Archivio mensile:novembre 2009

Un intervento di Franco Luccichenti in margine al principio di incertezza…

Spero che la mia assenza protratta non abbia diminuito ulteriormente il numero dei miei venticinque lettori… Non sono ancora sbarcata del tutto sulla terra ferma  – se mai esiste una terra ferma… – e sono tuttora impegnata in un processo di riallineamento molto laborioso. A proposito della instabilità perenne delle cose di questo mondo e del gioco di illusioni in cui noi tutti viviamo avrei molte cose da dire e da raccontare – lo sto facendo nelle nuove storie in parte già abbozzate. L’amico Franco Luccichenti era intervenuto l’estate scorsa su quel particolare modo di essere e di porsi nei confronti del mondo che lui chiama “principio di incertezza”. Un modo che, a suo giudizio, ben si attaglia alla personalità di Claudio Strinati, mio amabile compagno di vita, ben noto agli amici (certo non ai rozzi nemici…) per l’ironia disarmante e il sorriso: le uniche armi che possiede per resistere ai colpi della fortuna… Armi efficaci, vi assicuro.  La riflessione di Franco nasceva dalla presentazione del secondo volume del Mestiere dell’artista e dalla animata discussione che ne era seguita. A qualcuno  la sua argomentazione era sembrata ellittica. ABarbara in particolare, ma anche a Giampaolo. Io stessa gli avevo risposto per chiedergli lumi. Mi era sfuggita però una parte del suo intervento che pubblico ora per quanti avessero ancora la curiosità di andare a fondo della questione. Che non è poca cosa… Mi piacerebbe discutere il concetto di impermanenza che molto mi appassiona.

“L’incertezza può essere strumentale o esistenziale. Nel primo caso, un qualsiasi potere, nell’approssimarsi della soluzione di un problema, azzera tutto perchè con la soluzione svaniscono insieme problema e potere che sull’incertezza si è strutturato.   nel secondo caso (sicuramente quello di Claudio) il principio di incertezza è una forza in qualche modo antagonista al fluire del tempo. Immergersi in un problema e rimanerci, in una sorta di apnea dello spirito, è un modo per dilatare il tempo. Il decisionismo lo brucia, lo contrae, gli eventi si accavallano dissolvendo la naturale linearità che rivela il mondo. Il principio di incertezza permette di attardarsi, di approfondire, di giocare coll’esistere e, giocando, di assorbire alcune profondità altrimenti inaccessibili.”

Dopo la tempesta dell'estate…

Non si può sempre assistere imperturbabili alle tempeste dall’alto di uno scoglio…  A volte è necessario affrontare logoranti guerre di difesa contro le improvvise molestie dei venti contrari. Ho fatta fatica a tenere i remi in barca ammainando le vele nell’attesa che gli elementi ostili si quietassero e apparisse un punto d’approdo.  Finché l’orizzonte  non si è man mano rischiarato e la notte si è aperta. Sento ancora i sibili e gli schianti alle mie spalle ma spero che si allontanino di giorno in giorno e che una nuova tregua mi permetta di  tornare alla scrittura dopo mesi di paralisi.

Incoraggianti le parole di Giulietta Rovera sull’Archivio segreto: qualcuno legge ancora il mio libro a distanza di più di un anno dalla sua uscita.  Vive ancora, dunque, e cammina lento tra i lettori. Una gran cosa la lentezza che pure non è una mia virtù. La coltivo con cura, però, come fosse una pianta rara: la lentezza del camminare, dell’osservare, del riflettere ogni cosa in sé, la lentezza del leggere e dello scrivere, del vivere ogni istante come un distillato, senza perdere nessun segno del mondo che sembra correre via intorno per annullarsi inesorabilmente nell’indistinto che ci assedia.

Archivio Minerva