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Una recensione-sonetto assai gradita…

Alberto Bracci Testasecca ha scritto un libro che sta per uscire per La lepre edizioni. Si tratta di un romanzo e si intitola Volevo essere Moccia. Lo spunto non è da poco dato che i nostri tempi rumorosi e dissennati possono essere sintetizzati facilmente in un nome proprio. E non penso solo a Moccia. Mi chiedo spesso se ce la faranno l’ironia e la finezza a penetrare sottilmente e inavvertitamente nel frastuono delle innumerevoli parole ammassate e confuse nelle tante chiacchiere, nei tanti libri di oggi, così vuoti, così facili così facili così facili… Penso di sì, caro Alberto, e il modo sottile e inavvertito forse è il migliore quando a trionfare è il volgare clamore (rima incontrollata…). Intanto grazie delle tue parole sull’Archivio segreto: si allineano qui di seguito leggere leggere leggere, simili a un sorriso..

Mi ha divertito molto il tuo racconto:
passeggiare per Roma verseggiando
di un gatto mago e di un amico tonto,
e le vestigia antiche contemplando.

La rima ha un incantevole potere:
toglie il tappo al lavabo di parole
e nella frase poi le fa cadere
rendendo sagge quelle ch’eran fole.

Hai certo il dono della leggerezza,
che è un gran sollievo in questo mondo sciatto.
Rigiri le parole con destrezza

mostrando il lato tondo di ogni piatto.
Dal reame degli scrittori puri
ti invio un abbraccio e tanti, tanti auguri.