Archivi categoria: Recensioni

Per ricordare la grande civiltà dell’amore nell’imminenza della festa delle donne

Pubblico di nuovo e con un particolare rilievo  questa recensione di Mattia Nesto, anche se l’avevo già messa in rete, tempo fa, non solo sulla mia pagina facebook personale, ma anche sulla pagina dedicata ai due libri che trattano lo stesso meraviglioso tema, il primo in modo narrativo e il secondo in modo saggistico (la pagina si intitola: Il sonno del Reame o L’enigma d’amore). Chi preferisce leggerla sul sito di CriticaLetteraria, può cliccare su Archivi, in fondo al testo, per vederla comparire. La recensione di Mattia Nesto è, senza alcun dubbio, quella che, a parer mio, di più ha colto le intenzioni, il senso e gli obiettivi comunicativi del mio libro sulle origini del discorso d’amore, sull’importanza della sua diffusione in gran parte d’Europa, sulla presenza essenziale delle donne nell’elaborazione etica ed estetica di un’esperienza totalizzante e rigenerante, riservata a uomini e donne realmente capaci di intenderla. Nell’imminenza della festa delle donne, che rischia sempre di essere vana e vacua celebrazione retorica, mi farebbe un immenso piacere se ricordassimo e rivivessimo un momento così alto ed evoluto della cultura e della storia europee, per non credere mai che la civiltà dell’amore e della cortesia sia irripetibile.

L’enigma d’amore nell’Occidente medievale
di Annarosa Mattei
La Lepre Edizioni, aprile 2017
Pp. 283
€ 20
On n’aime pas dame por parenté,
Mais quant ele est belle e cortoise et saige
 
(“Non s’ama una donna per il suo parentado, ma perché è bella e cortese e saggia”, Conon de Béthune)
Uno dei saggi più belli e sorprendenti di quest’anno anzi, senza se e senza ma, uno dei libri più interessanti in questo momento: L’enigma d’amore nell’Occidente medievale di Annarosa Mattei, uscito per La Lepre Edizioni, è un volume sorprendente, ricco di spunti interessanti. Lungi dal voler essere un testo eminentemente accademico o pomposo, tramite un linguaggio semplice e a tratti anche giocoso, senza mai scadere nel trivio o nell’improvvisazione, Annarosa Mattei costruisce un discorso perfettamente realizzato, partendo dal presupposto che la cosiddetta lirica cortese sia da ripensare in maniera quasi totale. Per anni e anni infatti, questa particolarissima corrente culturale, poetica e politica è stata intesa come patrimonio esclusivamente maschile: in realtà, come dimostra Mattei, c’è stato spazio anche per le donne, donne che hanno plasmato il concetto d’amore secondo i loro personali stilemi e il loro personale modo di pensare.
Bastano poche righe per capire che ci si trova davanti ad un testo inusuale, soprattutto se considerato che tale volume ha un comparto di fonti e di testimonianze davvero considerevole. La studiosa infatti non inizia citando qualche testo di un famoso pensatore ma spiazza il lettore con un classico riferimento pop: cita infatti il, formidabile, film Her, in cui una sorta di intelligenza artificiale molto tecnologica languiva il desiderio d’amore di un malinconico protagonista. Attraverso paralleli e similitudini che si rincorrono per tutto il testo, Mattei realizza un’opera che si può consultare in maniera facile ed appassionante, ideale quindi per il curioso, l’addetto ai lavori o anche lo studente universitario. Un libro profondamente democratico e popolare: una meraviglia.
L’enigma d’amore si configura diviso per capitoli, i quali seguono prima le diverse fasi della lirica provenzale, per usare un termine forse scorretto ma di immediata presa verso il pubblico, dal Sud al Nord della Francia quindi passa a citare le diverse declinazioni prese da questa corrente poetica in Spagna, nei territori tedeschi e in quelli italiani. Ne viene così fuori un mondo articolato e sfaccettato, un Medioevo colorato e mediterraneo, che parla sì tante lingue ma che alla fine tutte quante si assomigliano.
Infatti è molto interessante notare come un poeta di Genova potesse, senza troppi problemi, farsi capire in Provenza e come uno scrittore iberico potesse trovarsi a proprio passando per Strasburgo. Un cosmo, quello del libro di Mattei, estremamente ramificato e interconnesso con le donne, prima fra tutte Eleonora, duchessa d’Aquitania, a recitare un ruolo da assolute protagoniste.

