Archivio mensile:aprile 2011

(non) habemus papam..

Il papa di Nanni Moretti si chiama Melville. Molti di noi ricordano la storia di Bartleby lo scrivano, l’impiegato che a ogni richiesta del suo capo ufficio oppone un inspiegabile e netto diniego: “Preferirei di no…” dice sempre Bartleby. “Che significa questa storia?” mi chiesi allora. Me lo chiedo ora di fronte alla storia raccontata con rara maestria da Nanni Moretti, che non può aver chiamato Melville il suo papa senza una ragione. Mi sono sembrate ottuse le reazioni immediate. Il Vaticano si risente; i critici criticano: troppo lunga la partita dei cardinali, dicono molti; deludente la seconda parte del film, dicono altri; la scena del teatro neanche a parlarne; la psicoanalisi ridicolizzata, secondo i molti che la esercitano; e via di seguito… Quale aggettivo usare per questo tipo di lettura di un’opera d’arte, qual è, comunque, un film di Nanni Moretti? naturalistica? realistica? Ma il discorso dell’arte non è sempre allegorico? come mai oggi ci sfugge ciò che ai tempi di Dante, di Melville, di Kafka era ovvio? Il nostro tempo è talmente avvezzo allo scorrimento veloce e lineare di immagini e suoni da credere che l’unica lettura possibile di una storia sia quella letterale, come se nulla avesse spessore, come se personaggi e situazioni fossero semplicemente piatti. Sembra sempre più impraticabile la via dello scandaglio verticale, della domanda di senso: che significa quel che vedo? Quel personaggio è solo quel che appare? Per esempio, il papa di Moretti è un papa verosimile, riconoscibile? oppure no? non è per caso un personaggio che va oltre la sua immagine, la sua figura, come direbbe Auerbach a proposito dello storico e vero Celestino V, messo in scena da Dante nel terzo canto dell’Inferno? Nel mondo dantesco ogni situazione, ogni personaggio è certamente quel che è, ma è anche qualcos’altro che va oltre la sua dimensione terrena e letterale: come se la realtà avesse uno spessore che i sensi non percepiscono ma che la mente e l’immaginazione intuiscono. Del resto nella cultura medievale il libro della natura e il mondo intero sono avvertiti e letti come un sistema di segni simbolici da decifrare con grande sapienza e amore: l'”amor che move il sole e l’altre stelle” lo colgono davvero solo gli artisti e i poeti iniziati al divino linguaggio. Pensare di riprodurre e raccontare la realtà restando sulla sua superficie non è che mera illusione, da cui può emergere solo una cronaca piatta e lineare, come sanno bene l’artista, il filosofo, lo scienziato, pronti a indagare e a interpretare l’essenza di ogni cosa cogliendone i segnali misteriosi al di là dell’ingannevole percezione dei sensi. Papa Melville, dunque, in questo senso non è un vero papa, tanto meno è Ratzinger, così come i cardinali non sono i veri cardinali (che non sarebbero mai così buoni e inoffensivi..) e il Vaticano non è il Vaticano: anche se tutto sembra essere quel che appare essere, in realtà nulla è solo quel che è, nell’eterno teatro dell’essere e dell’apparire. Ogni cosa è qualcos’altro, che si scopre solo scavando e sbucciando la superficie delle cose. Il papa è l’eterno Bartleby lo scrivano, figura dell’io in pezzi, disperso in se stesso e nel mondo, immagine allegorica dell’eclisse della ragione, dell’inattualità dello spirito che si ritraggono entrambi impotenti di fronte alla richiesta di senso. “Preferirei di no..”, direbbe forse ciascuno di noi, se solo qualcuno si prendesse la briga di chiedergli, nel momento fatidico, se davvero desidera nascere per poi necessariamente morire. La storia di (non ) habemus papam, inquadrata tra le grandi braccia del porticato di San Pietro che cinge la piazza ricolma di genti di ogni parte del mondo, racconta il disorientamento globale di ogni uomo, all’interno e all’esterno di sé, la paura di non farcela, di non ritrovare la strada, nell’assenza totale di punti di riferimento. Se abbiamo tutti paura, ne ha certamente di più chi viene investito di un carico di sovrasenso, di un ruolo e di una parte in commedia che non conosce e non intende accettare. Costui, Bartelby/Melville, invece di recitare la sua parte rassicurando i fedeli spettat(t)ori, interpreta al massimo grado la sua propria personale angoscia da panico e da sperdimento: urla, scappa, si fa comparsa tra la gente comune, torna, infine, ma per dire no, preferirei di no, e quindi volta definitivamente le spalle al pubblico in attesa del verbo impossibile. Nessuna Chiesa, nessuna scienza, è in grado di dare una risposta al mondo confuso, né di proporre un’ipotesi di senso, un orientamento: i cardinali desistono, non ce la fanno a rimettersi in gioco; il papa volge le spalle e non ce la fa a recitare la sua parte; lo stesso psicoanalista non ce la fa a curare il sistema malato. “La vita è una malattia mortale ” direbbe Zeno Cosini, variante di Bartleby, al suo medico occhialuto, convinto di avere trovato le ragioni del suo malessere e di poterlo curare. Ma l’unica risposta non può che essere sempre un punto di domanda.

attenzione attenzione…

Spero che i i miei venticinque lettori non siano troppo diminuti nel corso di questi ultimi mesi.
Il momento in cui viviamo è talmente affollato di problemi da renderne difficile l’analisi, la comprensione, la comunicazione.
Cosa è più grave? Il degrado morale e politico del nostro paese inavvertito dai più? La semplificazione della cultura, banalizzata a cronaca pseudorealistica, irriflessiva e minuta, dell’istante? Il massacro della natura multiforme di cui troppi dimenticano la sacralità?
L’ambiente è a rischio estremo: le devastazioni umane aumentano e si sommano a quelle naturali dando l’impressione che la terra stessa, come un organismo unitario e coerente, risponda alle aggressioni e alle violenze subite.
Qual è il nucleo generatore di tanta umana ottusità? Chiediamocelo..

INTANTO FACCIAMO ATTENZIONE AI POCHI APPELLI CHE CI CHIAMANO IN CAUSA:
COME QUESTO CHE VEDETE …
DIFFONDIAMOLO E FACCIAMO DI TUTTO PER RIANIMARE GLI SCORAGGIATI E RISVEGLIARE GLI INCONSAPEVOLI…

referendum

Contro la deportazione dei gatti..

Da:
E.N.P.A. Sezione di Roma
A: roma@enpa.org

Il Comune di Roma a seguito delle lamentele di alcuni fobici genitori per la presenza di alcuni gatti di una colonia in via Bobbio, zona Piazza Re di Roma, ha ordinato la cattura dei gatti e la loro deportazione in posti non meglio identificati. I genitori contrari ai gatti, sono andati in assessorato per forzare la mano al Comune convincendo così l’Assessore Marco Visconti o chi per lui a portare via i gatti. Invece di recintare la scuola, si deportano i gatti, vietato per legge dalla Normativa regionale e dal regolamento dello stesso Comune di Roma. L’assessore Visconti, delegato alla tutela degli animali dal Sindaco Alemanno, dovrebbe tutelare gli animali e non infrangere le norme a loro tutela. Chi volesse esprimere il proprio dissenso può scrivere sul Blog dell’assessore Visconti all’idirizzo http://www.marcovisconti.com/?p=56

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