Archivio mensile:marzo 2018

Amore, ‘amor nova’, equinozio di primavera. Bevagna, 24 marzo.

 Oggi, 21 marzo,  la notte dura quanto il giorno, come accade nell’equinozio d’autunno. La luce fronteggia la notte alla pari, ma nel segno della rinascita e della crescita. In realtà l’equinozio è stato ieri, 20 marzo, dato che il calendario gregoriano non coincide perfettamente con l’anno siderale. Ma è solo un dettaglio. Quel che conta è che siamo dentro la nuova stagione. Dopo l’equinozio di primavera le ore della luce aumentano, fino ad arrivare al culmine con il solstizio d’estate. Nella irripetibile civiltà della cortesia fiorita nelle corti d’Occitania, nel sud ovest della Francia, l’esperienza d’amore era considerata, come la primavera, una meravigliosa occasione di rinascita dei sensi, della mente, dell’anima, riservata a chi fosse predisposto e pronto a coglierla e a intenderla. Esplorando e cantando lo straordinario ‘enigma d’amore’, i trovatori ne coglievano le analogie con il risveglio della natura dopo la morte apparente dell’inverno, e chiamavano Amor nova la tempesta rigenerante che apriva nuovi orizzonti di luce e sapienza a chi sapesse affrontarla.  Guglielmo d’Aquitania, il primo grande trovatore, parla della ‘dolchor del temps novel‘ (dolcezza della primavera), quando ‘foillo li bosc, e li aucei/ chanton, chascus en loro lati,/ segon le vers del novel chan‘ (rinverdiscono i boschi, e gli uccelli cantano, ciascuno nel suo latino’). Dante intitola Vita Nuova il diario del suo primo incontro con l’amore, che si manifesta nella visione di Beatrice per trovare la sua perfetta  attuazione nel percorso iniziatico della Commedia. Un 21 marzo di molti anni fa, giorno dell’equinozio di primavera, nacque mia madre, che considero la mia prima maestra d’amore.

E allora,  parleremo ancora d’amore, a Bevagna, il 24 marzo, e della ‘gaia scienza’, che lo interpretò e lo espresse, attraverso i nobili versi delle canzoni, delle ballate, delle albe, dei romanzi cavallereschi, insuperati modelli della grande letteratura europea.

Ascona, Eranos, 19 gennaio: immagini e ricordi di luoghi magici e di una giornata particolare

 

 

 

 

 

Trovo solo oggi il tempo di raccontare una splendida giornata di un mese e mezzo fa. Mi basteranno appena una memoria fotografica e poche note di cronaca per cercare di ricordare il giorno di Venerdì 19 gennaio, ad Ascona, in Canton Ticino, sulle sponde svizzere del lago Maggiore, nei pressi di Monte Verità. Ricordo bene il cielo limpido e azzurro, l’aria pulita, fredda e tonificante. Prima della presentazione del mio libro, L’enigma d’amore nell’occidente medievale, prevista nell’Aula Magna dell’antico Collegio Papio, i nostri ospiti ci guidarono nei luoghi molto speciali, che hanno creato il meraviglioso incanto di un angolo di mondo dotato di un’aura particolare. Claudio e io, Alessandro Orlandi, Carlo Laurenti, Pino Bianco (primo ideatore dell’iniziativa), Franco Cardini, visitammo in amabile compagnia la cosiddetta “Casa Gabriella”, dove Olga Frobe-Kapteyn (1881-1962), appassionata di studi platonici, avviò una scuola di ricerca spirituale, a partire dal 1933, dando vita ai celebri Colloqui di Eranos, ai quali furono invitati a partecipare i sapienti e gli studiosi più illuminati dell’epoca. Eravamo accompagnati dai vari responsabili dell’evento, previsto per il tardo pomeriggio, incentrato sul mio libro e sulla discussione intorno al tema d’amore: Claudio Metzger, che dell’evento era stato il promotore, come membro del consiglio di amministrazione della Eranos Foundation, Fabio Merlini e Riccardo Bernardini, presidente e segretario scientifico della Fondazione, i fratelli Boga, che con la Boga Foundation avevano sponsorizzato la manifestazione. Ammirati da tanta bellezza, ricordo che discendemmo con circospezione lungo i tortuosi e impervi sentieri del giardino scosceso, ricco di canneti, fino alle rive verdi, ricoperte di fitta vegetazione, che si immergevano e si rispecchiavano nelle acque limpide del Lago Maggiore. Un’esperienza di totale immersione in una atmosfera carica di memorie, di voci, di presenze di tempi lontani e sempre presenti. Ricordo bene la meravigliosa qualità dell’aria, gli interni semplici e luminosi della “Casa Gabriella”, le stanze per gli ospiti, la biblioteca, la sala degli incontri, in cui ogni anno, per anni, si ripeterono i Colloqui tra uomini illustri, come Carl Gustav Jung, Martin Buber, Mircea Eliade, Kàroly Kerènyi, James Hillman e molti altri. All’esterno, il tavolo tondo, intorno al quale gli studiosi discutevano e discutevano, ritrovandosi sempre, al rinnovo della bella stagione, come in un rito, come ispirati da un misterioso e antico genius loci, capace di mettere in silenzio il rumore molesto del presente, del male, della storia, allora, come ora, minacciosi e pressanti.

Dopo essere stati accompagnati al Collegio Papio e averne visitato gli ambienti, l’antica Chiesa soprattutto, dove sono conservate e curate le preziose tracce artistiche del passato, ricordo bene il nostro ingresso, alle 18,30 nell’Aula Magna del Collegio, dove si sarebbe svolta la nostra conversazione sul tema d’amore. Mi sembrò vasta e semivuota, in modo preoccupante, all’inizio, appena entrati. Ricordo bene, però, come il cuore mi si aprì quando in pochi minuti la vidi riempirsi di un pubblico attento e coinvolto, che, alla fine, sembrava non volesse più andar via.