Una storia dei trovieri e dei trovatori che è una storia profondamente europea che dall’Inghilterra alla Boemia coinvolge tantissimi Paesi. Annarosa Mattei riesce a provare che questa lirica cortese non è era qualcosa di solamente cristallizzato ma era anche materia poetica magmatica, piena di differenze, di sfaccettature diverse e di interpretazioni personali. Nello sfociare poi nella poesia del Dolce Stil Novo questa corrente è diventata, letteralmente, parte del patrimonio culturale italiano. In L’enigma d’amore si legge di noi stessi, del nostro intimo io poetico e sovranazionale: al di là dei confini sulle ali della poesia.

Mattia Nesto

Dopo la tempesta dell'estate…

Non si può sempre assistere imperturbabili alle tempeste dall’alto di uno scoglio…  A volte è necessario affrontare logoranti guerre di difesa contro le improvvise molestie dei venti contrari. Ho fatta fatica a tenere i remi in barca ammainando le vele nell’attesa che gli elementi ostili si quietassero e apparisse un punto d’approdo.  Finché l’orizzonte  non si è man mano rischiarato e la notte si è aperta. Sento ancora i sibili e gli schianti alle mie spalle ma spero che si allontanino di giorno in giorno e che una nuova tregua mi permetta di  tornare alla scrittura dopo mesi di paralisi.

Incoraggianti le parole di Giulietta Rovera sull’Archivio segreto: qualcuno legge ancora il mio libro a distanza di più di un anno dalla sua uscita.  Vive ancora, dunque, e cammina lento tra i lettori. Una gran cosa la lentezza che pure non è una mia virtù. La coltivo con cura, però, come fosse una pianta rara: la lentezza del camminare, dell’osservare, del riflettere ogni cosa in sé, la lentezza del leggere e dello scrivere, del vivere ogni istante come un distillato, senza perdere nessun segno del mondo che sembra correre via intorno per annullarsi inesorabilmente nell’indistinto che ci assedia.

Archivio Minerva

Le parole di Valerio Magrelli sull'Archivio segreto

Che passeggiare sia un’arte, lo dimostrano innumerevoli testi letterari. Infatti, anche limitandoci all’epoca moderna, molti scrittori hanno rappresentato il loro girovagare senza meta. Dalle “promenades” in campagna di Rousseau, a quelle parigine di Baudelaire, dai versi giocosi di Aldo Palazzeschi, alle assorte pagine di Robert Walser, il tema della passeggiata ha permeato romanzi e poesie. Eppure resta comunque sorprendente imbattersi in un racconto tutto centrato su un personaggio che se ne va a zonzo, nel centro storico di Roma, senz’altro scopo che quello di inseguire i propri pensieri.

Con “L’archivio segreto” (Oscar Mondadori), Annarosa Mattei descrive appunto una donna che alterna gli appuntamenti con gli amici, al puro piacere di camminare, sola, lungo le strade della sua città. La chiesa di Sant’Ignazio, il Pantheon, l’Aracoeli: in questo andare lieve e zigzagante, appaiono vicoli e piazze che permettono alla protagonista di incontrare l’umanità più varia.

Non solo. Accanto a uomini, donne e ragazzi, ecco infine apparire un gatto parlante. Questa magica figura di iniziato svelerà all’eroina il mistero cui allude il titolo del libro: un tesoro segreto, quell’archivio del mondo che giace da millenni nelle profondità della capitale, racchiudendo l’intera storia dell’umanità… Da un simile viaggio fantastico, la narratrice tornerà talmente turbata, da finire sul cofano di una Smart blu, segno che i nostri giorni mal sopportano qualsiasi forma di fuga visionaria.