b74d0\" alt=\"page1image53203840\">\u00a0<img decoding=\"async\" width=\"20.000000\" height=\"22.000000\" src=\"blob:https:\/\/www.annarosamattei.com\/9b9da217-d0dd-44a3-b0c3-21f078eaea9c\" alt=\"page1image53204672\">\u00a0<img decoding=\"async\" width=\"187.500000\" height=\"50.000000\" src=\"blob:https:\/\/www.annarosamattei.com\/4344190e-8727-4dc1-bc93-e54c2cb691a8\" alt=\"page1image53204880\">Invia commento<\/td><\/tr><tr><td>CREDITS: Designed by TWM Factory | Photographer: Andrea Jemolo<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jolanda Bufalini Annarosa Mattei,\u00a0Sogno notturno a Roma (1871-2021), Roma, La Lepre Edizioni, 2022, pp. 355Era destino che Roma diventasse Capitale? 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