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Alcuni dei libri finalisti allo Strega…

Sfogliando le pagine si affonda nelle sabbie mobili dell’orrore… linguaggio disarticolato, azzeramento di qualunque possibilità di dialogo, frammenti scomposti di finto parlato recuperato dal nero cronachese dei quotidiani, i “fanculo” disseminati senza tregua (perché non un corretto vaffa…? forse perché in italiano sarebbe troppo lungo rispetto al rapido bisillabo americano…), sessualità vischiosa e appiccicaticcia di personaggi che non hanno nulla di umano, privi di memoria di sé, degradati a un groviglio insensato di pulsioni e di istinti di morte… Scarpa, Scurati, Lugli: nomi che attraversano i media da qualche mese. Nei loro libri una lettura della realtà schiacciata su un presente che nasce strafatto, artefatto e consumato sulle pagine dei giornali; o rimodellata sulla storia travestita da lugubre presente. Un agnello sgozzato da una vergine; la carcassa di un gatto certosino con le zampe amputate; un cane ucciso da un’auto (un altro libro “premiato” qualche anno fa comincia con la parola “cazzo” pronunciata da un giovane che deve andare a sparare in piena notte a un cane che abbaia…). Gli umani assomigliano sempre più a morti viventi costretti a divorare quel poco di vivo che resta nel deserto del mondo totalmente spento: gli animali, per esempio, se compaiono, debbono comparire morti o morire crudelmente. Il genere “noir”, così si dice … che poi è la cronaca dissezionata con il taglia e cuci…Va molto bene con il pubblico, si dice… come va molto il linguaggio frantumato nella pattumiera della comunicazione televisiva. Ma qualcuno ha mai letto Edgar Allan Poe? O Gadda? O Pasolini? Nei libri che sto tentando di leggere con disagio crescente – credo che smetterò … – è scomparso il tempo, è scomparso lo spazio, sono scomparsi gli esseri umani, gli animali e le piante, i cieli, le nuvole, la pioggia e il sole, la notte, la luna, il sogno, l’odio e l’amore: le storie navigano in una poltiglia indistinta che non conserva traccia di nessuna realtà autentica, vissuta o letta, di nessuna cultura, di nessuna lingua e di nessun altro libro. Ripartiamo da zero dunque? Può essere un’idea.