Il voto degli italiani è di cittadini reali o di avatar virtuali? Forse siamo già nel video gioco di Spielberg.

Nel suo nuovo e affascinante film, Real player one, Spielberg tratta l’eterno tema del rapporto tra Realtà e Finzione, portando lo spettatore all’interno di un mirabolante video game, in cui una moltitudine di avatar, proiezioni fantastiche di esseri umani ridotti in servitù, sofferenza e miseria, gioca forsennate partite di forza e di riscatto con terribili oppressori, impersonati dai mitici mostri creati dalla fiction cinematografica degli ultimi decenni. Come racconta la vicenda narrata nel film, oggi è sempre più difficile leggere e percepire il mondo vero, attraverso le emozioni e i sentimenti ‘veri’, che consentono a ognuno di intendere se stesso, il tempo e lo spazio ‘reali’ in cui vive. Il commissario-filosofo di Carlo Emilio Gadda, Ciccio Ingravallo, direbbe certamente che la realtà stessa è un caso difficile, un ‘maledetto imbroglio’, uno ‘gliommero da sberrettà’, per usare le sue stesse parole. Però, nel nostro tempo, il problema dei problemi, affrontato da sempre dalla filosofia, dalla letteratura, dall’arte, ora dal grande cinema d’autore, come quello di Spielberg, si è fatto particolarmente grave, tanto da destabilizzare le fondamenta delle nostre democrazie occidentali e minacciare la libertà di tutti noi. Ora anche l’Italia, come gli Stati Uniti con l’elezione di Trump, come l’Inghilterra con la Brexit, per citare solo i due esempi più noti, è coinvolta in pieno in uno straordinario pasticcio di falsa informazione e soprattutto di falsa partecipazione, che minaccia di azzerare le capacità critiche di molti cittadini, convinti di esercitare una libera scelta attraverso mezzi e modalità ingannevoli e artefatti. Sono state già avviate inchieste sulla ingarbugliata faccenda di Facebook e sul sospetto traffico di dati che avrebbe influenzato il voto di americani, inglesi, come anche di tanti italiani. Ma il problema non è tanto questo, quanto la scarsa percezione da parte di molti cittadini dell’idea stessa e dei fondamenti della democrazia rappresentativa. A confondere le idee è il mito della democrazia diretta, sul modello di Atene e della antica polis. REALE e VIRTUALE, appunto. Un sistema di comunicazione e di voto, basato in gran parte su incontrollabili e inattendibili piattaforme online e sui cosiddetti social media, NON È REALE, come era nella mitica repubblica ateniese, ma è solo FINZIONE. La democrazia rappresentativa del nostro tempo NON è un VIDEO GIOCO e i CITTADINI che votano non sono gli AVATAR di un popolo miserevole e ignorante in fuga dalla realtà verso un mondo virtuale e illusorio creato da ingegnosi sistemi di affari sempre più fiorenti.

 

La presentazione del 24 marzo al Mercato delle Gaite di Bevagna: riflessioni e immagini

Tempus fugit... C’è sempre poco tempo per fare tutto quello che desideriamo. A volte ci sembra di perdere minuti, ore preziose, in attività inutili. Eppure, sono convinta da sempre che in ogni dettaglio della nostra vita quotidiana ci debba essere un senso, anche se mi sfugge. Nulla può essere casuale in un sistema complesso come quello in cui viviamo.

 

 

 

 

 

 

 

Perché solo oggi, ad esempio, a distanza di una settimana, mi ritrovo ad archiviare queste immagini dell’incontro di Bevagna di sabato 24 marzo?

