Archivio mensile:dicembre 2017

Come sogno e immagino Roma

Oggi, come ogni giorno, desidero sognare e immaginare Roma. La città  ‘archivio segreto’ della memoria del mondo, che sempre mi meraviglia per la sua irresistibile bellezza.  La città ricca di antichi palazzi e chiese come nessun’altra al mondo; ricca di templi, terme, fori, di ville, parchi e giardini storici, capaci di resistere alle molteplici e ricorrenti ingiurie dell’incuria e dell’ignoranza.
Sogno e immagino una città che possa e sappia manifestarsi ed esprimersi attraverso tutte le sue identità storiche e artistiche, in modo che passato e presente dialoghino senza prevaricare l’uno sull’altro; una Roma in cui non si abbattano alberi e non si distruggano giardini storici per fare scavi archeologici da lasciare in stato di totale abbandono (il caso di Piazza Venezia e di via dei Fori Imperiali); una Roma non ingombrata e imbruttita, proprio nel suo cuore più antico, da eterni cantieri per opere pubbliche mal concepite (il triste caso della Metro C a pochi metri dal Colosseo). Immagino una Roma gratuita, che non preveda biglietti di ingresso nelle aree vive e vissute, che appartenga a tutti coloro che la vivono quotidianamente: a quelli che ne conoscono la meravigliosa storia, a quelli che desiderano conoscerla, ai suoi cittadini, ai viaggiatori qualificati e non ai turisti massificati che la affollano e la imbrattano. Sogno e immagino una Roma che recuperi pienamente la qualità dell’aria, che possa conservare e arricchire il suo straordinario patrimonio di verde pubblico, una città in cui si possa vivere camminando con il sommo piacere di essere sempre a casa.

Se siamo d’accordo, proviamo tutti insieme a sognare e a immaginare Roma in questo stesso modo?

Questo è il mio augurio per le prossime feste e anche per i giorni che verranno!

Oscar Wilde: a proposito dell’autonomia dell’arte…

Leggendo quanto accade nelle biblioteche delle università e nei musei americani, dove vengono censurate opere letterarie e artistiche, meravigliose testimonianze della libertà di tempi più o meno remoti, a me, che sono solo un gatto, sia pur parente di Murr, Behemoth e tanti altri, vengono molti dubbi. Sono certi gli umani attuali  di essere liberi dal pregiudizio e dalla paura? Sono certi di intendere quello che dovrebbe essere lo statuto critico della realtà e della finzione, della verità e della menzogna, di ciò che è bene e di ciò che è male? Pensano davvero che ci siano dei confini netti, stabiliti in modo assoluto e fuori dal tempo? Ecco che mi è venuto il desiderio di rileggere (anche se in italiano..)  quello che scrisse Oscar Wilde alla fine dell’800, nella prefazione a Il ritratto di Dorian Gray, a proposito dell’autonomia dell’arte e del fondamento estetico della vita.

L’artista è il creatore di cose belle.
Rivelare l’arte e celare l’artista è il fine dell’arte.
Il critico è colui che può tradurre in diversa forma o in nuova materia la propria sensazione del bello.
La più alta come la più meschina forma di critica sono una sorta di autobiografia.
Coloro che scorgono brutti significati nelle cose belle sono corrotti senza essere interessanti. Questo è un difetto.
Coloro che scorgono bei significati nelle cose belle sono gli spiriti colti. Per loro c’è speranza.
Essi sono gli eletti per cui la cosa bella significa soltanto bellezza.
Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto.
L’avversione del diciannovesimo secolo per il Realismo è la rabbia di Calibano che vede il proprio volto riflesso in uno specchio.
L’avversione del diciannovesimo secolo per il Romanticismo è la rabbia di Calibano che non riesce a vedere il proprio volto in uno specchio.
La vita morale dell’uomo fa parte della materia dell’artista, ma la moralità dell’arte consiste nell’uso perfetto di uno strumento imperfetto. L’artista non ha bisogno di dimostrare nulla: poiché perfino la verità può essere dimostrata.
Nessun artista ha intenzioni etiche. Uno scopo etico in un artista è un imperdonabile manierismo stilistico.
Nessun artista è mai morboso. L’artista può esprimere qualsiasi cosa.
Il pensiero e il linguaggio sono per l’artista strumenti di un’arte.
Il vizio e la virtù sono per l’artista materiale di un’arte.
Dal punto di vista formale il modello di ogni arte è l’arte del musicista. Dal punto di vista del sentimento la professione dell’attore è esemplare.
Ogni arte è a un tempo epidermide e simbolo.
Coloro che vogliono andare sotto l’epidermide lo fanno a proprio rischio.
Coloro che vogliono intendere il simbolo la fanno a proprio rischio.
Lo spettatore e non la vita viene rispecchiato dall’arte.
La diversità di opinioni intorno a un’opera d’arte indica che l’opera è nuova, organica e vitale.
Quando i critici dissentono tra loro, l’artista è d’accordo con se stesso.
Possiamo perdonare a un uomo l’aver fatto qualche cosa di utile purché non l’ammiri. L’unica scusa per aver fatto una cosa inutile è di ammirarla intensamente.
Tutta l’arte è perfettamente inutile.