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Beni culturali in disfacimento

Ministeri come deserti… Signori, fra tre anni si chiude,
di Vittorio Emiliani

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali fra tre anni sarà una sorta di deserto: niente dirigenti, soprintendenti, tecnici, né custodi. Non lo dice il solito critico catastrofista Lo annuncia il sottosegretario Francesco Giro. «Il problema del personale è ancora più preoccupante di quello delle risorse. «Il sottosegretario Giro ogni tanto rinsavisce», ha commentato il segretario della Uil-Bac, Gianfranco Cerasoli. Ora, bisogna sapere che, secondo conti riportati dal segretario della Cgil-BC, Libero Rossi, se il personale della «gallina dalle uova d`oro» del nostro turismo si è ridotto, dal 1997 ad oggi, del 25,2 per cento, le sue risorse generali sono precipitate del 35 per cento.

Al punto che ispettori e tecnici non possono nemmeno più andare in missione nelle aree archeologiche come nei cantieri edilizi o di restauro fuori città: non ci sono più soldi. Proibito usare l`auto personale (per ottenere, anche anni dopo, rimborsi francescani). Soltanto autobus ni. , trenino, bicicletta, o a piedi. Del resto, sapete a quanto ammontano i buoni-pasto per questi solerti funzionari? A 7 euro l`uno. E gli stipendi allora? Con una trentina di anni di anzianità un direttore di[ museo o di area archeologica (o magari di tutt`e due) porta a casa 1.700 euro al mese.

Nelle Soprintendenze mai come ora si è provata la mortificante sensazione di appartenere ad un Ministero dove chi lavora, lavora tanto, guadagna poco e non ha nemmeno le motivazioni, lo status di un tempo. Del resto l`onorevole Sandro Bondi ha potuto impunemente giocare al «fantasma del Collegio Romano» e il suo successore non sembra brillare per particolare attivismo e volontà di approfondimento (anche se ha il merito di aver applicato la sentenza del Consiglio di Stato su Vittorio Sgarbi imposto da Bondi a Venezia). A fronte di un Ministero che ha perduto – perché avevano raggiunto la soglia dei 67 anni o perché avevano 40 anni di versamenti (avendo vinto il concorso giovanissimi) un numero impressionante di intelligenze appassionate e competenti: dal direttore generale per l`archeologia Stefano De Caro a quello per il paesaggio, Mario Lolli Ghetti, a soprintendenti quali Piero Guzzo, Maria Luisa Fornari, Liliana Pittarello, Ruggero Martines, Carla Spantigati, ecc. Altri personaggi sono stati messi a fare praticamente nulla, come l`ex soprintendente del Polo museale di Roma (e dico poco) Claudio Strinati, ancora lontano dalla pensione, sostituito da una soprintendente bocciata in tutti i concorsi ai quali ha partecipato. C`erano tanti quarantenni scalpitanti e preparati alle spalle dei giovani pensionandi? Proprio no, visto che il Ministero ha indetto pochissimi (e contestati) concorsi, uno, sommerso dai sarcasmi, fatto apposta per i cosiddetti «bocciati e redenti». Dove qualcuno è stato ri-bocciato. In forza di ciò ci sono ben 31 Soprintendenze o Archivi retti ad interim da titolari di altre gravose Soprintendenze. Ho contato otto «interim» soltanto nelle Soprintendenze ai Beni Architettonici e Paesaggistici.

C`è chi deve coprire una intera grande regione o, nel contempo, saltare da una regione nei giorni pari all`altra nei giorni dispari.
Sempre per stipendi mediocri. Tenete conto di un fatto: le Soprintendenze ai Beni architettonici e paesaggistici sono quelle più in difficoltà perché devono tutelare un paesaggio continuamente aggredito da un`edilizia spesso illegale o abusiva, e comunque rispondere a continui quesiti, compiere sopralluoghi, vigilare su centri storici anche minimi ma preziosi. Con un numero di tecnici così ridotto che ad ognuno di loro toccano anche un migliaio di pratiche l`anno, cioè 4 o 5 per giorno lavorativo. Se il personale sta così male, quanti e redenti», dove c`è chi riboccia addirittura sono i fondi per gli investimenti nella tutela? Appena 53 milioni per il 2011. Briciole per un patrimonio che conta oltre 20.000 centri storici (di cui almeno mille straordinari), molti di origine etrusca, italica, magnogreca e romana, 95.000 chiese, 40.000 fra torri e castelli, e molto altro ancora.

L`elencazione di casi e situazioni disperanti potrebbe continuare, ma bisogna domandarsi: perché? Soltanto sordità, incultura, cialtroneria? No. Perché anche così deboli le Soprintendenze danno fastidio ai poteri forti, nazionali e locali. Allora meglio indebolirle vieppiù e commissariarle dove si può. Un altro «perché» lo ha esposto esemplarmente la responsabile culturale della Confindustria, Patrizia Asproni: «Sono stanca del Ministero per i Beni e le Attività culturali. Non ne abbiamo più bisogno.

Il patrimonio culturale del Paese deve entrare nella competenza del Ministero dello sviluppo economico». Insomma, basta con la tutela e avanti coi buoni affari. Non è una battuta: è la strategia di attacco in corso.

L’Unità 14.07.11