Oggi è il giorno di Pasqua, un insolito, surreale primo aprile, romano, solitario, casalingo, in cui il tempo mi sembra immobile. E questo dettaglio avrà un senso, immagino, se tutto, come immagino, deve avere un senso. Ma torniamo a sabato scorso, visto che avverto solo ora la necessità di farlo per qualche imperscrutabile ragione. Mi limito a illustrare brevemente queste tre immagini, che mi ha inviato con grande cortesia Simonetta Cavalli e che in qualche modo, assai sintetico, raccontano l’incontro avvenuto una settimana fa. Se anche il fotografo del comune mi invierà i suoi numerosi scatti arricchirò questo breve resoconto.  Claudio Cecconi, podestà del Mercato delle Gaite, e il sindaco di Bevagna, Annarita Falsacappa, entrambi in piedi, con il microfono, introducono l’incontro nella bella e ampia sala di Santa Maria Laurentia.  L’amico scrittore Claudio Coletta, primo promotore dell’incontro e molto amante di Bevagna, in cui ha trovato una sua nicchia di pace e libertà, è alla mia sinistra, mentre alla mia destra c’è Claudio Strinati. Tre uomini che si chiamano ‘Claudio’: una singolare coincidenza. Ci siamo intrattenuti sul tema d’amore,  da diversi punti di vista, in un dialogo a tre voci, dalle 17 alle 18,30 circa, con un pubblico, particolarmente attento e coinvolto, di una quarantina di persone. Davvero un’ottima accoglienza e un’accurata organizzazione, soprattutto grazie ai nostri ospiti, Claudio e Simonetta, che ci hanno accolto nell’antico borgo e nella loro piacevolissima casa. Tra gli amici presenti, Giuseppe Gallo con Cristina Leonardi, Stefano Di Stasio, Claudio Metzger e Sira Waldner, tutti innamorati dei borghi storici umbri, dove hanno sistemato con grande cura case e casali, in cui hanno trovato il desiderato rifugio dagli incalzanti ritmi cittadini. Un rifugio, un luogo ameno, che vorrei trovare presto anche io per curare la salute dell’anima e del corpo, del cuore e della mente.

Amore, ‘amor nova’, equinozio di primavera. Bevagna, 24 marzo.

 Oggi, 21 marzo,  la notte dura quanto il giorno, come accade nell’equinozio d’autunno. La luce fronteggia la notte alla pari, ma nel segno della rinascita e della crescita. In realtà l’equinozio è stato ieri, 20 marzo, dato che il calendario gregoriano non coincide perfettamente con l’anno siderale. Ma è solo un dettaglio. Quel che conta è che siamo dentro la nuova stagione. Dopo l’equinozio di primavera le ore della luce aumentano, fino ad arrivare al culmine con il solstizio d’estate. Nella irripetibile civiltà della cortesia fiorita nelle corti d’Occitania, nel sud ovest della Francia, l’esperienza d’amore era considerata, come la primavera, una meravigliosa occasione di rinascita dei sensi, della mente, dell’anima, riservata a chi fosse predisposto e pronto a coglierla e a intenderla. Esplorando e cantando lo straordinario ‘enigma d’amore’, i trovatori ne coglievano le analogie con il risveglio della natura dopo la morte apparente dell’inverno, e chiamavano Amor nova la tempesta rigenerante che apriva nuovi orizzonti di luce e sapienza a chi sapesse affrontarla.  Guglielmo d’Aquitania, il primo grande trovatore, parla della ‘dolchor del temps novel‘ (dolcezza della primavera), quando ‘foillo li bosc, e li aucei/ chanton, chascus en loro lati,/ segon le vers del novel chan‘ (rinverdiscono i boschi, e gli uccelli cantano, ciascuno nel suo latino’). Dante intitola Vita Nuova il diario del suo primo incontro con l’amore, che si manifesta nella visione di Beatrice per trovare la sua perfetta  attuazione nel percorso iniziatico della Commedia. Un 21 marzo di molti anni fa, giorno dell’equinozio di primavera, nacque mia madre, che considero la mia prima maestra d’amore.

E allora,  parleremo ancora d’amore, a Bevagna, il 24 marzo, e della ‘gaia scienza’, che lo interpretò e lo espresse, attraverso i nobili versi delle canzoni, delle ballate, delle albe, dei romanzi cavallereschi, insuperati modelli della grande letteratura europea.

