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Radio Vaticana – Benedetta Rinaldi "Poteva essere un talk show" – conversazione del 2 e 9 giugno 2008

Intervista ad Annarosa Mattei di Benedetta Rinaldi sui rioni Pigna e Campitelli, che la protagonista del suo romanzo, L’archivio segreto, percorre nel corso di una passeggiata che dura un giorno. Tra incontri con amici e strani personaggi (animali, vagabondi, colleghi, ecc.) si snodano le divagazioni riflessive di una donna che osserva le vie, le piazze, i palazzi. Il primo ad essere attraversato è il rione Pigna: Palazzo Venezia, Via della Gatta, Piazza del Collegio Romano, Palazzo Doria, Piazza di sant’Ignazio… Tra gli ultimi, nel corso del pomeriggio, il rione Campitelli: il teatro di Marcello, il monastero di Tor de’ Specchi, il Campidoglio, il Palazzo Senatorio, il Tabularium, che è l'”archivio segreto” dove la storia trova una sua chiave di risoluzione…

Cosa racconta L'archivio segreto?

Una cena tra amiche in una bella casa di un quartiere residenziale di Roma, a parlare d’arte e di letteratura, ma soprattutto di sentimenti, di vita. La protagonista, il mattino successivo, decide di cancellare i suoi impegni quotidiani e di andarsene a zonzo fino a sera, come a voler ritrovare le tracce di una identità perduta, nel cuore e nella memoria storica della sua antica città. Lungo il cammino fa molti incontri, parla con uomini e donne persi in continue inchieste d’amore, esplora luoghi segreti seguendo misteriose indicazioni, alla ricerca di una chiave di accesso alla babele dell’esistenza
nella magia di una strana passeggiata tra i rioni di Roma: da piazza Venezia e attraverso Campo Marzio, fino al Ghetto, al teatro di Marcello, al Campidoglio. Un intrico di vie e di monumenti che diventano un labirinto popolato di personaggi e di storie di tempi andati. Un cammino senza meta apparente che ripropone il vecchio gioco delle parti in commedia. Una favola cittadina che si conclude nell’arco di un giorno sullo sfondo del Pantheon, sovrastato da un cielo notturno illuminato dalla luna.

Questa antica pianta di Roma mi fa sempre sognare ogni volta che la guardo con attenzione immaginando di essere piccola piccola in una di quelle vie e di quelle piazze, alcune scomparse. Il Ghetto, ad esempio, a destra, in basso, con le sue porte di ingresso. Così angusto e ricco di memorie. A ridosso di piazza Campitelli, del Teatro di Marcello, di Sant’Angelo in Pescheria, dell’Isola Tiberina. Immaginare di percorrerlo come era e di percorrerlo ora come è. Un esercizio di memoria e di conoscenza di sé attraverso le stratificazioni del tempo che a Roma diventano concrete e visibili più che in ogni altro luogo.