Archivio mensile:aprile 2010

Una recensione-sonetto assai gradita…

Alberto Bracci Testasecca ha scritto un libro che sta per uscire per La lepre edizioni. Si tratta di un romanzo e si intitola Volevo essere Moccia. Lo spunto non è da poco dato che i nostri tempi rumorosi e dissennati possono essere sintetizzati facilmente in un nome proprio. E non penso solo a Moccia. Mi chiedo spesso se ce la faranno l’ironia e la finezza a penetrare sottilmente e inavvertitamente nel frastuono delle innumerevoli parole ammassate e confuse nelle tante chiacchiere, nei tanti libri di oggi, così vuoti, così facili così facili così facili… Penso di sì, caro Alberto, e il modo sottile e inavvertito forse è il migliore quando a trionfare è il volgare clamore (rima incontrollata…). Intanto grazie delle tue parole sull’Archivio segreto: si allineano qui di seguito leggere leggere leggere, simili a un sorriso..

Mi ha divertito molto il tuo racconto:
passeggiare per Roma verseggiando
di un gatto mago e di un amico tonto,
e le vestigia antiche contemplando.

La rima ha un incantevole potere:
toglie il tappo al lavabo di parole
e nella frase poi le fa cadere
rendendo sagge quelle ch’eran fole.

Hai certo il dono della leggerezza,
che è un gran sollievo in questo mondo sciatto.
Rigiri le parole con destrezza

mostrando il lato tondo di ogni piatto.
Dal reame degli scrittori puri
ti invio un abbraccio e tanti, tanti auguri.

Il destino di Colle Oppio..

C’è da allarmarsi sullo stato di salute dei nostri monumenti quando si legge dei crolli: delle mura aureliane, del Palatino, della Domus aurea… I media naturalmente amplificano la notizia che viene distorta ed esagerata. Non è crollata la Domus aurea ma solo una galleria di età traianea che il Comune usava come deposito di reperti di scavo. Mi preoccupano di più al momento gli interventi possibili e imminenti, che potrebbero essere drastici e irriflessivi, decisi sull’onda emozionale. Che ne sarà ora dei giardini di Colle Oppio? Il loro smantellamento, auspicato da tempo dagli archeologi integralisti attuali, in realtà è stato già programmato e, se viene ritardato, è solo per lentezze burocratiche, per conflitti di competenza, per difetto di volontà. Non mancherebbero i fondi, ma per fortuna gli innocenti giardini ancora sopravvivono – forse per poco… – perché somme ingenti sono state puntualmente sperperate in prebende e incarichi tanto altisonanti quanto inutili. Che ne sarà dunque del verde di Colle Oppio ora che i fari mediatici sono puntati su una modesta frana che potrebbe essere riparata in breve tempo? Se avete voglia di leggere qualcosa di più sul destino del verde di un’area segnata da ben altri interventi fino a cento anni fa leggete un mio intervento sul bel sito di Margherita D’Amico www.ilrespiro.eu. Ne riparliamo ancora nei giorni prossimi allargando il discorso dalla lett(erat)ura dei libri alla lettura di questa nostra magica città che è veramente un Archivio segreto per chi ne sa leggere e interpretare gli strati di senso oltre che schedare le pietre…