Ascona, Eranos, 19 gennaio: immagini e ricordi di luoghi magici e di una giornata particolare

 

 

 

 

 

Trovo solo oggi il tempo di raccontare una splendida giornata di un mese e mezzo fa. Mi basteranno appena una memoria fotografica e poche note di cronaca per cercare di ricordare il giorno di Venerdì 19 gennaio, ad Ascona, in Canton Ticino, sulle sponde svizzere del lago Maggiore, nei pressi di Monte Verità. Ricordo bene il cielo limpido e azzurro, l’aria pulita, fredda e tonificante. Prima della presentazione del mio libro, L’enigma d’amore nell’occidente medievale, prevista nell’Aula Magna dell’antico Collegio Papio, i nostri ospiti ci guidarono nei luoghi molto speciali, che hanno creato il meraviglioso incanto di un angolo di mondo dotato di un’aura particolare. Claudio e io, Alessandro Orlandi, Carlo Laurenti, Pino Bianco (primo ideatore dell’iniziativa), Franco Cardini, visitammo in amabile compagnia la cosiddetta “Casa Gabriella”, dove Olga Frobe-Kapteyn (1881-1962), appassionata di studi platonici, avviò una scuola di ricerca spirituale, a partire dal 1933, dando vita ai celebri Colloqui di Eranos, ai quali furono invitati a partecipare i sapienti e gli studiosi più illuminati dell’epoca. Eravamo accompagnati dai vari responsabili dell’evento, previsto per il tardo pomeriggio, incentrato sul mio libro e sulla discussione intorno al tema d’amore: Claudio Metzger, che dell’evento era stato il promotore, come membro del consiglio di amministrazione della Eranos Foundation, Fabio Merlini e Riccardo Bernardini, presidente e segretario scientifico della Fondazione, i fratelli Boga, che con la Boga Foundation avevano sponsorizzato la manifestazione. Ammirati da tanta bellezza, ricordo che discendemmo con circospezione lungo i tortuosi e impervi sentieri del giardino scosceso, ricco di canneti, fino alle rive verdi, ricoperte di fitta vegetazione, che si immergevano e si rispecchiavano nelle acque limpide del Lago Maggiore. Un’esperienza di totale immersione in una atmosfera carica di memorie, di voci, di presenze di tempi lontani e sempre presenti. Ricordo bene la meravigliosa qualità dell’aria, gli interni semplici e luminosi della “Casa Gabriella”, le stanze per gli ospiti, la biblioteca, la sala degli incontri, in cui ogni anno, per anni, si ripeterono i Colloqui tra uomini illustri, come Carl Gustav Jung, Martin Buber, Mircea Eliade, Kàroly Kerènyi, James Hillman e molti altri. All’esterno, il tavolo tondo, intorno al quale gli studiosi discutevano e discutevano, ritrovandosi sempre, al rinnovo della bella stagione, come in un rito, come ispirati da un misterioso e antico genius loci, capace di mettere in silenzio il rumore molesto del presente, del male, della storia, allora, come ora, minacciosi e pressanti.

Dopo essere stati accompagnati al Collegio Papio e averne visitato gli ambienti, l’antica Chiesa soprattutto, dove sono conservate e curate le preziose tracce artistiche del passato, ricordo bene il nostro ingresso, alle 18,30 nell’Aula Magna del Collegio, dove si sarebbe svolta la nostra conversazione sul tema d’amore. Mi sembrò vasta e semivuota, in modo preoccupante, all’inizio, appena entrati. Ricordo bene, però, come il cuore mi si aprì quando in pochi minuti la vidi riempirsi di un pubblico attento e coinvolto, che, alla fine, sembrava non volesse più andar via.

Le immagini della cena conviviale, conclusiva, in una grande sala del Collegio, credo che suggellino in modo efficace le emozioni e l’intensità di una giornata assolutamente fuori dall’ordinario. L’indomani mattina, in compagnia degli amabili Sira e Claudio Metzger, ancora fummo immersi, tutti noi, nell’aria e nei colori di un angolo del nostro pianeta, memore certamente di antiche divinità, che forse ancora lo frequentano.