Archivi categoria: Recensioni

Dopo la tempesta dell'estate…

Non si può sempre assistere imperturbabili alle tempeste dall’alto di uno scoglio…  A volte è necessario affrontare logoranti guerre di difesa contro le improvvise molestie dei venti contrari. Ho fatta fatica a tenere i remi in barca ammainando le vele nell’attesa che gli elementi ostili si quietassero e apparisse un punto d’approdo.  Finché l’orizzonte  non si è man mano rischiarato e la notte si è aperta. Sento ancora i sibili e gli schianti alle mie spalle ma spero che si allontanino di giorno in giorno e che una nuova tregua mi permetta di  tornare alla scrittura dopo mesi di paralisi.

Incoraggianti le parole di Giulietta Rovera sull’Archivio segreto: qualcuno legge ancora il mio libro a distanza di più di un anno dalla sua uscita.  Vive ancora, dunque, e cammina lento tra i lettori. Una gran cosa la lentezza che pure non è una mia virtù. La coltivo con cura, però, come fosse una pianta rara: la lentezza del camminare, dell’osservare, del riflettere ogni cosa in sé, la lentezza del leggere e dello scrivere, del vivere ogni istante come un distillato, senza perdere nessun segno del mondo che sembra correre via intorno per annullarsi inesorabilmente nell’indistinto che ci assedia.

Archivio Minerva

Le parole di Valerio Magrelli sull'Archivio segreto

Che passeggiare sia un’arte, lo dimostrano innumerevoli testi letterari. Infatti, anche limitandoci all’epoca moderna, molti scrittori hanno rappresentato il loro girovagare senza meta. Dalle “promenades” in campagna di Rousseau, a quelle parigine di Baudelaire, dai versi giocosi di Aldo Palazzeschi, alle assorte pagine di Robert Walser, il tema della passeggiata ha permeato romanzi e poesie. Eppure resta comunque sorprendente imbattersi in un racconto tutto centrato su un personaggio che se ne va a zonzo, nel centro storico di Roma, senz’altro scopo che quello di inseguire i propri pensieri.

Con “L’archivio segreto” (Oscar Mondadori), Annarosa Mattei descrive appunto una donna che alterna gli appuntamenti con gli amici, al puro piacere di camminare, sola, lungo le strade della sua città. La chiesa di Sant’Ignazio, il Pantheon, l’Aracoeli: in questo andare lieve e zigzagante, appaiono vicoli e piazze che permettono alla protagonista di incontrare l’umanità più varia.

Non solo. Accanto a uomini, donne e ragazzi, ecco infine apparire un gatto parlante. Questa magica figura di iniziato svelerà all’eroina il mistero cui allude il titolo del libro: un tesoro segreto, quell’archivio del mondo che giace da millenni nelle profondità della capitale, racchiudendo l’intera storia dell’umanità… Da un simile viaggio fantastico, la narratrice tornerà talmente turbata, da finire sul cofano di una Smart blu, segno che i nostri giorni mal sopportano qualsiasi forma di fuga visionaria.

"Lunario Nuovo", Scaffale di Narrativa Italiana 2008

Mi è piaciuta questa recensione, scovata su Internet casualmente. Ho messo anche tra i link amici la rivista Lunario nuovoL’archivio segreto (Mondadori, pp. 252, euro 13) di Annarosa Mattei parla con alcune amiche di letteratura. Ma intanto la polvere leggera del tempo che se ne va, l’assedio della solitudine, l’inappartenenza alle cose stringono inesorabili tutto, diffondendo una stranita atmosfera nella casa che a un tratto diviene una «zattera di naufraghi». L’indomani, nella triste aria di un mattino piovoso, la donna gira per le vie della città a «gustare» il mondo, tra una folla anonima di «marionette volteggianti». La invadono confusi pensieri mentre comincia la sfilata degli incontri: personaggi arrivano dal nulla, parlano, si spargono nell’esile trama con le loro storie personali, si perdono, continuano a resistere nella mente dell’io narrante. Sono figure svettanti, ombre sommesse, tracce di colori e suoni nel vertiginoso caos di corpi, automobili, segnali molesti. Ecco Edvige, «ragazza centenaria» presa dai suoi studi filologici, e Ferrando, sempre in viaggio. I loro discorsi si mischiano con i ricordi della donna che pur subendo queste estemporanee comparse sembra volerle evocare, chiamarle dall’assenza ad una nuova esistenza di racconto sapienziale, sotto un volo di «trionfanti» gabbiani. Il tempo immobile delle pietre, gli edifici carichi di gloria, i dettagli che sfuggono, il sortilegio delle ore che piega i luoghi a un riflesso di malinconia, a un «assemblaggio provvisorio costruito dai sensi» oscillano nell’onirica inerzia di visioni che forse sono solo un gioco razionale, il «ronzio del vuoto». I monumenti dell’antica Roma, le strade storiche paiono nuovi sfondi di illusione, vivi e perduti nel continuo mutare dei punti di vista. E passano altri personaggi che non sanno di essere «in un quadro diverso». Senza ancoraggi il tempo crea e dissolve i percorsi di un viaggio che fa apparire vera ogni finzione. La scrittura abbandona il suo movimento cronachistico, dilata gli episodi, aggancia i nomi al pendolo oscuro di una storia non scritta, a «fulminee attrazioni». Le spicciole frazioni del presente hanno una scia ciarliera di leggenda.

***