Le immagini della cena conviviale, conclusiva, in una grande sala del Collegio, credo che suggellino in modo efficace le emozioni e l’intensità di una giornata assolutamente fuori dall’ordinario. L’indomani mattina, in compagnia degli amabili Sira e Claudio Metzger, ancora fummo immersi, tutti noi, nell’aria e nei colori di un angolo del nostro pianeta, memore certamente di antiche divinità, che forse ancora lo frequentano.

Per ricordare la grande civiltà dell’amore nell’imminenza della festa delle donne

Pubblico di nuovo e con un particolare rilievo  questa recensione di Mattia Nesto, anche se l’avevo già messa in rete, tempo fa, non solo sulla mia pagina facebook personale, ma anche sulla pagina dedicata ai due libri che trattano lo stesso meraviglioso tema, il primo in modo narrativo e il secondo in modo saggistico (la pagina si intitola: Il sonno del Reame o L’enigma d’amore). Chi preferisce leggerla sul sito di CriticaLetteraria, può cliccare su Archivi, in fondo al testo, per vederla comparire. La recensione di Mattia Nesto è, senza alcun dubbio, quella che, a parer mio, di più ha colto le intenzioni, il senso e gli obiettivi comunicativi del mio libro sulle origini del discorso d’amore, sull’importanza della sua diffusione in gran parte d’Europa, sulla presenza essenziale delle donne nell’elaborazione etica ed estetica di un’esperienza totalizzante e rigenerante, riservata a uomini e donne realmente capaci di intenderla. Nell’imminenza della festa delle donne, che rischia sempre di essere vana e vacua celebrazione retorica, mi farebbe un immenso piacere se ricordassimo e rivivessimo un momento così alto ed evoluto della cultura e della storia europee, per non credere mai che la civiltà dell’amore e della cortesia sia irripetibile.

L’enigma d’amore nell’Occidente medievale
di Annarosa Mattei
La Lepre Edizioni, aprile 2017
Pp. 283
€ 20
On n’aime pas dame por parenté,
Mais quant ele est belle e cortoise et saige
 
(“Non s’ama una donna per il suo parentado, ma perché è bella e cortese e saggia”, Conon de Béthune)
Uno dei saggi più belli e sorprendenti di quest’anno anzi, senza se e senza ma, uno dei libri più interessanti in questo momento: L’enigma d’amore nell’Occidente medievale di Annarosa Mattei, uscito per La Lepre Edizioni, è un volume sorprendente, ricco di spunti interessanti. Lungi dal voler essere un testo eminentemente accademico o pomposo, tramite un linguaggio semplice e a tratti anche giocoso, senza mai scadere nel trivio o nell’improvvisazione, Annarosa Mattei costruisce un discorso perfettamente realizzato, partendo dal presupposto che la cosiddetta lirica cortese sia da ripensare in maniera quasi totale. Per anni e anni infatti, questa particolarissima corrente culturale, poetica e politica è stata intesa come patrimonio esclusivamente maschile: in realtà, come dimostra Mattei, c’è stato spazio anche per le donne, donne che hanno plasmato il concetto d’amore secondo i loro personali stilemi e il loro personale modo di pensare.
Bastano poche righe per capire che ci si trova davanti ad un testo inusuale, soprattutto se considerato che tale volume ha un comparto di fonti e di testimonianze davvero considerevole. La studiosa infatti non inizia citando qualche testo di un famoso pensatore ma spiazza il lettore con un classico riferimento pop: cita infatti il, formidabile, film Her, in cui una sorta di intelligenza artificiale molto tecnologica languiva il desiderio d’amore di un malinconico protagonista. Attraverso paralleli e similitudini che si rincorrono per tutto il testo, Mattei realizza un’opera che si può consultare in maniera facile ed appassionante, ideale quindi per il curioso, l’addetto ai lavori o anche lo studente universitario. Un libro profondamente democratico e popolare: una meraviglia.
L’enigma d’amore si configura diviso per capitoli, i quali seguono prima le diverse fasi della lirica provenzale, per usare un termine forse scorretto ma di immediata presa verso il pubblico, dal Sud al Nord della Francia quindi passa a citare le diverse declinazioni prese da questa corrente poetica in Spagna, nei territori tedeschi e in quelli italiani. Ne viene così fuori un mondo articolato e sfaccettato, un Medioevo colorato e mediterraneo, che parla sì tante lingue ma che alla fine tutte quante si assomigliano.
Infatti è molto interessante notare come un poeta di Genova potesse, senza troppi problemi, farsi capire in Provenza e come uno scrittore iberico potesse trovarsi a proprio passando per Strasburgo. Un cosmo, quello del libro di Mattei, estremamente ramificato e interconnesso con le donne, prima fra tutte Eleonora, duchessa d’Aquitania, a recitare un ruolo da assolute protagoniste.

Una storia dei trovieri e dei trovatori che è una storia profondamente europea che dall’Inghilterra alla Boemia coinvolge tantissimi Paesi. Annarosa Mattei riesce a provare che questa lirica cortese non è era qualcosa di solamente cristallizzato ma era anche materia poetica magmatica, piena di differenze, di sfaccettature diverse e di interpretazioni personali. Nello sfociare poi nella poesia del Dolce Stil Novo questa corrente è diventata, letteralmente, parte del patrimonio culturale italiano. In L’enigma d’amore si legge di noi stessi, del nostro intimo io poetico e sovranazionale: al di là dei confini sulle ali della poesia.

Mattia Nesto